Biathlon | 22 settembre 2020

Divieto al fluoro e controlli, i biatleti norvegesi all'attacco: "È una farsa"

Christiansen e i fratelli Bø hanno espresso il proprio malumore per come sta evolvendo la vicenda del divieto all'utilizzo di prodotti fluorurati: "Senza un sistema di controllo certo può diventare una minaccia come il doping"

Foto di Flavio Becchis

Foto di Flavio Becchis

Mercoledì 23 e giovedì 24 avrebbero dovuto svolgersi in Germania i test sul dispositivo che dovrebbe rilevare la presenza di fluoro sotto gli sci. Il rinvio di questo appuntamento ha fatto crescere la preoccupazione e i dubbi sulla bontà della decisione presa da FIS e IBU di vietare l’utilizzo del fluoro già a partire dalla stagione 2020/21. Non avendo ancora provato il sistema di controllo a due mesi dal via della stagione, molti team e atleti iniziano ad essere preoccupati perché non vogliono ritrovarsi in una situazione regolamentare incerta, nella quale si possa venire squalificati per una leggerezza e allo stesso tempo avere il sospetto che qualcun altro possa invece barare facendola franca.

Ad alzare la voce sono tanti team come Svezia, Finlandia, Germania, ma anche Norvegia, nonostante la nazione scandinava sia stata quella che più delle altre ha spinto per questa rivoluzione. L’incertezza legata ai controlli ha mandato su tutte le furie soprattutto il settore del biathlon. «Sta iniziando a essere una farsa – ha tuonato Vetle Sjåstad Christiansen a Dagladet – viene da chiedersi se non sia grave che siamo a due mesi dal via della stagione e non abbiamo ancora un dispositivo di prova. Non vogliamo certo fare da cavie».

Più diplomatico Johannes Bø, ma quanto affermato dal detentore della Coppa del Mondo a Dagbladet è sulla stessa linea rispetto alle dichiarazioni del suo compagno di squadra: «Non va affatto bene. A meno che non ottengano qualcosa di buono tra fine settembre e inizio ottobre, penso che le spie di avvertimento debbano iniziare a lampeggiare, perché noi dobbiamo sapere il sistema di controllo funzioni davvero bene».

Tarjei Bø, come già fatto dagli skiman svedesi alcuni giorni fa, ha paragonato questo problema al doping: «Si tratta di fair play perché ognuno vuole che ci sia un vincitore onesto. Come il doping è una minaccia per il fair play, così sarà questo problema. Se le persone dovessero barare senza essere scoperte perché il regime dei test non funizona, allora sarebbe come il doping. Tutta la storia dello sport dimostra che essere ingenui non aiuta. Le persone hanno sempre imbrogliato e continueranno a farlo, quindi non possiamo essere ingenui e dire di non aspettarsi che qualcuno provi a barare».

Insomma aumenta la pressione sulla Kompass, azienda che sta costruendo il dispositivo in tempo record, e in particolare sulle federazioni internazionali che hanno agito troppo in fretta. Non sono più solo le aziende produttrici di materiali a volere il rinvio di uno o due anni per potersi preparare al meglio e trovare alternative al fluoro che siano competitive, anche team e atleti vogliono ora avere la certezza di gareggiare senza doversi porre domande sull’onestà altrui.

G.C.

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