Salto | 14 aprile 2020

Buon compleanno Jan Boklöv! Intervista al rivoluzionario che 35 anni fa cambiò per sempre il salto con gli sci.

Nel giorno del suo compleanno, abbiamo intervistato il saltatore svedese che con l’invenzione dello stile a V apportò la maggiore innovazione nella storia della disciplina.

Buon compleanno Jan Boklöv! Intervista al rivoluzionario che 35 anni fa cambiò per sempre il salto con gli sci.

Falun – Dalarna svedese - Novembre 1985

Era una giornata autunnale di allenamento come tante altre quella che un giovane saltatore svedese stava apprestando ad incominciare nel centro sportivo di Lugnet, solamente un po' più ventosa del solito.

In preparazione all’ormai imminente nuova stagione, il diciannovenne Jan stava risalendo il trampolino a lui oramai familiare di Falun. Il vento era perfettamente frontale quel giorno, quindi ideale per raggiungere buone misure, ma mai prima di risalire i gradini dell’hoppbacke più famoso di Svezia, avrebbe pensato che da quel giorno il salto con gli sci non sarebbe più stato lo stesso e la sua carriera sarebbe cambiata per sempre.

Gli chiediamo di raccontarci quel primo salto che gli ha cambiato per sempre la vita: «Mi allenavo sul K70 e il vento veniva frontale. Subito dopo lo stacco i miei sci che tenevo paralleli secondo le regole classiche del salto, per un cambio di vento si sono aperti come una V ed il mio corpo in volo ha assunto la forma di una banana. Pensavo di cadere, ma sono rimasto in aria e sono riuscito ad atterrare a 90 metri».

Ma quanto saltava di solito in quel trampolino con gli sci paralleli?

«Settanta metri».

Aveva capito subito il motivo di quei venti metri in più?

«No. Non subito. Allora ho detto ai miei allenatori che avrei fatto altri dieci salti con questo stile a V. Se fossi caduto mi sarei fermato, ma fortunatamente tutto andò bene e atterrai sempre intorno ai novanta metri. All’inizio non riuscimmo a spiegarci il perché con questo stile i miei salti fossero così lunghi. Logicamente aveva a che fare con una maggior pressione che avevo sotto gli sci e un implementato cuscino d’aria che mi portava più lontano. In quel momento non era un mio problema. Sapevo che avevo bisogno di minor velocità per raggiungere grandi distanze con gli sci a V».

Trentacinque anni fa, il diciannovenne Jan Mauritz Boklöv aveva cambiato per sempre il salto con gli sci, oltre che la propria carriera.

Nato nel quartiere di Koskullskulle, situato a nord della più conosciuta Gällivare, nella regione svedese del Norrbotten il 14 Aprile 1966, Jan Boklöv cominciò con il salto con gli sci sui locali trampolini Hs 25 alla tenera età di 4-5 anni. Fino al quel fatidico giorno di Novembre, Boklöv non eccelse più degli altri saltatori svedesi nella sua carriera pur vincendo alcuni titoli nazionali junior. Prima di aver inventato il nuovo V-Style, Jan partecipò l’inverno precedente ai Mondiali di Seefeld finendo però attorno alla quarantesima posizione sia dal K70 che dal K90.

Il debutto in Coppa del Mondo avvenne la stagione successiva, nella prima tappa della Vierenschanzetournee ad Oberstorf. L’allora ventenne svedese terminò in dodicesima piazza pur saltando ancora con gli sci paralleli. Lui comunque non volle subito portare all’attenzione generale il suo nuovo stile nel massimo circuito di Coppa del Mondo: «Mi ci sono voluti alcuni anni per perfezionarlo come io desideravo. E dato che fino ad allora non avevo avuto molto successo, tutti i miei avversari nemmeno si accorsero di ciò che stavo facendo. Saltavo con questo stile solo nei circuiti secondari come la European Cup o in qualche isolata apparizione in Coppa del Mondo».

Questo definitivo cambio di tecnica nella sua carriera avvenne durante la stagione olimpica 1988. Sui trampolini olimpici dell’Alberta l’innovatore scandinavo mostrò al mondo intero scorci della sua tecnica seppur ancora in difetto della necessaria stabilità. Il cambio di rotta nella sua carriera avvenne dopo le Olimpiadi di Calgary 1988.

Nella tappa di Coppa del mondo di Lahti a Marzo, Jan Boklöv ottenne il primo podio in carriera dal trampolino piccolo superato solo dal mito Matti Nykänen. Secondo posto che lo svedese ripetè dal large hill due giorni dopo sempre battuto dal fuoriclasse di Jyväskylä.

Che cosa le disse Matti vedendola saltare col nuovo stile con gli sci aperti?

«Matti in quel periodo era reduce dalle tre medaglie d’oro alle Olimpiadi canadesi e dominava dai trampolini. In quelle due tappe di Coppa del Mondo a Lahti io feci sempre le migliori misure col nuovo stile a V, ma i giudici mi penalizzarono pesantemente in quanto non riconoscevano ancora la mia nuova posizione in volo. Quando Matti sali sul gradino più alto del podio si congratulò con me dicendo a tutti che io ero stato il migliore . E’ stato importante per me essere accettato dal più grande di tutti i tempi. Lui fu importante nel far cambiare idea ai giudici».

Ma i giudici le diedero anche 5/6 punti di detrazione ai quei tempi?

«Loro hanno provato a fermare il mio stile. Alcuni di loro addirittura mi deridevano. Non capivano. Io saltavo più lontano di tutti ma mi toglievano i punti nelle loro valutazioni dicendo che il mio nuovo stile non era estetico, questo accadeva specialmente durante la Tournee dei quattro trampolini».

La stagione successiva fu la migliore di sempre per il saltatore scandinavo. Iniziò con il quarto posto dal trampolino piccolo di Thunder Bay in Canada, ma la settimana successiva sul large hill di Lake Placid, Jan conquistò la sua prima vittoria in Coppa del Mondo. In quella sua magica stagione 1988-89, lo svedese vinse anche a Sapporo sul K115, nella terza tappa della Tourneè ad Innsbruck, dal trampolino grande di Harrachow dove indossò il pettorale giallo di leader della generale e a Chamonix precendo l’italiano Cecon.

Queste cinque vittorie, con nove podi totali, consentirono a Boklöv di essere il primo svedese ad aggiudicarsi la generale di Coppa del Mondo nel salto con gli sci. Quello storico successo per l’allora ventiduenne saltatore, gli permisero l’aggiudicazione in patria del presigioso “Jerringpriset” come miglior sportivo svedese dell’anno 1989.

In quella stagione si disputarono anche i Mondiali di sci nordico a Lahti, ma a dispetto di quella sua memorabile stagione, nella località finlandese la cose non andarono per il meglio. Jan portò la sua Svezia al quinto posto nel team event, mentre a livello individuale il suo miglior risultato fu il decimo posto sul trampolino piccolo. Piccolo cruccio in una carriera nella quale non è mai riuscito a conquistare medaglie o piazzamenti di prestigio nelle edizioni dei Giochi Olimpici o Campionati del Mondo a cui Jan ha preso parte.

La stagione successiva iniziò bene per Boklöv, piazzandosi quarto e quinto nell’opening di Thunder Bay. La settimana seguente a Lake Placid, lo svedese colse l’ultimo podio in carriera sul Large Hill americano a cui fece seguito un buon sesto posto dal trampolino piccolo. Oramai comunque anche gli altri saltatori stavano incominciando ad impadronirsi della sua tecnica a V arrivando alle lunghe misure a cui era solito lo svedese.

Ha più rimpianti o è ancora molto orgoglioso del fatto che tutti gli altri saltatori hanno poi copiato la sua tecnica di salto?

«Era scontato che prima o poi questo sarebbe successo. I video esistevano anche allora. Io poi l’anno dopo aver vinto la generale ho provato a cambiare il mio stile per essere ancora più bravo. Ma forse ho perso il controllo del mio stile. Io stavo saltando male in quel periodo. Gli altri saltavano sempre meglio e si stavano avvicinando ed io dovevo cambiare. Sapevo che avevano sempre più informazioni sul mio stile di salto. Con lo stile a V all’inizio non serviva più una grande spinta, tu volavi in aria e raggiungevi grandi distanze. Atterravamo sempre più in piano. A causa di questo, molti trampolini hanno dovuto cambiare le loro zone di landing spendendo molti milioni. Dal quel punto di vista inventando il V-style, ha fatto di me l’uomo più costoso della storia del salto con gli sci (segue risata, ndr)».

Quella stagione 1989-90, fu l’ultima per Jan nella quale riuscì ad avvicinare di tanto in tanto la top10 in Coppa del Mondo. Nei tre anni successivi, riuscì a partecipare alle sue seconde Olimpiadi finendo però quarantasettesimo dall’HS90 ad Albertille '92. In quegli anni due infortuni alla caviglie e alle gambe minarono la sua corretta posizione in volo portandolo a terminare la carriera a soli ventisei anni: “Non era più divertente per me saltare, avevo raggiunto il mio limite.”

Quale è la gara o il salto che lei ricorderà per sempre?

«Sicuramente il primo effettuato a Falun con lo stile a V. Ma ricordo anche il mio salto effettuato ad Innsbruck durante la Tournee il 4 Gennaio del 1989 quando io saltai 109 metri che mi permisero di vincere quella gara per mezzo punto. Ma vi sono parecchi salti che mi rendono orgoglioso. Come quello di Lahti l’anno prima dove io raggiunsi i 114,5mt. E fui battuto dal solo Matti Nykänen.”

Immaginando il futuro del salto con gli sci è possibile un nuovo stile? Una nuova innovazione/rivoluzione come quella che lei portò trentacinque anni fa?

«Il salto con gli sci dovrebbe essere più sicuro negli anni a venire, perché oggi non lo è. Soprattutto nella landing zone, dovrebbero far saltare meno lungo e privilegiare la sicurezza dei saltatori, magari tornando ai vecchi materiali. Ma non credo che lo faranno. I nuovi materiali e tute creano dei problemi in quel frangente».

Che cosa pensa del suo telemark dell’epoca e quello che vediamo nei nostri tempi moderni?

«Quando io ero ragazzo il mio coach finlandese Pentti Hartikainen mi disse fu come prima cosa che dovevo avere un buon telemark per avere successo. Se tu non atterri con un buon telemark perdi punti e di conseguenza arretri in classifica. Io credo di aver avuto un buon telemark esteticamente parlando. Ora, con il cambio dei materiali e degli attacchi, non si vedono più veri telemark che rispettano i canoni dell’epoca. Coi nuovi materiali e’ più difficile avere un buon atterraggio come lo intendevamo noi nei nostri tempi. I giudici hanno cambiato i criteri di valutazione. Quando saltavamo noi vi doveva essere almeno una distanza di mezzo metro fra le due scarpette. Altrimenti tu perdevi punti. Secondo le vecchie regole ciò che vediamo adesso in Coppa del Mondo sono telemark piuttosto camuffati. Non sono esteticamente omogenei e compatti ora. Ma non credo che cambieranno le regole in Fis».

Dopo aver terminato anticipatamente la carriera nel 1993, Boklöv si è trasferito per alcuni anni in Lussemburgo e successivamente a Bruxelles per poi tornare in patria a Stoccolma dove ora vive con moglie e figli. Proprio oggi Jan compie cinquantaquattro anni, trentacinque primavere sono passate da quando dal trampolino di Falun lui cambiò per sempre il modo di saltare, la sua carriera e le carriere di molti saltatori cresciuti con lo stile di Boklöv.

Buon compleanno!, "Grattis på födelsedagen" Jan, giovane rivoluzionario del salto con gli sci.

Paolo Romanò

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