Sci di fondo | 15 aprile 2020

Divieto dei prodotti fluorurati: la FIS va avanti ma ancora non c'è un sistema di controllo efficiente; rischio doping dei materiali?

Dalla prossima stagione sarà vietato l'ultimo del fluoro nei prodotti da applicare sotto lo sci ma c'è il rischio di doping dei materiali; la FIS va avanti, mentre l'IBU vuole vederci chiaro

Divieto dei prodotti fluorurati: la FIS va avanti ma ancora non c'è un sistema di controllo efficiente; rischio doping dei materiali?

La decisione della FIS di vietare completamente l’utilizzo dei prodotti fluorurati a partire dalla stagione 2020/21 ha generato un grande dibattito negli ultimi mesi nel mondo degli sport invernali, perché oltre a mandare in difficoltà alcune aziende, rischia seriamente di falsare tante gare nell'immediato futuro.

In particolare fa discutere il modo con cui è arrivata questa disposizione, senza consultare le aziende produttrici e curarsi di trovare prima delle valide alternative. Ma soprattutto la FIS è stata capace di arrivare al provvedimento di vietare l’utilizzo del fluoro senza avere la certezza di poter controllare in maniera efficiente eventuali irregolarità. Infatti, è nata prima la decisione definitiva e improrogabile di non permettere l'utilizzo di prodotti fluorurati, soltanto dopo è stata istituita una commissione per capire come farla rispettare identificando la presenza di fluoro sotto gli sci. Insomma: “Questa è la regola, arrangiatevi voi”.

LE ULTIME NOVITÁ: LA PISTOLA PER INDIVIDUARE LE IRREGOLARITÁ

Nel corso dei mesi invernali si sono svolti diversi meeting, gli ultimi lo scorso febbraio, a Monaco di Baviera, organizzato dalla FIS, e ad Anterselva per volere dell’IBU. In questi ambiti la FIS ha confermato la sua decisione di vietare il fluoro a partire dalla prossima stagione, aggiornando aziende e federazioni sul lavoro svolto sul fronte dei controlli e comunicando di aver effettuato diversi test su sci preparati con prodotti contenenti fluoro e altri privi, utilizzando dei macchinari che non possono però essere portati fuori dal laboratorio e richiedono ore per i risultati. È stato quindi reso noto che proprio per questo motivo, nei mesi invernali, la federazione internazionale ha iniziato a progettare un piccolo strumento trasportabile, una sorta di pistola, che attraverso un laser puntato sugli sci sarebbe in grado di stabilire esattamente se essi siano in regola o meno. Un metodo che, secondo la FIS, dovrebbe funzionare, anche se la federazione stessa ad oggi non ha la certezza di avere lo strumento perfetto. Il primo prototipo dovrebbe essere pronto soltanto in estate, quando sarà testato, e ad ottobre dovrebbero esserne prodotti una decina, che saranno ad uso esclusivo di FIS e IBU. Quindi soltanto a meno di due mesi dal via della Coppa del Mondo di fondo, addirittura pochi giorni prima di quella di sci alpino.
Le aziende fornitrici di paraffine lamentano il fatto che esse stesse avrebbero però bisogno di avere al più presto questo strumento, per provarlo e verificare se i propri prodotti, una volta applicati sullo sci, siano al di sopra o al di sotto del limite di fluoro che verrà stabilito. Potranno invece acquistarlo soltanto a partire dal prossimo anno, così come le federazioni e i comitati organizzatori. La FIS è ottimista sulla realizzazione di questi strumenti di controllo e la riuscita dei test, anche perché è costretta ad esserlo avendo già posto il divieto di utilizzo, a differenza dell’IBU.

 

UN PICCOLO QUANTITATIVO DI FLUORO POTRÁ ESSERE UTILIZZATO

Il fluoro non sarà completamente vietato fin dall'inizio. I prodotti da apporre sotto lo sci potranno contenerlo entro un certo limite, che andrà a scendere nei prossimi anni fino a raggiungere lo zero. Il problema è che le aziende ancora non sono a conoscenza del livello di fluoro accettato da regolamento e probabilmente lo sapranno solo in autunno.
Sia a Monaco che nel corso del successivo meeting di Anterselva, è stato poi chiarito che nessun limite di fluoro sarà invece imposto ai fornitori di sci. Quindi verranno prima misurate le quantità di fluoro presenti sulle solette degli sci non preparati, testandoli tutti, a quel punto verrà posto un limite superiore alla quantità già presente su ogni singolo sci (non tutti ne hanno lo stesso quantitativo), per far si che si abbia la certezza che essa non interferisca nel controllo sui prodotti utilizzati.

 

L'IBU AGISCE IN UN MODO DIVERSO: PRIMA CONTROLLI CERTI, POI IL DIVIETO

Un punto fondamentale uscito nel meeting di Anterselva – la riunione si svolse nella giornata della single mixed relay – ha riguardato la scelta dell’IBU di non prendere subito una decisione definitiva. Se la FIS ha già scelto di vietare l’utilizzo del fluoro ed andrà avanti per la sua strada, seppure non certa della bontà dei metodi di controllo, l’IBU preferisce invece non correre il rischio che le gare di biathlon possano essere falsate, vuole avere la certezza che gli strumenti di rilevamento del fluoro funzionino. Soltanto a quel punto deciderà se porre o meno un divieto, perché non si ha l’intenzione di correre il rischio di compromettere la credibilità del biathlon.

 

IL RISCHIO? DOPING DEI MATERIALI E ALTRI ELEMENTI CHE POTREBBERO FALSARE LE GARE

L’IBU ha colto un rischio che forse la FIS sta esageratamente sottovalutando: l’incertezza sull’esatto funzionamento dei controlli potrebbe portare un vero e proprio doping dei materiali. Nel corso degli anni tutte le ditte e le squadre più ricche hanno cercato di trovare delle alternative al fluoro, che resta però l’elemento ad oggi più performante. Di conseguenza c’è il serio rischio che qualcuno possa tentare l’utilizzo di alcuni coprenti per non fare identificare i prodotti fluorurati. Insomma si ha quasi la certezza che qualcuno cercherà di utilizzare queste cere cercando di sfuggire ai controlli.
Ad esso aggiungiamoci che gli sci, senza l’applicazione di prodotti fluorurati, possono avere delle differenze in termine di prestazioni molto più marcate rispetto a uno sci lavorato. Ciò significa che si potrebbe creare una maggiore disparità tra gli atleti più forti, che godono di un trattamento speciale da parte delle aziende di sci, e gli altri, ma anche tra le squadre più competitive e ricche rispetto a quelle più piccole.
A livello sportivo, poi, ci sarebbe la seria possibilità che il risultato di una gara cambi dopo la sua conclusione, magari anche a seguito di possibili ricorsi, soprattutto nella prima fase di sperimentazione sul campo. In questa maniere si andrebbe a generare un'ulteriore confusione della quale gli sport invernali non hanno bisogno.

 

UNA DECISIONE CHE POTREBBE MANDARE IN CRISI TANTE AZIENDE

Inoltre questa scelta così affrettata potrebbe mandare gambe all’aria diversi produttori, che negli ultimi anni hanno speso tanti soldi nella ricerca per trovare la giusta alternativa alla catena C8 del fluoro, vietata dall’UE, ottenendo dei risultati sorprendenti, ed ora si trovano ad aver speso tempo e denaro inutilmente a causa di un completo divieto di utilizzo del fluoro. Inoltre queste aziende hanno i magazzini pieni di prodotti già realizzati, senza la possibilità di svuotarli vendendoli e utilizzandoli la prossima stagione. Lo stesso discorso vale anche per le federazioni, che già hanno in casa molti prodotti. Che fine farebbero?


CONCLUSIONI: PERCHÈ NON ASPETTARE DUE STAGIONI E RIMANDARE QUESTO DIVIETO AL VIA DEL PROSSIMO QUADRIENNIO OLIMPICO?

Considerate tutte queste problematiche, perché non aspettare due anni, andare avanti così sino alle Olimpiadi, garantire la regolarità delle gare, per poi introdurre questo divieto a partire dalla stagione 2022/23? Si potrebbe approfittare di questi due anni per perfezionare il sistema di rilevamento, testando gli strumenti nel corso delle gare di Coppa del Mondo controllando gli sci a campione, per poi porre il divieto sul fluoro a partire dalla stagione successiva alle Olimpiadi di Pechino, con la certezza di poter davvero trovare coloro che barano. Questo permetterebbe anche alle aziende di smaltire i prodotti già realizzati e avere due anni di tempo per trovarne di nuovi, performanti anche senza la presenza di fluoro. Insomma tutta questa fretta ci sembra veramente insensata e rischia di compromettere ulteriormente la regolarità delle competizioni. L’IBU sembra averlo capito, come troppo spesso accade la FIS invece no.

Giorgio Capodaglio

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