Sci di fondo | 03 aprile 2020

Fondo - Lucia Scardoni: "Ho ottenuto il miglior risultato in carriera, ma non sono soddisfatta della mia stagione"

La veneta a Fondo Italia: "Non ho mai avuto le sensazioni fisiche positive che sentivo in estate; forse tendiamo a spendere troppe energie mentali durante la preparazione e a volte arriviamo troppo scarichi"

Foto di Flavio Becchis

Foto di Flavio Becchis

In Val di Fiemme ha sfiorato un podio che al fondo femminile italiano manca addirittura dal marzo 2011, ma nonostante ciò non è molto soddisfatta della sua stagione. Lucia Scardoni puntava più in alto, soprattutto avrebbe voluto maggiore continuità, andare più avanti nelle batterie e riuscire a qualificarsi spesso anche nelle sprint in skating. Sincera e spontanea come sempre, la veneta delle Fiamme Gialle, a casa come tutti in questi giorni, è tornata sulla sua stagione in questa intervista che ci ha gentilmente rilasciato, nella quale ha parlato anche di questo periodo molto particolare che tutti stiamo vivendo.

Ciao Lucia. Come stai passando questo periodo di quarantena? Riesci ad allenarti?
«Ho disputato la mia ultima gara a Konnerud lo scorso 4 marzo e quando sono tornata avevo ancora l’opportunità di sciare, come era permesso a noi atleti professionisti. Fortunatamente a Malga San Giorgio era nevicato, quindi ho avuto l’opportunità di sfruttare la pista. Mi è però presto passata la voglia, perché mi sentivo un po’ in colpa a poter uscire per allenarmi quando tutti gli altri dovevano stare chiusi in casa. Quindi ho iniziato a fare esercizi e palestra tra le mura domestiche. Poi ovviamente adesso sto anche recuperando dopo la stagione, mi occupo del giardino e ne approfitto per quelle pulizie che non posso fare a fondo durante la stagione. Poi riprenderò ad allenarmi prima del solito, anche se ancora non sappiamo quando si potrà».

Quando eri a Konnerud, il livello dell’emergenza Coronavirus in Italia era già molto alto. Come hai vissuto quei giorni lontano da casa? Eri preoccupata?
«Si, anche perché Verona si trovava un po’ in mezzo a due fuochi, tra Padova e Brescia. Ne parlavo spesso con il mio fidanzato quando ci sentivamo. Visto che il Veneto era una zona rossa, non sapevo nemmeno se sarei riuscita a tornare. Diciamo che durante la trasferta di Konnerud è un po’ suonato l’allarme, perché in precedenza, quando erano usciti i primi casi mentre eravamo a Trondheim, leggendo i giornali sembrava si trattasse soltanto di un’influenza più forte e con maggiore diffusione. Insomma erroneamente credevo di poter stare tranquilla. Poi sono arrivati tanti casi anche nella mia provincia e ho capito che non si trattava solo di un’influenza. Ho iniziato a preoccuparmi, specie nei luoghi pubblici come in aeroporto, dove inoltre vedevo alcune persone che ci guardavano male e si tenevano distanti da noi non appena vedevano la tuta dell’Italia. Tornata da Konnerud, la situazione si è aggravata, anche nel mio paese sono arrivati i primi casi e mi sono spaventata».

Cambiamo argomento e passiamo quindi al fondo. Sei soddisfatta della tua stagione?
«Ho ottenuto il mio miglior risultato in carriera e di quello sono molto contenta. Inoltre sono riuscita a riconfermarmi nelle sprint in classico riuscendo a qualificarmi sempre, anche nel Tour Scandinavo quando stavo male ed ero fuori forma. Insomma ho dimostrato a me stessa che ci sono, ma devo migliorare. In skating, invece, sono partita bene, qualificandomi a Davos, andando oltre le mie aspettative essendo una sprint abbastanza dura per me. Lì mi sono illusa di aver fatto il salto di qualità in skating, ma dopo non sono più riuscita a ripetermi. Ricapitolando, sono contenta di aver ottenuto il mio miglior risultato, ho dimostrato a me stessa che se sto bene posso lottare anche con le più forti, ma sono stata troppo altalenante nel corso della stagione, perché oltre alla bella gara della Val di Fiemme, ce ne sono state alcune pessime. Quindi non sono troppo soddisfatta».

Questa tua insoddisfazione è forse figlia del fatto che alcune belle qualificazioni e la gara in Val di Fiemme ti hanno spinto ad alzare l’asticella?
«Si, forse pretendo anche di più. Ma al di là del singolo risultato, non ho mai avuto in stagione le sensazioni fisiche positive che sentivo in estate, non sono mai stata in grado di trovare la giusta brillantezza, al di là di Kuusamo e Tesero. Forse ho anche un po’ pagato il fatto che nei periodi a casa non sono riuscita a sciare molto, non è nevicato tantissimo dalle mie parti, ho sciato spesso sui 1600-1700 metri e per fare dei veloci ho utilizzato molto gli skiroll. Mi è mancata una pista allenante vicino casa dove poter fare i veloci per bene. Se però allargo a tutte noi, credo che forse sia sbagliato proprio il nostro approccio alla stagione».

Cosa vuoi dire?
«Credo che a volte siamo quasi troppo concentrati in estate, ci concediamo poco, è come se fossimo già in stagione. Spendiamo tante energie mentali nei mesi estivi, così se poi in inverno non otteniamo i risultati desiderati, ne risentiamo e facciamo fatica a tenere duro, a restare concentrati sul pezzo. Vedo gli atleti stranieri avere un approccio più cauto alla stagione, si allenano quanto noi, sia chiaro, ma si concedono qualcosa in più, riescono a staccare. Ecco a volte bisognerebbe fare le cose ovviamente per bene ma con maggior leggerezza mentale, per non tornare a casa stressati dopo le settimane di carico in estate e in autunno, arrivando poi in stagione dopo già chiesto troppo alla testa».

Due anni fa a Kuusamo hai ottenuto un settimo posto, nella passata stagione l’hai migliorato giungendo quinta in Val di Fiemme. A questo punto il prossimo step è il podio? Ci pensi?
«Ovviamente penso a questa possibilità, mi piacerebbe riuscire a salire sul podio. Bisogna anche essere onesti con se stessi, sono consapevole dei miei mezzi e non posso nascondere che quella in Val di Fiemme era una sprint particolare, in quanto arrivava dopo diverse tappe del Tour, con alcune sprinter che già avevano lasciato e tante gare sulle gambe. Certo, quel giorno sono riuscita a giocarmi il podio fino agli ultimi metri, quindi è ovvio pensarci. Però non voglio esagerare ponendomi l’obiettivo del podio. Mi allenerò al meglio e in ogni gara mi porrò l’ambizione di ottenere il miglior risultato possibile. Ovviamente spero questo mi porti sul podio, punterò anche a quello, ma non voglio fare solo l’exploit di un giorno. Preferirei avere quella continuità che mi è mancata, essere competitiva in ogni gara, raggiungere la semifinale con maggior regolarità, magari qualificarmi in qualche finale e poi vedremo questo dove mi porterà».  

Una delle protagoniste della stagione è stata Anamarija Lampic, che lo scorso anno si è allenata tanto con voi; quanto siete distanti dalla slovena?
«Ci siamo allenate tanto con lei la scorsa estate. Se torno indietro nel tempo e ripenso ai nostri allenamenti, direi che non ci manca nulla, a parte alcune volte nei veloci, eravamo sempre lì con lei. Ce la giocavamo, ci spronavamo a vicenda. Non avrei mai immaginato che avrebbe disputato una stagione del genere, sfiorando addirittura la coppa di specialità. Lei sicuramente ha un grande motore, ha una tecnica che rende moltissimo con quelle lunghe leve che le consentono di sprigionare tanta forza. Forse a volte ci crede di più rispetto a noi, ha più cattiveria. Poi c’è tutto il discorso che ho fatto prima. Noi arriviamo alle gare già mentalmente stanche, troppo scariche. Lei a volte in estate staccava, mentre noi probabilmente avevamo troppa voglia di fare. Credo anche questo abbia fatto la differenza. La vedo soprattutto una questione di testa»

Giorgio Capodaglio

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