Biathlon | 01 agosto 2020

Giuseppe Montello: "Voglio arrivare al mio miglior biathlon, poi vedremo dove sarò"

Il friulano del CS Esercito è nella squadra Osservati che sta chiudendo il suo raduno in Val Martello: "Mi sto allenando al massimo, anche se ovviamente devo stare ancora un po' attento alle spalle"

Giuseppe Montello: "Voglio arrivare al mio miglior biathlon, poi vedremo dove sarò"

Si avvia verso la conclusione il secondo raduno della squadra Osservati della nazionale italiana di biathlon. Dopo un lungo allenamento in bicicletta, che ha portato gli azzurri sullo Stelvio, abbiamo contattato ieri pomeriggio Giuseppe Montello, per sapere come sta procedendo la preparazione e conoscere le sue motivazioni in vista di una stagione 2020/21 nella quale il friulano vuole riprendersi un posto in Coppa del Mondo, dopo l’infortunio che lo scorso anno costò al biatleta del Centro Sportivo Esercito praticamente tutta la stagione.

Ciao Giuseppe. Come sta andando la preparazione? La spalla reagisce bene?
«Si, il corpo sta reagendo bene e sono contento. Mi sto allenando al massimo, anche se ovviamente devo stare un po’ attento quando faccio allenamenti sulla forza in palestra, oppure quando spingo con i bastoncini sull’asfalto mentre vado sugli skiroll. Però, per ora, entrambe le spalle non mi stanno dando problemi, speriamo di proseguire così. Purtroppo dopo che per qualche anno, a seguito dell’operazione, ho avuto alcuni problemi alla spalla sinistra, giustamente per bilanciare mi sono fatto male anche alla destra (ride, ndr)».

Il vostro è un gruppo molto variegato, in quanto a quattro atleti di esperienza con l’obiettivo della Coppa del Mondo si aggiungono tre più giovani.
«Si è formato un bel gruppo, perché credo che ci sia il mix giusto tra giovani ed esperti. Anche perché, per esempio, un’atleta come Samuela (Comola, ndr) al tiro è fortissima e, insieme a Mattia Nicase e Saverio Zini, contribuisce nel far si che ci si alleni bene. Avere in gruppo dei giovani che portano freschezza è utile».

L’esclusione dalla Squadra A pensi abbia dato qualche motivazione ulteriore a te, Bormolini, Gontier e Sanfilippo?
«Forse sotto un certo punto di vista si, ci hanno messo un po’ in discussione. Il nostro obiettivo, attraverso i risultati e non a parole, è di dimostrare che meritiamo di essere in Squadra A, cercando di riprenderci il pettorale in Coppa del Mondo. A volte fa anche bene avere la poltrona che scotta, almeno al sottoscritto».

Quanto ti ha fatto male, lo scorso anno, dover in pratica saltare l’intera stagione?
«Moltissimo, perché come tanti sport invernali, anche noi biatleti abbiamo un blocco di preparazione lunghissimo, ben sei mesi solo di allenamenti, per poi concentrare lo sforzo delle gare in appena quattro mesi. Io mi sono ritrovato a saltare l’intera stagione, rientrando solo nel finale quando non avevo chance per fare bene, a seguito di un lungo stop e dopo tanto lavoro per recuperare. Purtroppo fa parte del gioco, siamo atleti e gli infortuni sono parte integrante del nostro mondo. Mi secca, perché lo scorso anno mi ero preparato al meglio, non ero mai stato così bene sia nel fisico che al tiro, sentivo che era giunto il momento di far vedere il mio reale valore. Ancora peggio che sia accaduto proprio al via della stagione, perché se fosse successo a febbraio o marzo, avrei potuto dimostrare il mio lavoro. 
Purtroppo, come sempre mi è capitato nel corso della carriera, è accaduto qualcosa che non doveva succedere. Ho sempre un po’ di sfortuna di troppo, questo fa parte del mio percorso sportivo. Penso che quando un giorno guarderò indietro alla mia carriera, sicuramente la parola sfortuna sarà ben presente. Se cade un pezzo di ghiaccio dal cielo e siamo in cinquanta, probabilmente colpisce me (ride, ndr), per questo motivo cerco sempre di fare attenzione a tutto, ma alla fine qualcosa capita sempre. Sono praticamente due anni che faccio solo preparazione».


Già rientrare nel finale della stagione e disputare poche gare è stato importante.
«Certo, anche se non era il vero Montello, almeno sono riuscito a indossare nuovamente il pettorale e tornare a gareggiare. Per questo motivo ringrazio il Centro Sportivo Esercito che mi ha messo a disposizione tutto quanto necessario e lo staff medico della FISI, che mi è stato sempre vicino. Fino a quando c’è stata speranza di poter recuperare in tempo per i Mondiali, nell’ambiente della nazionale ho sentito tutti con me e ciò mi aveva dato una gran carica. Medici, tecnici e compagni mi sono stati vicini e questo è l’aspetto bello in un periodo di grande sfortuna. Per il resto ci ho messo il cento per cento, ho patito tanto il periodo di riabilitazione, ma era l’unica strada per provarci».
   
Ti stai concentrando su qualcosa di particolare quest’anno?
«Niente di tanto diverso, in quanto lo scorso anno ho trovato un bell’equilibrio. Devo cercare di mantenerlo, spero di fare dei passi avanti rispetto alla passata stagione. Mi andrebbe bene anche ripartire dal punto in cui avevo lasciato lo scorso autunno. Per il resto, non avendo fatto la stagione, è tutto da capire»

Ti spaventerebbe dover iniziare la stagione in IBU Cup?
«No. Innanzitutto mi auguro sia una stagione regolare, visti i problemi che ci sono in questo momento e i dubbi circa lo svolgimento delle gare. Per quanto mi riguarda, sono convinto che se riuscissi a prepararmi bene e raggiungere un buon livello, avrei tutte le carte in regola per tornare subito in Coppa del Mondo. Non è facile farsi trovare subito pronti e andare immediatamente forte nelle prime gare di IBU Cup, che se non dovessero andare bene renderebbero più complicata la rincorsa. Io però sono sereno, nemmeno ci penso a queste cose. Sono convinto che se tutto andasse per il meglio avrei l’opportunità di risalire e se ciò non dovesse accadere, allora significherebbe che non avrei reso come dovrei. Alla fine, però, questi sono tutti bei discorsi e se mi focalizzassi su di essi commetterei un errore. Ciò che devo fare è soltanto arrivare al mio cento per cento per poi vedere dove sono. I risultati diranno dove merito di stare».

Quindi il tuo obiettivo è quest’ultimo?
«Si, l’obiettivo è arrivare al mio miglior biathlon, poi vedremo dove sarò».

Giorgio Capodaglio

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