Biathlon | 29 marzo 2020

Thierry Chenal lascia il biathlon: "Per me è stato una scuola di vita"

A sorpresa il valdostano ha deciso di smettere a soli 27 anni: "Già dallo scorso anno ho iniziato a far fatica mentalmente, non senti più le giuste motivazioni per allenarmi e soffrire durante la preparazione"

Thierry Chenal lascia il biathlon: "Per me è stato una scuola di vita"

L’avevamo chiamato per commentare la sua stagione, nella quale ha avuto anche l’opportunità di togliersi lo sfizio di gareggiare al Mondiale di Anterselva, località che l’ha ormai adottato e dove vive con la sua Annika. Thierry Chenal ci ha però sorpreso, svelandoci di aver preso la decisione di lasciare il biathlon ad appena 27 anni. Lo stupore e il dispiacere iniziale però hanno lasciato lo spazio alla serenità che il valdostano di Sarre, del CS Esercito, ci ha trasmesso spiegandoci cosa l’ha spinto a fare questa scelta.

Thierry, ci hai appena comunicato che hai deciso di lasciare il biathlon; cosa ti ha portato a prendere questa decisione?
«Fin da bambino ho sempre sognato di arrivare in Coppa del Mondo, avevo sempre avuto quell’obiettivo. Una volta arrivato lì, però, non ho avuto le sensazioni che mi sarei aspettato e avrei voluto. Sia chiaro, ho vissuto dei momenti bellissimi, in particolare il podio in Coppa del Mondo nella staffetta di Oberhof. Ho sentito però che mi mancava qualcosa a livello di motivazioni, soffrivo nello stare tanto fuori. Me ne sono accorto lo scorso anno durante la trasferta nordamericana, sentivo che non riuscivo più ad allenarmi con la testa che avevo nelle stagioni precedenti. Sono comunque andato avanti, ma nell’ultima estate ho faticato tanto mentalmente, ho provato a tenere duro e seguire i programmi di allenamento intensi, tipici della fase estiva, ma non riuscivo più a soffrire e fare tutto ciò che andava fatto. Lì ho capito che dovevo prendere questa decisione».

È curioso che i primi pensieri sulla possibilità di smettere siano arrivati proprio nella tappa di Soldier Hollow del 2019, nella quale hai ottenuto il tuo miglior risultato in Coppa del Mondo.
«Arrivai a quella sprint in un periodo nel quale ero veramente giù di morale, non mi sarei mai aspettato una prestazione del genere. Affrontai la gara quasi sovrappensiero ed è uscito il miglior risultato della mia carriera sprint arrivavo periodo giù di morale, non mi aspettavo prova del genere, 31° con un doppio errore in piedi. Al traguardo sentii che nemmeno mi interessava il risultato della gara, non mi trasmise le emozioni che avrei immaginato. Lì capii che c’era veramente qualcosa di strano e le cose non stavano più andando come avrei voluto».

Quando hai deciso definitivamente di lasciare?
«Dentro di me lo sentivo già dall’estate, pensavo che avrei faticato a fare altre preparazioni. La decisione definitiva l’ho presa quindi a gennaio. Quando sono andato ad Anterselva già sapevo che avrei chiuso la mia carriera a fine stagione. In quell’occasione l’ho comunicato a Nicola Pozzi e Klaus Höllrigl, i primi ai quali l’ho detto, perché sono le due persone che più mi hanno dato a livello sportivo e umano in questo mio percorso nel biathlon e volevo tanto parlarne con loro. Hanno capito la mia scelta, erano consapevoli che l’avevo maturata dopo tanti pensieri e fossi sereno, quindi non hanno provato a convincermi a cambiare idea. Quella settimana ad Anterselva me la sono proprio goduta, sapevo che quell’individuale sarebbe stata la mia ultima gara in Coppa del Mondo, il mio addio al circuito dove avevo sempre sognato di arrivare».  

C’è stato qualcosa che ha reso più difficile la scelta?
«Non era facile lasciare le persone che ho conosciuto nel corso della mia carriera. In questi anni ho incontrato tanta gente a cui voglio un bene dell’anima, mi sono trovato benissimo anche nei ritiri fatti con i miei compagni. Alle persone a cui ero più legato ho confidato la mia scelta e anche loro hanno compreso. Questo mi ha fatto piacere, erano dispiaciuti ma consapevoli che per me era la cosa giusta».

Peccato non aver avuto però una gara d’addio.
«Vero, avrei voluto chiudere con gli Italiani proprio ad Anterselva, un’occasione per salutare tutti e dare l’addio al biathlon insieme a tutte le persone a cui voglio bene. Mi dispiace non averne avuto possibilità. Ci sarà occasione comunque per organizzare qualcosa, magari quando tutti saliranno ad Anterselva. In ogni caso tanti di loro li vedrò appena si potrà. In particolare Beppe (Montello, ndr) e Thomas (Bormolini, ndr), con i quali ho un grandissimo rapporto amicizia, che va oltre allo sport».

Cosa farai adesso? Hai già deciso?
«Ci tengo a dire che mi ha fatto super piacere vedere quanto il Centro Sportivo Esercito abbia compreso la mia scelta, nessuno ha provato a farmi cambiare idea, tutti sono stati super disponibili e gentili. Mi hanno chiesto come volevo indirizzare il mio futuro, se nell’ambito sport o in altro. Ho scelto questa seconda opzione, così andrò a fare dei corsi per entrare nella sezione scialpinistica dell’Esercito. Poi non si sa mai cosa riserverà il futuro, ma ringrazio l’Esercito per la comprensione».

Quali sono i momenti più belli, tra quelli vissuti nel biathlon, che porterai sempre con te?
«In questo momento mi vengono in mente soprattutto i raduni, in particolare quando ero juniores o ancor giovane in squadra B. A livello sportivo ovviamente il podio in staffetta a Oberhof e la sprint di Pokljuka della passata stagione».

Adesso ti aspetta un’estate senza preparazione.
«Si. Ora sono bloccato in Valle d’Aosta, ma appena potrò, raggiungerò Anterselva, così insieme ad Annika potremo iniziare a vivere una normale vita di coppia. Poi, ovviamente non mollo del tutto lo sport, mi allenerò, continuerò ad andare in bicicletta in estate, mi godrò delle belle pedalate in mountain bike».

Cosa ti lascia il biathlon?
«Tantissimo. Se sono la persona di oggi, lo devo al biathlon, perché mi ha insegnato a rispettare certe regole e stare con gli altri. Il biathlon è stato per me una scuola di vita».

Giorgio Capodaglio

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