Biathlon | 19 giugno 2020

Biathlon - Mirco Romanin parla dei giovani azzurri: "Ho visto nei loro occhi la voglia di lavorare, crescere e buttarsi nella mischia"

L'allenatore responsabile della nazionale juniores e giovani ha parlato alla vigilia del secondo raduno degli azzurrini: "Non dimentichiamo che è un investimento a lungo termine, siamo qui per fare formazione"

Biathlon - Mirco Romanin parla dei giovani azzurri: "Ho visto nei loro occhi la voglia di lavorare, crescere e buttarsi nella mischia"

Ad Anterselva dal 7 al 13 giugno si è svolto il primo raduno della rinnovata squadra Juniores e Giovani, che si ritroverà nuovamente domenica prossima in Val Martello per un'altra settimana di allenamento. Un gruppo molto ampio, formato da otto ragazzi e altrettante ragazze, che inizialmente avrebbero dovuto allenarsi in località diverse, a causa delle limitazioni per il covid-19, ma ad Antholz hanno lavorato assieme, sotto lo sguardo attento di uno staff tecnico composto da sette elementi.
    
Per il terzo anno consecutivo il responsabile della squadra giovanile è l’allenatore friulano Mirco Romanin, confermatissimo dopo stagioni molto positive, non soltanto dal punto di vista dei risultati ma soprattutto della crescita degli atleti. La redazione di Fondo Italia l’ha contattato per fare il punto della situazione dopo il primo raduno e conoscere meglio la nuova squadra azzurra.

Buon pomeriggio Romanin. Com’è andato questo primo raduno per voi sicuramente inedito dal punto di vista organizzativo?

«Senza dubbio molto bene, perché siamo riusciti a fare tutto quello che avevamo programmato, nonostante nei primi giorni non fossimo accompagnati da un meteo buonissimo. Abbiamo preso un po’ d’acqua per quattro giornate, poi nelle ultime due è andata meglio. Consapevoli delle previsioni, avevamo un po’ modificato il programma prima di partire, spostando il lavoro sui volumi proprio nelle giornate di bel tempo, centrando così gli obiettivi che ci eravamo posti sia sul lavoro organico che sul tiro. Per quanto riguarda l’aspetto organizzativo, questa situazione di emergenza ha complicato un po’ le cose, in particolare se consideriamo quanto sia numerosa quest’anno la nostra squadra. Dobbiamo tenere sempre le distanze, rispettare le restrizioni sia in allenamento che nelle strutture. Le ragazze hanno quindi dormito al maso, dove Daniele Piller Roner cucinava per loro, mentre la squadra maschile era in un albergo messo completamente a nostra disposizione, con camere singole e bagno. Ogni mattina, poi, c’era la misurazione della temperatura. Dovremo abituarci a convivere con questa situazione, non sarà facile all’inizio. In ogni caso nessun problema, il gruppo aveva tanta voglia di lavorare e quello è l’importante».

A proposito, ha notato una maggior voglia di allenarsi dopo il lungo periodo di lockdown?
«In realtà, proprio perché sono rimasti tanto a casa, alla fine non si sono fermati troppo. La stagione è finita due settimane prima, quindi dopo due o tre settimane a casa hanno iniziato ad annoiarsi e molti hanno ripreso ad allenarsi prima del solito. Si sono presentati al primo raduno in condizioni migliori rispetto agli altri anni, perché durante il lockdown si sono tenuti in forma tra le mura domestiche. Poi, non appena è stato possibile, per tutti è stato un momento di liberazione uscire a maggio ed allenarsi all’aria aperta. Alla fine si sono presentati tutti abbastanza pronti a partire».

Rispetto agli altri anni la squadra è molto più numerosa, essendo composta da ben sedici atleti tra ragazze e ragazzi. Come mai?
«È stata una scelta dettata dalla federazione, dal presidente in primis, che ha optato per una linea molto decisa verso gli appuntamenti olimpici. Da una parte, quindi, si punta a Pechino 2022 con gli atleti che possono fare molto bene, dall’altra si vuole costruire un progetto legato alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, dando quindi spazio in Squadra A ai giovani che hanno raggiunto già un buon livello ed allargando il settore giovanile, con l’obiettivo di aggiungere nuovi atleti all’alto livello nei prossimi anni. È un investimento».

Non passa inosservata la presenza di due donne nello staff tecnico, Samantha Plafoni ed Aline Noro.
«Voglio però chiarire che la nostra non è stata una scelta di genere. Avevamo a disposizione un elenco di tecnici da inserire in organico e la scelta è caduta su loro due per le competenze. Insomma non abbiamo cercato due donne per rispettare delle quote rosa, ma per le loro capacità. Ciò fa capire che il nostro mondo è aperto a tutti, senza distinzione di genere, basta avere passione e voglia di mettersi in gioco.
Saranno entrambe supportate da tecnici di esperienza, come ad esempio Fabio Cianciana per il lavoro al poligono. Nel particolare seguiranno il gruppo femminile, ma come ho già detto nella riunione tecnica ad Anterselva, lo staff tecnico ai raduni lavorerà per tutti, ovviamente a volte ci si specializzerà sul proprio gruppo di riferimento, ma se c’è un problema ognuno di noi sarà a disposizione di ogni atleta. Siamo in tanti proprio per questo motivo, perché dobbiamo dare un servizio importante a sedici atleti»
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Effettivamente è uno staff tecnico più numeroso rispetto al passato.
«Abbiamo tre figure in più rispetto allo scorso anno, quando come allenatori eravamo presenti solo io, Fabio Cianciana, Edoardo Mezzaro e Daniele Piller Roner. Ora, a noi si sono aggiunti anche Samantha Plafoni, Pietro Dutto e Aline Noro. Siamo tanti, ma era necessario per seguire al meglio un numero così ampio di atleti. Inizialmente si pensava di lavorare dividendo i due gruppi per genere, a causa delle limitazioni per il covid-19. Poi siamo riusciti a organizzarci molto bene e abbiamo ritenuto che restando uniti possiamo seguirli meglio. In linea generale, come detto in precedenza, tutti si occuperanno di tutti, poi ognuno avrà la sua specificità. Lo staff tecnico è molto unito, come lo era anche lo scorso anno insieme agli skiman. I nuovi arrivati hanno già mostrato una bella elasticità mentale, sono giovani e si inseriranno facilmente nel nostro contesto, portando avanti la linea di lavoro impostata e contribuendo con le loro idee».

Parliamo dei due gruppi a disposizione, partendo dalla squadra maschile, che ha solo quattro elementi già presenti lo scorso anno.
«È un gruppo molto interessante, anche perché anagraficamente molto variegato, andando dal 1999 al 2003. Il più grande è Daniele Fauner, che sarà all’ultimo anno Junior. Si è meritato in pieno l’inserimento in nazionale dopo tanti anni in cui ci ha sempre provato senza mai arrendersi. Nell’ultima stagione ha migliorato il suo livello al tiro, riuscendo così a meritarsi, grazie a una bella prima parte di stagione, le convocazioni in IBU Cup e ai Mondiali Juniores. Con lui lavoreremo sulla stabilizzazione del tiro, perché deve alzare le percentuali. Per il resto conosciamo benissimo le sue belle potenzialità da fondista, ma essendo giovane può e deve ancora crescere anche lì. Passando ai 2000, come tutti sapete, non abbiamo più Giacomel e Bionaz, saliti giustamente in Squadra A, ma ci sono comunque tre atleti validi che si sono confermati di interesse nazionale come Michele Molinari, Iacopo Leonesio e David Zingerle. Per tutti e tre, i primi due sugli sci e il terzo al tiro, vale lo stesso discorso di Daniele Fauner, sono atleti che hanno margini di miglioramento. Per quanto riguarda i 2001, abbiamo Stefano Canavese, che è stato confermato perché lo scorso anno ha mostrato un buon livello, e la new entry Elia Zeni, reduce da una stagione sorprendente, partendo dalla squadra del Comitato Trentino. Abbiamo visto in questo ragazzo un potenziale di crescita più ampio rispetto ai pari età non inseriti. Nessun 2002 è stato invece portato in squadra, perché lo scorso anno, anche nelle occasioni in si sono presentati in ambito internazionale, questi atleti hanno faticato. Per il momento lasciamo questo anno in standby, augurandoci che qualcuno possa meritarsi il posto in nazionale nella prossima stagione. Infine chiudiamo con i due 2003, Nicolò Betemps e Marco Barale, entrambi al primo anno nella categoria Youth. Non hanno bisogno di presentazioni, perché da anni stanno dominando in ambito nazionale con i pari età e hanno fatto belle cose anche in campo internazionale. Abbiamo visto che il talento c’è, quindi riteniamo giusto puntare su loro e inserirli già oggi in questo contesto, augurandoci che possa aiutarli ad avere un futuro speriamo di alto livello».

Passiamo ora alla squadra femminile, dove si va dal 2000 al 2004, atlete che lo scorso anno hanno regalato tante soddisfazioni.
«Tra le ragazze c’è in generale un ottimo livello. Beatrice (Trabucchi, ndr) è la più esperta del gruppo, essendo una 2000. Già lo scorso anno ha mostrato di essere migliorata in diversi aspetti. È un’ottima tiratrice, che deve però ancora crescere sugli sci dal punto vista tecnico. Devo però dire che sta facendo notevoli passi avanti e alcuni miglioramenti li ho già notati negli ultimi giorni. Rebecca (Passler, ndr) e Hanna (Auchentaller, ndr) sono entrambe 2001 e vengono da una stagione di ottimo livello anche in ambito internazionale. La prima ha fatto benissimo dall’inizio alla fine, mentre la seconda ha faticato al via della stagione ma si è ripresa molto bene dai Mondiali in poi. Con loro abbiamo inserito anche la piemontese Gaia Brunetto, perché pur non essendosi qualificata per gare internazionali, ha dimostrato nella passata stagione di essere abbastanza vicina alle atlete che ho appena citato, restando per poco fuori dalla qualificazione. Dal momento che in questa categoria le nostre atlete si sono rivelate tra le più forti al mondo, abbiamo ritenuto giusto darle una possibilità, visto il livello mostrato. In questo primo raduno ha già fatto vedere tanta grinta, voglia di crescere e inserirsi in questo gruppo. Ha grossi margini di miglioramento in tutto. Passando a Linda (Zingerle, ndr), ci sono poche presentazioni, è una grande lavoratrice e ha fatto vedere il suo valore lo scorso anno, in particolare alle Olimpiadi Giovanili e i Mondiali Youth. Lei è un’atleta che può trainare il gruppo per voglia di fare, non si lamenta mai ma si mette lì a lavorare a testa bassa. La sua presenza è molto positiva. Anche Martina (Trabucchi ndr) è stata spesso inserita in squadra in campo internazionale, da 2002 ha fatto sia le Olimpiadi Giovanili, dove ha vinto la medaglia in staffetta, che i Mondiali. Da lei ci aspettiamo una conferma a questo livello, ma ha dei margini di miglioramento. Chiudiamo con le due Scattolo. Le abbiamo scelte perché, come abbiamo fatto anche con i maschi, bisogna gettare le basi per le squadre giovanili del futuro, puntando su atleti nati oltre il 2002. Sara e Ilaria hanno dimostrato, sia lo scorso anno che nella stagione precedente, di avere un buon livello ed essere in grado di far parte del contesto della nazionale tranquillamente. In questo primo raduno ho notato che la scelta è stata giusta, perché si sono già inserite senza problemi».

Cos’ha detto alla squadra prima di iniziare?
«Abbiamo fatto una piccola riunione il lunedì mattina sul campo gara, perché a causa delle restrizioni era complicato riuscire a farla in una stanza. Comunque è stato un discorso breve. Abbiamo dato il benvenuto a tutti, complimentandoci con i nuovi arrivati in nazionale, e chiarito subito cosa ci aspettiamo. Li abbiamo avvertiti che il nostro obiettivo è lavorare tanto per loro e farli crescere, salire il più possibile di livello. Ci ho tenuto però a sottolineare che questo è un investimento a lungo termine, sono qui per essere formati e diventare atleti di ottimo livello per il futuro. Ho visto negli occhi di questi ragazzi la voglia di lavorare, crescere, buttarsi nella mischia e dare il massimo in ogni allenamento».  

Insomma, prima delle medaglie è importante la crescita.
«Certo, ricordiamoci che parliamo sempre di giovani. Noi siamo qui a fare formazione, un lavoro a lungo termine. Vogliamo che qualcuno di loro faccia parte del sistema Milano Cortina 2026 o possa partecipare alle Olimpiadi del 2030, perché questa fascia di atleti raggiungerà un buon livello in quegli anni. Il nostro obiettivo è creare degli ottimi atleti in prospettiva futura»

Giorgio Capodaglio

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