Sci di fondo | 28 maggio 2020

Fondo - Luca Del Fabbro: "Non ripeterò gli stessi errori; mente sgombra e lavorare"

Il friulano delle Fiamme Gialle ha faticato nel suo primo anno da senior: "Le troppe aspettative che mi ero posto e un infortunio mi hanno frenato; ora riparto con tante motivazioni, ponendomi tanti obiettivi quotidiani"

Fondo - Luca Del Fabbro: "Non ripeterò gli stessi errori; mente sgombra e lavorare"

Il suo primo anno da senior non è andato come aveva desiderato. Le tante aspettative, dopo lo splendido oro conquistato ai Mondiali Junior di Lahti, e un infortunio che l’ha costretto ad operarsi e saltare tutto il mese di gennaio, non hanno aiutato Luca Del Fabbro ad esprimersi al meglio delle proprie possibilità. Una volta recuperato, poi, ci si è messo di mezzo anche il covid-19, che ha interrotto anticipatamente tutte le competizioni.

Una stagione difficile, però, può capitare, soprattutto quando si è giovani, ma Luca Del Fabbro resta una delle punte di diamante dello sci di fondo azzurro, il suo enorme talento e la bellezza della sua sciata armoniosa non passano certo inosservati agli amanti di questo sport. Il ’99 delle Fiamme Gialle, è stato quindi inserito nel gruppo Milano Cortina 2026, del quale fanno parte gli atleti dal ’95 al 2000, sui quali la FISI punta in vista dell’evento italiano. L’abbiamo raggiunto telefonicamente durante una pausa dagli allenamenti, nella sua Forni Avoltri.

Ciao Luca, come stai? Hai ripreso la preparazione?
«Bene. A inizio maggio, una volta terminata la quarantena, ho ripreso ad allenarmi all’aria aperta. Penso che in questo momento vivere in montagna sia un bel vantaggio, perché si riesce anche ad essere più liberi, stare da soli ed allenarsi al meglio. Sono molto contento di essere stato inserito in squadra, mi piace questo gruppo Milano Cortina 2026, anche perché ci conosciamo già e siamo molto affiatati».

Parliamo della passata stagione; qual è il tuo bilancio?
«Non è andata benissimo. All’inizio ho risentito del salto di categoria, ho faticato e avuto anche un po’ di sovraccarico per l’allenamento. Le prime gare non sono andate molto bene, poi ho avuto un problema fisico che mi ha condizionato. A quel punto mi sono fermato, sono stato operato e dopo una decina di giorni di convalescenza ho ripreso ad allenarmi. Ho fatto in tempo a tornare per le gare di OPA Cup a Tarvisio, anche se come immaginavo non è andata benissimo, ma l’importante era tornare a indossare il pettorale. Poi ho partecipato anche alla Val Casies e fatto diversi allenamenti di intensità. Nel frattempo ho anche partecipato ad alcuni raduni delle Fiamme Gialle, che come sempre mi sono state molto vicino, mi hanno aiutato e di questo posso solo essere grato al mio gruppo sportivo. Purtroppo l’ultimo mese della stagione è saltato a causa dell’emergenza coronavirus, non dandomi l’opportunità di mettermi ancora alla prova. In ogni caso credo che a noi fondisti sia andata piuttosto bene, in quanto la nostra stagione era quasi conclusa e i mesi passati in quarantena sono stati quelli nei quali solitamente ci alleniamo meno».  

Non sei il primo atleta che risente del salto di categoria. Puoi spiegarci cosa accade in questi casi? Qual è la maggiore difficoltà?
«Nel mondo giovanile non sei ancora un vero professionista, nel senso che non hai abbastanza esperienza. Quando fai il salto di categoria, ti trovi a gareggiare con atleti che lo fanno già da tanti anni, sono più maturi, sanno già come vanno le cose. Poi non tutti ne risentono, è anche una questione caratteriale. Io mi ero posto tante, troppe aspettative, dovute anche alla vittoria del titolo mondiale juniores. Questo mi ha tradito, perché le cose non sono subito andate come avrei voluto e ciò mi ha tolto fiducia. Se invece avessi affrontato la stagione con maggiore tranquillità e spensieratezza, senza pormi l’assillo del risultato immediato, le cose sarebbero andate probabilmente meglio. Sono partito con troppe ambizioni. Il bello dello sport è anche questo, ogni atleta è fatto a modo suo».

La ritieni comunque un’esperienza importante in vista della prossima stagione?
«Certamente, ho imparato tanto da quanto è accaduto. Prenderò la prossima stagione con maggiore tranquillità. Mi impegnerò come ho sempre fatto, allenandomi al massimo, ma cercherò di affrontare la stagione in una maniera mentalmente diversa. Non devo pormi troppe aspettative, ma pensare ad allenarmi bene, stare nelle migliori condizioni possibili e non ripetere gli stessi errori».  

Sei stato inserito nella squadra Milano Cortina 2026, la cui denominazione è già chiara dell’obiettivo della direzione agonista del fondo. Cosa significa per te far parte di questo progetto?
«Sentire questa fiducia nei miei confronti ed entrare a far parte di un progetto del genere sono due cose per me molto importanti. Devo ammettere che dopo l’ultima stagione non sapevo cosa aspettarmi. Ovviamente speravo di essere ancora in squadra, ma ero consapevole anche che altri avevano ottenuti risultati migliori dei miei. Sono contento, quindi, perché se c’è tanta fiducia nei miei confronti, significa che i tecnici azzurri vedono in me del potenziale. Di questo sono molto grato a tutti. Credo che il gruppo Milano Cortina 2026 abbia un obiettivo a lungo termine, focalizzato su noi giovani. Lo ritengo un bel progetto per aiutarci ad arrivare pronti a quelle Olimpiadi tanto importanti per il nostro paese».

Ad allenarti troverai Fulvio Scola, negli ultimi anni tecnico di sede delle Fiamme Gialle.
«Si, ci conosciamo abbastanza bene, perché ho fatto alcuni raduni con le Fiamme Gialle. Nelle riunioni, lui e Roberto Campaci mi hanno spiegato tante cose. Hanno una filosofia di allenamento che mi piace, sono attratto dalla loro metodologia. Credo che lavoreremo molto bene con Scola. Sono contento per lui, in quanto lo ritengo molto preparato. Ci tengo, però, a dire grazie a Luciano (Cardini, ndr) per il lavoro che abbiamo fatto insieme nell’ultimo anno. Mi ha insegnato tantissimo e di questo lo ringrazio, perché mi porterò sempre dietro ciò che ho imparato da lui. Con Luciano abbiamo faticato molto ma ci siamo anche divertiti».  

Cosa pensavi durante l’inverno, quando vedevi alcuni tuoi compagni gareggiare in Coppa del Mondo?
«Che potevo esserci anch’io. Sono contento per loro, perché in tanti hanno fatto una bella stagione. Qualcuno ha faticato all’inizio uscendo fuori dopo, qualcun altro ha fatto il contrario. Sono tutti andati forte. Vederli dal divano, da una parte mi faceva rabbia, ma dall’altra ero tanto contento per loro, perché sono delle bellissime persone e degli ottimi compagni di squadra».

Quant’è grande la voglia di esordire in Coppa del Mondo?

«Tantissima, ho veramente tanta voglia di fare finalmente questo esordio. Purtroppo nell’ultima stagione non ne ho avuto la possibilità. Spero che la rabbia provata e la voglia di esordire mi diano quella spinta in più per guadagnarmi questa possibilità nella prossima stagione».

Hai già un obiettivo per la prossima stagione?
«Come ho già detto, non voglio crearmi aspettative. Però sicuramente mi metterò in testa di uscire ogni giorno per dare il cento per cento in ogni allenamento, pormi un obiettivo da raggiungere quotidianamente. Poi quando inizieranno le gare, dovrò solo dare il cento per cento e raccogliere quanto seminato. Il mio obiettivo è andare forte in ogni gara, scendere in pista dando sempre il massimo, ma senza pormi troppe aspettative, perché lo scorso hanno ciò mi ha giocato brutti scherzi. Mente vuota e pedalare».  

L’essere stato costretto a fermarti per un periodo ti ha dato ancora maggiore voglia?
«Un atleta deve fare i conti anche con gli infortuni, fanno parte della carriera. Anche queste sono delle esperienze da fare, perché se andasse sempre tutto bene, si imparerebbe meno. Ogni volta che si riparte dopo un infortunio, c’è sempre tantissima voglia di rimettere gli sci, al punto che nelle prime uscite nemmeno senti la fatica. Lì, però, bisogna fare attenzione a non esagerare, altrimenti rischi di buttare tutto il periodo di convalescenza. Comunque si, la voglia è veramente tanta».

Per curiosità: anche tu, come altri, hai scoperto qualche nuovo hobby durante la quarantena?
«Ho scoperto che mi piace aiutare mia madre in cucina. Ho passato tanto tempo in famiglia, così ne ho approfittato per imparare a fare i dolci grazie a mia sorella, che ha una pasticceria. Invece mamma mi ha insegnato a fare i risotti, lei li cucina benissimo. Poi ovviamente ho suonato tanto la fisarmonica, mia grande passione».     

Prima della vittoria di Lahti, il dt Marco Selle ti promise che in caso di successo ti avrebbe portato a Wimbledon per vedere giocare Federer. Sei poi andato?
«No, non abbiamo trovato i biglietti».

Insomma devi ancora riscuotere il tuo premio.
«Si. E voglio dire a Marco che vorrei vedere Federer giocare, non con i capelli bianchi mentre siede in tribuna da ospite (ride, ndr)»

Giorgio Capodaglio

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