Combinata | 15 luglio 2020

Veronica Gianmoena: "Far parte della prima Squadra A di combinata nordica femminile mi ha lasciato senza parole"

La trentina delle Fiamme Oro a soli 24 anni è la veteranno del giovanissimo gruppo azzurro: "Le mie compagne mi fanno sentire più giovane, grazie a loro sto vedendo lo sport da un nuovo punto di vista"

Foto Vitesse

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È in partenza per la Germania, dove dal 16 al 23 luglio sarà in raduno a Rastbüchl, insieme alle sue compagne di squadra della prima Squadra A azzurra di combinata nordica femminile della storia. Veronica Gianmoena, vista la giovane età delle compagne di squadra, è la veterana del gruppo, nonostante abbia appena ventiquattro anni (ne compirà venticinque il prossimo 25 ottobre). La trentina di Lavazè ha esordito giovanissima in Coppa del Mondo, ma nel salto, quando aveva soltanto 17 anni, ed ora si accinge a guidare la prima squadra azzurra che sarà impegnata nella neonata Coppa del Mondo di combinata nordica femminile, nella stagione in cui questa disciplina vedrà le donne gareggiare anche in un Mondiale.

Nel frattempo la trentina, che durante il raduno di Rastbüchl si prenderà due ore libere anche per svolgere un esame universitario, è anche stata tesserata da aggregata dalle Fiamme Oro, insieme alla sua vicina di casa Annika Sieff, segno anche della crescita del movimento della combinata nordica femminile. Tanti quindi i temi con lei affrontati nell’intervista che ci ha gentilmente concesso.

Ciao Veronica. Come sta procedendo la preparazione alla vigilia del raduno tedesco di Rastbüchl?
«Benissimo, perché quest’anno ho la possibilità di allenarmi più spesso insieme alle mie compagne di squadra, siamo sempre assieme, così possiamo allenarci, stimolarci e avere un confronto che è molto positivo. Le cose stanno quindi procedendo molto bene per tutti. Purtroppo è arrivata la notizia della cancellazione della prima tappa del Summer Grand Prix (quella di Tschagguns, ndr), ma andiamo avanti tranquille. Per me questo periodo è un po’ più faticoso, in quanto sto anche svolgendo tanti esami universitari. Pensate che ne farò uno anche durante il raduno, grazie ai tecnici che mi hanno concesso due ore libere per farlo. Il fatto di avere gli esami online, però, è un vantaggio da questo punto di vista, almeno non devo rinunciare ai raduni, così ne sto approfittando un po’».

Cosa hai pensato quando hai scoperto che la FISI aveva formato per la prima volta una Squadra A di combinata nordica femminile?
«Sono rimasta senza parole, mi ha fatto molto piacere. In passato, quando facevo salto, la Squadra A l’avevo sempre vista come qualcosa a cui ambire e da conquistare, difficile da ottenere ma non irraggiungibile, se si era pronti a fare tanti sacrifici. In questo caso è stato ancora più bello, perché la Squadra A l’abbiamo praticamente creata noi, abbiamo combattuto e dimostrato che anche noi donne della combinata nordica meritavamo di avere una squadra nazionale, come una Coppa del Mondo e i Mondiali».

Nonostante la giovanissima età, sei la veterana del gruppo, trovandoti con tre ragazze nate nel 2002 e 2003. Come ti trovi?
«In questo gruppo sto bene. Forse perché mi è sempre piaciuto avere il ruolo di zia, mamma o veterana. Dall’altra parte queste ragazze mi fanno anche sentire più giovane, tanto che a volte dimentico quasi di avere sette o otto anni più di loro. Nonostante tra pochi mesi arriverò a un quarto di secolo, loro mi fanno sentire ancora giovanissima dentro. Per esempio, quando siamo andate alla galleria del vento di Stoccolma, avevamo una mattina libera, così abbiamo fatto un giro per la città. Loro, da giovanissime, hanno la mania di Tik Tok, così hanno iniziato a fare un video particolare al quale ho partecipato. In quell’occasione Daniela scherzando mi ha detto che le sembrava quasi fossi una loro coetanea».  

E per quanto riguarda gli altri aspetti?
«Ci sono delle differenze, ma che in realtà mi stanno effettivamente tornando utili. Io ho sempre avuto un’impostazione molto professionale, perché questa mentalità mi è stata data dall’allenatore che avevo in nazionale a 14 anni, che ci voleva subito professioniste. Loro, invece, affrontano le cose con maggior leggerezza. Quando c’è da allenarsi, sono concentrate al massimo sul lavoro da svolgere, ma sanno anche godersi meglio il tempo libero, magari andando anche a dormire più tardi se c’è da finire di guardarsi un film. Ho capito che se ogni tanto si sgarra un po’ non accade nulla di male e sto riuscendo a vedere lo sport anche da un punto di vista diverso e sicuramente migliore rispetto a quanto ho fatto per anni nel salto».

In allenamento c’è competizione tra voi?
«Ci tiriamo a vicenda, a seconda anche della giornata. A volte c’è chi sta meglio sugli skiroll, oppure sul salto o sui balzi. Cerchiamo di spronarci l’una con l’altra. In alcune occasioni si creano anche delle sfide interne sulla misura di un salto. Lo si fa per gioco, ma questa sfida continua è anche uno stimolo a migliorarsi».  

Parliamo di te: c’è qualche aspetto che stai curando in modo particolare?
«Sicuramente per quanto riguarda il salto voglio migliorare sul mio approccio. Sono una persona sempre schematica e puntuale, a volte cerco una precisione quasi maniacale dal punto di vista tecnico, stando tanto attenta a non commettere errori. Ciò a volte mi condiziona negativamente. Dovrei iniziare a sentire di più il mio corpo, essere più libera, cosa che mi aiuterebbe ad avere una maggiore fluidità in volo. Sul fondo, invece, i miei allenatori spesso mi prendono in giro dicendo che sono sempre in terza marcia, dall’inizio alla fine della gara. Ecco, stiamo cercando di lavorare affinché possa iniziare ad avere dei cambi di ritmo nel corso della gara, quando è necessario».

C’è tanta curiosità attorno alla prima stagione di Coppa del Mondo. Quali sono le tue previsioni? Tara Geraghty-Moats sarà imbattibile?
«Prevedo una stagione molto interessante, nella quale credo non ci sarà nulla di scontato. Per quanto mi riguarda, da atleta sarà una stagione molto tosta perché tutte le atlete stanno crescendo velocemente e stanno anche aumentando i numeri. Non si può dare nulla per scontato, ma soltanto impegnarsi al cento per cento, perché ogni gara avrà la sua storia. Non è detto che Tara Geraghty-Moats vincerà ogni competizione. Sarà una stagione molto interessante e tosta».

A febbraio la combinata nordica femminile sarà per la prima volta protagonista al Mondiale di Sci Nordico. Cosa provi?
«Se venissi convocata, per me significherebbe fare ancora una volta la storia, perché ho partecipato a ogni step fatto dalla combinata nordica femminile nel suo percorso di crescita e mi auguro quindi di esserci ancora facendo parte del gruppo mondiale azzurro. Inoltre mi piacerebbe anche partecipare alla cerimonia d’apertura, perché sfortunatamente non ne ho mai avuto l’opportunità, in quanto ogni volta noi donne del salto ci trovavamo a dover andare al trampolino la mattina successiva. Essere lì a rappresentare l’Italia sarebbe un grande onore».

Un’ultima cosa. Insieme ad Annika Sieff, sei stata tesserata dalle Fiamme Oro come aggregata. Un bel segnale per il vostro sport, non trovi?
«Il tesseramento da parte delle Fiamme Oro l’ho accolto con grande piacere, perché ha mostrato che i nostri sacrifici sono stati riconosciuti non solo dagli appassionati, ma anche da dirigenti e corpi sportivi, che magari un giorno potrebbero pure darci l’opportunità di trasformare la nostra passione in un lavoro. Per me è stato inaspettato, in quanto come tutti sanno, la combinata nordica non è una disciplina olimpica, quindi credevo ci volesse più tempo prima che i corpi sportivi iniziassero a darci spazio. Invece le Fiamme Oro hanno deciso di darci fiducia e fare questo passo, dando a noi donne le stesse possibilità degli uomini»

Giorgio Capodaglio

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