Combinata | 03 giugno 2020

Combinata - Aaron Kostner: "L'infortunio mi ha fatto capire che saltare è un privilegio"

Il giovane atleta delle Fiamme Oro sta recuperando dall'infortunio subito a dicembre: "Mi alleno e il ginocchio non fa più male; ancora non posso saltare e non vedo l'ora di farlo; sicuramente non lo darò più per scontato"

Combinata - Aaron Kostner: "L'infortunio mi ha fatto capire che saltare è un privilegio"

Una brutta caduta in fase di atterraggio nel corso di un salto di allenamento a Ramsau, il forte dolore e un responso duro da accettare: rottura del collaterale e del legamento posteriore, danneggiamento del menisco e legamento anteriore stirato. Si era conclusa così, quando si era ancora a dicembre, la stagione di Aaron Kostner, capace in appena due tappe di entrare due volte nella top venti, chiudendo 17° in due delle tre gare di Ruka e mostrando di aver proseguito la sua crescita. L’infortunio, purtroppo, l’ha fermato proprio mentre era in rampa di lancio per fare il definitivo salto di qualità, ma sorriso e buonumore non hanno mai abbandonato il giovane poliziotto gardenese.
    
Il classe ’99 delle Fiamme Oro ha quindi seguito tutto il percorso riabilitativo, non si è abbattuto nel guardare i compagni di squadra in tv e già prima del lockdown era tornato a sciare. Ora Kostner sta proseguendo il suo lavoro, come ha ammesso nell’intervista rilasciata a Fondo Italia, anche se ci vorrà ancora un po’ prima di poter tornare a saltare. Con lui abbiamo parlato di questo lungo stop, del periodo di quarantena forzata, nel quale si è scoperto giocoliere e di quello che lo aspetterà nei prossimi mesi.

Ciao Aaron, innanzitutto come stai? Abbiamo visto che hai ripreso la preparazione.
«Posso dire di essere già a buon punto, sono molto contento di come fino ad oggi è andata la riabilitazione. Ho già ripreso ad allenarmi in bici, correre e camminare, non ho avuto alcun problema. Da dopo l’operazione non sento nemmeno dolore al ginocchio, anche dopo gli allenamenti più lunghi. Il recupero è molto positivo, perché sto riuscendo a migliorare settimana dopo settimana, noto i passi avanti che sto facendo. Spero di continuare così. Dopo cinque mesi sono tornato ad allenarmi quasi alla normalità, a parte il salto. Ecco, per quello ci vorranno ancora delle settimane se non mesi. Ma sono contento del punto in cui mi trovo ora».

Cos’hai fatto nel periodo di quarantena?
«Io praticamente sono in quarantena dal 28 dicembre (ride, ndr). Dopo l’operazione ho passato tutto gennaio a casa con le stampelle, non potevo andare da nessuna parte. Ho fatto un ciclo di fisioterapia, poi finalmente a fine febbraio sono riuscito addirittura a tornare a sciare. Peccato che due settimane dopo, il 10 marzo, è iniziata per tutti la quarantena. Da noi sarebbe stato bellissimo fare fondo, perché c’era ancora tanta neve. Sciare, però, è stata l’unica cosa che mi è mancata a causa della pandemia, perché ho potuto comunque allenarmi a casa, dove ho gli attrezzi della palestra, con i quali ho eseguito gli esercizi di riabilitazione che avevo imparato. Insomma ho proseguito la fase di recupero nel giardino di casa. A parte questo, credevo che avrei consumato netflix tra serie tv e documentati, invece non ho passato tanto tempo davanti alla tv. Mi sono appassionato alla giocoleria e sono anche diventato abbastanza bravo. Poi ho fatto cinque o sei puzzle da 1500 pezzi e giocato tanto a carte on line con mio fratello ed alcuni amici. Un gioco tipico delle nostre parti, che si chiama Watten».

Uscito dalla quarantena sei tornato ad allenarti. Qual è il programma delle prossime settimane?
«Continuo a fare l’allenamento praticato fino adesso, poi vediamo se, quando ci saranno i primi raduni, potrò essere presente con il resto della squadra ed allenarmi su forza e fondo insieme con gli altri. In ogni caso non potrei saltare con loro, in quanto dovrò aspettare ancora un po', visto che ancora non riesco a chiudere completamente l'angolo del ginocchio. Comunque ne parlerò presto con gli allenatori, vediamo come gestiranno tutta la situazione. Purtroppo l’emergenza coronavirus ha complicato tutto».

Lo scorso gennaio che effetto ti ha fatto seguire le gare dei tuoi compagni dal divano di casa?
«Ho provato delle sensazioni strane, soprattutto nelle prime gare, perché fino a pochi giorni prima ero lì a gareggiare con loro, mentre i miei genitori mi guardavano in tv. In quel momento, invece, ero io davanti alla tv con la mia famiglia a seguire i miei compagni. Da una parte era anche bello guardare la gara, dall’altra però era molto difficile, perché la testa era ancora sul trampolino e in pista, mentre il corpo stava a casa. Comunque è stato divertente seguire le gare, anche se mi è dispiaciuto per i miei compagni, perché le cose non sono andate bene come all’inizio».  

Quanto ti manca saltare?
«Tantissimo. Per me era scontato saltare, faceva parte della mia quotidianità come allenamento e gare. Da quando non posso più farlo mi manca sempre di più e la voglia di tornare sul trampolino cresce ogni giorno. Ormai davo per scontato saltare e questo infortunio mi ha fatto apprezzare ancora di più tutto il tempo che ho passato sul trampolino. Non vedo l’ora di tornare a farlo e sicuramente cercherò di gustarmelo ogni giorno. Non lo vivrò più come qualcosa di certo, ma come un privilegio».

È già stato spostato in avanti il via del Gran Prix estivo e ci sono tanti dubbi anche sulla prossima Coppa del Mondo; come vivi questa incertezza legata al coronavirus?
«Al momento non ci penso tanto, perché innanzitutto devo riprendermi ancora completamente. Guardo il lato positivo della cosa, il posticipo della partenza del Gran Prix non mi mette alcuno stress nella tempistica. Insomma, devo intanto cercare di recuperare al cento per cento e vedere come evolverà la mia situazione. Quindi vivo la cosa con tranquillità. Poi è inutile pensarci troppo, è una situazione che non posso cambiare, meglio focalizzarsi sulle cose che dipendono da me».

È cambiato lo staff tecnico della squadra. Ad allenarvi nel salto ci sarà Danny Winkelmann; quali sono le tue impressioni?
«Non ho ancora avuto modo di incontrarlo personalmente, ma ci siamo scritti tanto via mail e messaggi. La prima impressione è molto positiva, credo che potremo fare una buona preparazione assieme. È un tecnico molto preparato, quindi sono certo che mi aiuterà a crescere. Ci tengo però a salutare e ringraziare Kimmo Savolainen per i due anni passati assieme. Da lui ho imparato tante cose sia sulla tecnica del salto che sull’approccio mentale alla gara»

Giorgio Capodaglio

Ti potrebbero interessare anche: