Biathlon | 06 giugno 2020

Biathlon - Daniele Cappellari pronto alla sua seconda stagione in Squadra A: "Contento della fiducia, ora devo cambiare passo sugli sci"

Intervista all'atleta delle Fiamme Oro parlando della sua prima stagione completa in Coppa del Mondo, la conferma in Squadra A, i compagni di allenamento, gli obiettivi e le super sprint, che a lui piacciono

Foto di Flavio Becchis

Foto di Flavio Becchis

Sta scalpitando in vista del raduno che partirà domani in Val Martello. Daniele Cappellari non vede l’ora di tornare a lavorare con i compagni di squadra. Il friulano, classe 1997, reduce dalla sua prima vera stagione in Coppa del Mondo e dalla partecipazione al Mondiale di Anterselva, è molto motivato dalla prospettiva di allenarsi con i quattro big del movimento azzurro, tirarsi il collo con i più giovani e soprattutto dimostrare alla direzione agonistica di aver fatto bene a puntare su di lui per il progetto “Milano Cortina 2026”. Di questo ne abbiamo parlato nell’intervista che l’atleta delle Fiamme Oro ci ha concesso.

Ciao Daniele. Scatterà domenica in Val Martello il primo raduno in vista della stagione 2020/21; sei pronto?
«Prontissimo. Finalmente possiamo partire nuovamente con gli allenamenti di gruppo, dopo un periodo nel quale ci siamo allenati da soli. Sono molto contento e non vedo l’ora di confrontarmi con gli altri. Si riparte».

Sei stato inserito nel neonato gruppo Milano Cortina 2026, che si allenerà con i quattro big azzurri, segno che la direzione agonistica crede in te; ciò cosa significa per te?
«Sicuramente mi ha fatto un grandissimo piacere essere stato confermato in Squadra A, posso solo essere contento di questo. Sinceramente fino all’uscita delle squadre non sapevo cosa aspettarmi, anche se ovviamente mi auguravo di esserci. Da una parte sono rimasto sorpreso nel vedere la presenza di noi giovani, mentre sono rimasti fuori atleti come Bormo (Bormolini, ndr) e Beppe (Montello, ndr), da anni presenti in Coppa del Mondo. L’obiettivo della federazione è quello di far crescere noi giovani per arrivare pronti a quell’appuntamento che è tanto importante per noi e per il paese. Ora devo ripagare la fiducia dei tecnici e crescere di livello».  

Cosa significa allenarsi con atleti di fama internazionale come Wierer, Vittozzi, Hofer e Windisch?
«È impressionante quanti stimoli riescono a darti in allenamento. Quando ti alleni nella squadra juniores, sei con i tuoi coetanei ed il livello è più o meno simile. Invece qui il confronto è con atleti molto più avanti di te, gente di calibro internazionale, che da anni è nel circuito che conta. Ciò ti stimola a tirare fuori il meglio di te in ogni allenamento. Dal punto di vista mentale e fisico avrò continuamente tante motivazioni per dare sempre il massimo e ciò potrà solo aiutarmi a crescere. Inoltre è importante stare con loro anche al di fuori dell’allenamento o la competizione, conviverci in appartamento, vedere come si comportano quando non gareggiano, come si rilassano o gestiscono la pressione. Bisogna sempre prendere appunti».  

Dall’altra parte, un altro stimolo immagino sia per te la presenza di Giacomel e Bionaz, due 2000 che hanno già fatto un esordio positivo in Coppa del Mondo.
«Si sono ampiamente meritati l’ingresso in Squadra A con una stagione veramente molto buona, Tommy è riuscito addirittura ad andare a punti all’esordio in Coppa del Mondo. Sono due giovani molto forti e credo possano stare benissimo a questi livelli. Non li vedo come una minaccia, perché considero una cosa positiva la presenza di atleti forti più giovani di me, in quanto si può imparare tanto anche da loro. Sono contento che siano entrati in squadra, anche perché pure io sono giovane e sarà bello vivere insieme a loro queste nuove avventure. Mi piace questo gruppo, è bello variegato».  

Quella passata è stata la tua prima stagione disputata quasi per intero in Coppa del Mondo; qual è il tuo bilancio?
«Direi mediamente positivo. Sono molto contento di essere cresciuto parecchio al tiro, anche perché a fine stagione ho addirittura scoperto di aver avuto la percentuale vicinissima a quella di Johannes Bø. Sono sicuramente meno contento delle mie prestazioni sugli sci, non sono mai riuscito a dare il meglio di me e mi è sembrato addirittura di andare più piano rispetto agli altri anni. Ne ho parlato con gli allenatori, i quali mi hanno spiegato che succede spesso al primo anno senior, in quanto ho svolto un carico d’allenamento superiore rispetto al passato, al quale il corpo non era abituato. In preparazione ho fatto circa un centinaio di ore in più rispetto agli anni precedenti, così quando sono arrivato all’inverno il fisico non è riuscito a dare il cento per cento. Gli allenatori però mi hanno detto che quest’anno potrò raccogliere i frutti del lavoro fatto e sicuramente lavoreremo in virtù di questo. Vedremo come va, sono fiducioso».

Cosa porti nel tuo bagaglio da questa prima stagione di Coppa del Mondo?
«Ho imparato a gestire meglio la pressione. Quando feci il mio esordio ad Oslo, sentii parecchio la presenza di tanta gente sugli spalti, così come ad Anterselva l’anno successivo quando feci l’esordio individuale. Piano piano ho imparato a gestire questa cosa, perché all’inizio il pubblico può distrarti, fai fatica a focalizzarti completamente sul lavoro da fare, sparare bene ed andare forte sugli sci».

Quanto vedi ancora distante la zona punti?
«Purtroppo lo scorso anno anche con un doppio zero non riuscivo ad avvicinarmi alla zona punti, tanto che non sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo personale di qualificarmi all’inseguimento. Questo mi ha un po’ demoralizzato, perché sei lì che lotti, spari bene, ma non riesci a dare quel qualcosa in più sugli sci che sarebbe bastato per entrare almeno tra i sessanta. Purtroppo lo scorso anno non c’è stato proprio verso di riuscire a far girare queste gambe. In gara mi è sembrato a volte di correre per sopravvivere, piuttosto che farlo per aggredire la zona punti come avrei voluto. Da atleta cerchi sempre di dare il meglio e quando non ce la fai dà fastidio, è demoralizzante. Quest’anno proseguirò però nel mio lavoro, seguirò con grandissima fiducia i tecnici e sono convinto che se farò le cose per bene, non sia una cosa irraggiungibile conquistare i primi punti di Coppa del Mondo. Dovrò essere bravo a mantenere la stessa percentuale al tiro, riuscendo però ad andare più veloce sugli sci».

Lo scorso febbraio hai vissuto l’emozione di partecipare al Mondiale di Anterselva. Che esperienza è stata? In quei giorni hai mai pensato alla possibilità di essere lì nel 2026 per un’Olimpiade?
«Ovviamente il pensiero sulle Olimpiadi l’ho fatto e ho ancora più voglia di crescere e mantenermi poi su buoni livelli per esserci. Tutta la passata stagione è stata per me molto emozionante, in quanto era tutto nuovo, le piste, le tv e i media presenti. A queste cose si è aggiunta Anterselva, dove ero il più giovane della squadra, al primo Mondiale e per giunta in casa. Purtroppo ho fatto poche gare, ma in quei momenti mi sono divertito e soprattutto emozionato, da una parte è come essere riuscito a ottenere i miei primi punti. C’era molta folla, compresi tanti tifosi italiani, più rispetto all’anno precedente, che ci incitavano. È stato tutto molto bello».

Un’ultima domanda. In molti hanno criticato la presenza della super sprint nel calendario di Coppa del Mondo. Immaginiamo tu abbia un’opinione diversa, visto che in questo format sei salito sul podio in IBU Cup.
«A me piace (ride, ndr). Questo format rientra proprio nei miei parametri ideali, in quanto bisogna essere un tiratore veloce e preciso, inoltre in un giro così corto riesco a dare molto, perché sono un atleta più da sprint che da grande distanza. È una gara che è nelle mie corde, visto che vi ho ottenuto i miei unici podi in IBU Cup. Sono curioso di vedere come gestiranno questa gara in Coppa del Mondo. Io ovviamente spero di ripetermi, anche se sarà tutt’altro livello altra cosa. Ma al risultato pensiamo dopo».

Quando a Irene Lardschneider abbiamo chiesto come vada affrontata questa gara, ci ha risposto di chiedere a te, in quanto sei l’esperto. Allora spiegaci.
«La concentrazione deve essere sempre al massimo, perché ogni minimo particolare può fare la differenza essendo una gara molto breve. Non puoi permetterti di sbagliare, in quanto, anche se vai forte sugli sci, è difficilissimo recuperare. A me piace come format, è il mio, anche se ci vuole un po’ di fortuna, in quanto deve girare tutto perfettamente. Se rompi un bastoncino o cadi sei fuori, ma anche se hai un problema al poligono. Ad esempio, nella super sprint degli Europei mi si è inceppato il caricatore, così non sono riuscito a qualificarmi. Insomma, se ti accade una cosa del genere sei fuori dai giochi»

Giorgio Capodaglio

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