Sci di fondo | 19 giugno 2020

L'emergenza Covid-19 ha mandato in crisi l'antidoping: "La FIS ha effettuato il 90% di test in meno"

Interessante inchiesta dell'emittente norvegese NRK; anche nel biathlon si sono svolti solo il 30% dei test rispetto al 2019; il direttore dell'Agenzia Antidoping Norvegese: "Un problema per la credibilità dello sport"

Foto di Flavio Becchis

Foto di Flavio Becchis

Inchiesta molto interessante, quella pubblicata nella serata di giovedì da NRK, la principale emittente televisiva norvegese, riguardo le difficoltà avute dall’antidoping a causa dell’emergenza coronavirus.

Una crisi che ha colpito in maniera profonda soprattutto la FIS, che ha ridotto il numero di controlli addirittura di circa il 90%. NRK ha chiesto alle federazioni internazionali di sci, biathlon, atletica leggera, ciclismo e pallamano, tutti sport molto popolari in Norvegia, i numeri dei test effettuati nel periodo marzo-maggio 2019 per confrontarli poi con quelli della passata stagione. Soltanto le prime tre federazioni hanno accontentato la richiesta fornendo i propri numeri.

Il direttore generale dell’Antidoping Norvegese (ADNO), Anders Solheim, non ha nascosto la propria preoccupazione per la situazione: «Il fatto che si siano svolti pochissimi test antidoping nello sport internazionale rappresenta un problema per la credibilità dello sport. Sono preoccupato di questo».

Nella stagione 2019/20 la FIS ha condotto 2220 test antidoping, il 58% dei quali su fondisti. Nel 2019, nel periodo marzo-maggio, vennero effettuati 299 test al di fuori delle competizioni, distribuiti tra i nove sport della federazione. Nello stesso periodo di quest’anno i test sono stati soltanto 38, diminuzione quindi di quasi il 90%.

Alcuni atleti norvegesi, contattati da NRK, hanno espresso le proprie proprie perplessità. A cominciare da Johannes Klæbo, che è stato proprio uno dei pochi atleti testati in questo periodo: «Penso che dobbiamo solo sperare e incrociare le dita, augurandoci che tutte le persone possano aver agito nel modo giusto». Non hanno invece effettuato alcun test antidoping sia Johaug che Iversen. La detentrice della Coppa del Mondo ne ha parlato la scorsa settimana dopo la grande prestazione al Bislett di atleti leggera: «Siamo in un momento particolare – ha affermato Johaug dopo aver spiegato di non essere stata controllata né da FIS né da ADNO – ma è però chiaro che non è un bene se la cifra dei controlli è così bassa. Possiamo solo sperare che tornino a ripristinare il loro sistema al più presto».

Pensiero simile anche per Iversen: «Almeno qui in Norvegia si sono effettuati più test antidoping, non so se in tutte le altre nazioni siano stati bravi quanto noi. Lo spero».
Quello proposto dal fondista di Meraker è un altro argomento molto interessante, in quanto i test non vengono condotti solo dalle Federazioni ma anche dalle singole agenzie antidoping nazionali. Insomma gli sciatori norvegesi, per esempio, possono essere testati sia da FIS che da ADNO, come gli italiani sia da FIS che da NADO. In Norvegia l’agenzia nazionale si è organizzata attraverso un camper, appositamente adattato per i test, che ha girato il paese per controllare gli atleti. Il lavoro è stato piuttosto buono se si considera che la Norvegia ha condotto 347 test al di fuori delle competizioni tra marzo e maggio di quest’anno, rispetto ai 438 del 2019.

Anders Solheim ha spiegato l’importanza dei test effettuati fuori competizione e in questa fase della stagione. E forse, dalle sue parole, si comprende anche la preoccupazione precedentemente mostrata: «Esistono alcuni agenti dopanti che hanno una breve tracciabilità ma una lunga durata d’azione. Questi possono essere utilizzati mesi prima delle competizioni, perché dopo l’assunzione sono rintracciabili solo per pochi giorni, ma l’effetto può durare anche per sei mesi. Pertanto è importante avere un buon programma di test antidoping con largo anticipo rispetto alle principali competizioni. Per quanto ci riguarda, penso che abbiamo fatto un buon lavoro, visto che abbiamo comunque effettuato l’80% dei test rispetto al 2019».

Solheim è convinto che qualcuno avrà approfittato di questa situazione di caos internazionale del sistema antidoping: «Vediamo alcuni atleti che si fanno beccare anche in periodi normali, quindi c’è assolutamente motivo di credere che alcuni abbiano approfittato di questa opportunità ora».

Nel biathlon la situazione è leggermente migliore rispetto alla FIS, anche se pure in questo caso i numeri sono bassi. Sono stati infatti effettuati circa il 30% dei test rispetto al 2019, appena 146 controlli contro i 515 dello scorso anno. Molto polemico Vetle Sjåstad Christiansen: «Penso sia un numero abbastanza basso. Non credo che si dovrebbe dare agli atleti l’opportunità di capire che potrebbero riuscire a barare cavandosela. Bisognerebbe essere in grado di fare controlli ogni giorno, anche in questo periodo. In tutti i contesti della società ci sono persone che provano ad approfittarsi di normative più deboli. Quindi probabilmente ci saranno alcuni che vedranno in questo taglio di test antidoping, l’opportunità per imbrogliare un po’. Non dovremmo essere così ingenui da credere che non ci siano disonesti nel biathlon».

Christiansen è rimasto poi particolarmente colpito dal bassissimo numero di test effettuato dalla FIS: «Sembra veramente poco, è spaventoso. Quasi 40 test in tre mesi, immagino non tanti professionisti siano stati controllati».

Per la cronaca, la federazione di atletica ha fatto un po’ meglio, effettuando 303 test, rispetto ai 723 dello scorso anno.

TEST ANTIDOPING EFFETTUATI FUORI COMPETIZIONE

SCI (FIS)
2019: 299
2020: 38

BIATHLON
2019: 515
2020: 146

ATLETICA
2019: 723
2020: 303

G.C.

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