Biathlon | 05 maggio 2020

Armin Auchentaller: "Dovremo essere costanti e sfruttare le opportunità, perché nel biathlon tutto può accadere"

Seconda parte dell'intervista rilasciata a Fondo italia dall'allenatore della squadra femminile statunitense: "L'argento di Dunklee ad Anterselva è stato bellissimo ed inatteso, ma lei sa preparare i grandi appuntamenti"

Armin Auchentaller: "Dovremo essere costanti e sfruttare le opportunità, perché nel biathlon tutto può accadere"

Ieri vi abbiamo pubblicato la prima parte dell'intervista ad Armin Auchentaller, nella quale l'allenatore ha descritto il movimento del biathlon statunitense. Oggi, invece, concludiamo con la seconda parte della lunga chiacchierata che abbiamo fatto con l'allenatore di Anterselva, nella quale Auchentaller ha parlato della squadra femminile statunitense da lui allenata. (Per leggere la prima parte dell'intervista, clicca qui).

Che tipo di lavoro sta svolgendo in questo periodo, nel quale si trova a migliaia di chilometri di distanza dalla sua squadra?
«In questa fase stiamo facendo tanti meeting on line e video chiamate, come abbiamo sempre fatto in passato. Insomma la distanza c’è sempre stata, anche tra gli stessi atleti statunitensi che vivono in località diverse. Insomma non è una grande novità lavorare così a inizio Primavera. Ecco, purtroppo adesso salterà nel mese di maggio un raduno che svolgevamo ogni anno in Oregon, nella località di Bend, dove la mattina andavamo a sciare in quota e nel pomeriggio effettuavamo corse e bici, sfruttando i tantissimi percorsi sulle montagne della zona, un vero e proprio paradiso per la mountain bike. Adesso aspettiamo giugno per vedere un po’ come evolveranno le cose, non solo in Italia ma anche negli USA».
    
Solitamente quanto viaggia tra l’Italia e gli Stati Uniti nel corso della preparazione?
«In condizioni normali vado lì una volta al mese per seguire i raduni, partendo da Monaco di Baviera. Solitamente, dopo il raduno di Bend, ne facciamo altri a Lake Placid, Salt Lake City e a Craftsbury in Vermont, un nuovo centro con pista da skiroll e poligono con quindici sagome, che si sta sviluppando e dove speriamo di andare».

Passiamo alla stagione che si è appena conclusa. Soddisfatto dei risultati ottenuti?
«È arrivata la medaglia che è stata una cosa fantastica, perché siamo degli outsider. Dopo il bellissimo secondo posto di Susan Dunklee nella sprint di Anterselva, eravamo molto contenti perché non ce l’aspettavamo. Sapevamo di poter fare dei buoni risultati, puntavamo a qualche piazzamento, ma ottenere addirittura una medaglia nella sprint era difficilissimo, specie in campo femminile dove c’è una bella concorrenza e tante giovani in rampa di lancio. Per noi la medaglia è stata una bellissima cosa sotto ogni punto di vista, anche per i finanziamenti da parte del comitato olimpico. Peccato che da Egan e Reid non siano arrivati i risultati attesi, ma hanno avuto dei problemi fisici che ne hanno condizionato il rendimento».

Quale aspetto tecnico avete programmato di curare con particolare attenzione in futuro?
«Nell’ultima stagione abbiamo lavorato tanto sul tiro, alcune ragazze infatti sono migliorate. Sicuramente continueremo a farlo, ma credo anche che dovremo concentrarci molto sul fondo, perché bisogna aumentare il rendimento sugli sci».
    
Tornando al Mondiale di Anterselva, Dunklee è riuscita ancora una volta a ottenere il massimo in un grande appuntamento.
«È stata una grande soddisfazione per lei e per tutti noi, anche un sollievo, perché ci ha permesso di rinnovare molti sponsor. Sapete che i risultati sono fondamentali anche per questo. Per lei è stata una grande gioia perché nessun biatleta statunitense, uomo o donna, era mai riuscito a salire sul podio in due diverse edizioni dei Mondiali. Burke e Bailey hanno vinto entrambi una medaglia in un Mondiale, ma lei è l’unica ad averlo fatto due volte. È una grande conferma per la sua carriera. Susan è la tipica atleta da grande appuntamento, è capace di arrivare prontissima alla gara su cui punta. Non tutti hanno questa capacità».

Se l’emergenza coronavirus non dovesse risolversi a breve, come dirigerà la squadra durante la preparazione?
«Adesso è presto per fare previsioni, non sappiamo cosa accadrà in Italia nelle prossime due o tre settimane. Abbiamo un raduno in programma per giugno, che ovviamente non è ancora certo, in quanto negli USA sono in piena pandemia. Dovremo poi capire se, essendo cittadino italiano, potrò entrare negli USA o se dovrò stare in quarantena. Sono tutte domande alle quali non possiamo rispondere. Comunque dovremo organizzare un piano B. Credo loro possano mandarmi video ed altro che posso analizzare da casa. Abbiamo avuto ieri una conference call, nella quale ci siamo visti tutti per parlare dell’inizio stagione, dei programmi e tanto altro. Fortunatamente i mezzi attuali ci permetteranno di tenerci in contatto».

Quali sono i vostri prossimi obiettivi?
«Ovviamente stiamo lavorando pensando alle Olimpiadi di Pechino 2022, ma vogliamo ottenere anche dei buoni risultati in Coppa del Mondo, che contano abbastanza per il Comitato Olimpico statunitense. Le atlete dovranno essere costanti nel corso della stagione e sfruttare l’occasione quando di presenterà, perché nel biathlon tutto è possibile. Poi vedremo. Non è facile puntare a una medaglia olimpica, perché troppi elementi devono funzionare quel giorno, ma credo potremo toglierci soddisfazioni nelle tappe di Coppa del Mondo, ottenendo dei buoni risultati»

Giorgio Capodaglio

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