Sci di fondo | 17 giugno 2020

Fondo - Pietro Piller Cottrer non nasconde la delusione: "Mandato via senza alcuna spiegazione"

Nonostante gli ottimi risultati, il carabiniere di Sappada non è più il responsabile del settore giovanile: "La decisione è stata presa da Roda, ma quando l'ho chiamato non mi ha spiegato le sue motivazioni"

Pietro Piller Cottrer con Luca Del Fabbro dopo l'oro mondiale di Lahti

Pietro Piller Cottrer con Luca Del Fabbro dopo l'oro mondiale di Lahti

In molti l’avevano immaginato, visto il notevole ritardo con cui sono uscite le squadre Juniores e AIN di sci di fondo, lunedì è diventato realtà: Pietro Piller Cottrer non è più il responsabile del settore giovanile azzurro.

Una scelta sorprendente quella presa direttamente dai vertici della FISI, in quanto in questi due anni con il carabiniere sappadino alla guida, l’Italia aveva ottenuto degli ottimi risultati: il titolo mondiale juniores di Luca Del Fabbro a Lahti, i bronzi ai Mondiali Juniores di Oberwiesenthal di Graz e della staffetta maschile, l’argento di Armellini e il bronzo della staffetta mista al Mondiale Under 23, il successo di Davide Graz nella classifica generale dell’Opa Cup Junior, diverse vittorie in OPA Cup Junior, l’esordio in Coppa del Mondo di tanti giovani, alcuni dei quali anche andati a punti, l’ingresso nel Gruppo Milano-Cortina 2026 di tutti i 2000 della passata nazionale Juniores. A questi vanno sommati alcuni progetti avviati insieme alla direzione agonistica azzurra, che a questo punto vengono troncati.

Molto dispiaciuto e arrabbiato, quindi, l’olimpionico azzurro, sorpreso non solo dalla decisione presa dalla FISI, ma anche dalla mancata spiegazione, che avrebbe meritato dopo aver dato tanto allo sci di fondo italiano, prima come atleta, poi come allenatore e quindi come responsabile del settore giovanile. Pietro Piller Cottrer ha parlato di tutto questo a Fondo Italia.

Buon pomeriggio Piller Cottrer. La sua mancata conferma alla guida del settore giovanile sta facendo molto discutere. Questa decisione l’ha sorpresa?
«In un certo senso si. Mi sono ritrovato dal sentirmi o dall’essere il braccio destro del dt Marco Selle al restare addirittura fuori. Nelle settimane passate stavo dando una mano a Marco nell’organizzazione di questo periodo, resa molto complicata a causa delle restrizioni legate alla pandemia di Covid-19. Ho iniziato però a sentire puzza di bruciato nel momento in cui la FISI non ha approvato la squadra giovanile, lì mi sono insospettivo. Poi si è materializzata la situazione attuale».

Quindi avevate già iniziato a lavorare sulla prossima stagione e inviato le squadre alla FISI?
«Certamente. Con Marco avevamo parlato dell’Under 20 e del gruppo AIN, oltre a lavorare su alcuni progetti che stavano andando avanti in parallelo e avrebbero coinvolto i Comitati, come i Centri Federali. Ovviamente avevamo già deciso la composizione delle squadre Juniores e AIN, anche i tecnici, le classiche cose che si fanno in primavera, quando si organizza l’attività. Tutto era stato mandato in FISI, ma sono state approvate solo le squadre senior, mentre quelle Juniores e AIN sono rimaste in sospeso. Il finale lo conosciamo già».

La mancata conferma è stata quindi una decisione presa dai vertici FISI?
«Si, non è stata una decisione della direzione agonistica, ma è arrivata dall’alto, direttamente dal Presidente Roda».

Ha provato a chiedere spiegazioni?
«Ovviamente si. Ho telefonato a Roda per chiedere direttamente a lui le motivazioni della mia mancata conferma. Purtroppo non ho avuto alcuna risposta, tante parole ma nessuna motivazione. Ancora non ho capito quindi per quale motivo non sono stato confermato».

Lei che idea si è fatto? Perché non è stato confermato alla guida del settore giovanile?
«In questo periodo mi sono posto questa domanda tante volte, immaginando e ipotizzando tutti gli scenari possibili. Purtroppo, però, se non ho un minimo di base sulla quale appoggiarmi, ogni ipotesi che mi viene in mente non trova alcuna certezza. La reale motivazione forse non la saprò mai, probabilmente la conosce solo Roda. Per quanto mi riguarda so di poter continuare a camminare sempre a testa alta, perché non ho niente da nascondere. Sono però contento di aver chiamato Roda e aver posto la domanda direttamente a lui, almeno da parte mia so di aver fatto quanto dovevo a me stesso. Peccato non mi sia stato detto nulla».

Insomma nessuna idea di cosa possa averlo portato a prendere questa decisione.
«Non lo so. Io sono consapevole di tutto ciò che ho fatto. Forse non sarò stato perfetto, magari qualche errore ci sarà stato, ma al mondo credo che nessuno ne sia immune. Nessuno però mi ha mai detto che stavo sbagliando oppure mi ha spiegato cosa ho fatto in maniera errata. Questo è un cruccio che mi rimarrà, resterò sempre con questa domanda. Ma ormai poco importa, mi porto a casa l’affetto di tante persone. In questi giorni ho ricevuto attestati di stima da tanta gente».

Insomma, cinque medaglie mondiali, la vittoria di un’Opa Cup Junior, diversi atleti all’esordio in Coppa del Mondo, l’ingresso di tutti gli juniores nel Gruppo Milano Cortina 2026, non le sono bastate.
«Hai detto tutto tu. Mi è già accaduto in passato da allenatore, quando non mi è stata data la possibilità di allenare ad alto livello, nonostante con me allenatore arrivò un titolo Mondiale Under 23 con Baudin, due bronzi con Sturz, i successi in OPA Cup senior di Scardoni e Ganz. Sinceramente non so se ho dato fastidio a qualcuno in alto, ma evidentemente si vede che non sono i risultati a contare ma altro».

Guardando ai due anni appena trascorsi, che esperienza è stata?
«Innanzitutto essendo stata una nuova esperienza, all’inizio non era facile. Arrivavo da un percorso di allenatore della squadra senior, quindi lavorare nel mondo giovanile era un ulteriore allontanamento dal mio passato. Mi sono però buttato a capofitto in questa avventura, migliorando quotidianamente. Purtroppo questo mio percorso è stato troncato così. Mi dispiace, perché so che avrei potuto fare ancora altro, migliorare ulteriormente come ho fatto negli ultimi due anni. Ho imparato a gestire tante cose, compresa la parte logistica, ho tentato di mettere tutti nelle migliori condizioni di lavoro possibili. Ci ho messo tutto me stesso, spinto dalla passione, sacrificando a volte anche la famiglia, ma amo lo sci di fondo e anche dopo quanto accaduto continuo a volergli bene. A proposito ci tengo a ringraziare tutto lo staff con cui ho condiviso questo percorso e ancora di più tutti coloro che in questi giorni mi hanno chiamato o scritto per farmi avere il loro appoggio e rendermi partecipe del loro stupore».
        
Cosa le resta dentro dopo questo ultimo mese?
«Devo effettivamente ancora metabolizzare tutto, ho avuto stati d’animo diversi nelle ultime giornate, ho provate un turbinio di emozioni. Questa esclusione non è stata facile da digerire, soprattutto per la mancata spiegazione. Purtroppo però quanto accaduto credo che mi cambierà. Ho visto che sto iniziando a pesare di più le persone rispetto al passato e per come sono fatto io è qualcosa di brutto. Sento che questa esperienza mi porterà a essere più diffidente nei confronti degli altri. Non ero fatto così, ma ho capito che in futuro dovrò fare più attenzione. Dagli altri non mi accontenterò delle parole, ma solo dei fatti».

Ora ripartirà dalla squadra di sede Centro Sportivo Carabinieri?
«Si e voglio ringraziare nuovamente l’Arma dei Carabinieri, che mi ha accolto ormai ventotto anni fa, per me c’è sempre stata ed è importante. Ripartirò dalla squadra di sede, al fianco di Tullio Grandelis, pronto ad affrontare questa nuova esperienza con tanta voglia di fare per il bene dei ragazzi del Centro Sportivo. Abbiamo un bel gruppo tra arruolati e atleti del settore giovanile. Lavorerò per fare il bene di questi ragazzi, non per dimostrare qualcosa a qualcuno».

La rivedremo un giorno in FISI?
«Io sono ancora nella FISI, perché per me ogni tesserato fa parte della Federazione. Ecco, ci tengo a sottolineare una cosa che ho notato prima da atleta, poi da tecnico e responsabile del settore giovanile. C’è troppo la tendenza a dire “noi” e “voi”, ma noi dello sci di fondo siamo un’unica forza e dobbiamo tutti remare nella stessa direzione. Lo dico ora che non sono più nelle nazionali azzurre, perché io mi sento parte della FISI, tutti lo siamo e tutti insieme dobbiamo remare per il bene dello sci di fondo, anche se lavoriamo all’interno del gruppo sportivo. Poi non so, al momento non posso sapere se un giorno avrò nuovamente un ruolo nelle nazionali. Oggi mi limito solo a fare il mio in bocca al lupo e ad augurare buona fortuna a tutti coloro che fanno oggi parte del settore giovanile»

Giorgio Capodaglio

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