Biathlon | 06 novembre 2020

(VIDEO) Biathlon - René-Laurent Vuillermoz: "I top level del biathlon hanno valori fisiologici pari a quelli dei fondisti"

L'allenatore del CS Esercito ha affrontato diversi argomenti in un'interessante intervista rilasciata a Fondo Italia nel corso del raduno di Livigno: "Dagli anni duemila, il fondista si è avvicinato alla tecnica del biatleta"

(VIDEO) Biathlon - René-Laurent Vuillermoz: "I top level del biathlon hanno valori fisiologici pari a quelli dei fondisti"

Dopo una buona carriera da atleta, da anni René-Laurent Vuillermoz è un allenatore molto stimato dall’ambiente, soprattutto per le sue grandi conoscenze tecniche che ha sicuramente fatto crescere sotto questo aspetto tanti giovani atleti. Dopo alcune stagioni alla guida dei giovani dell’ASIVA, con grande dispiacere di tanti giovani atleti valdostani l’allenatore originario di Sarre è tornato quest’anno nello staff tecnico del Centro Sportivo Esercito.

In questi giorni, assieme alla squadra di sede, si trova a Livigno per un raduno sulla neve. Sono presenti sei atleti: Nicola Romanin, Peter Tumler, Paolo Rodigari, Kevin Gontel, Michael Durand e Sara Cesco Fabbro.

Al microfono di Fondo Italia, intervistato da Katja Colturi, Vuillermoz ha fatto il punto della situazione sulla preparazione della sua squadra per passare poi ad altri argomenti molto interessanti, come la differenza nella tecnica di sciata tra fondisti e biatleti. «Il biatleta ha tre chili e mezzo in più sulla schiena – ha subito puntualizzato Vuillermozquindi è un po’ vincolato ai movimenti di busto. Il fondista tende ad avere un movimento di busto, un utilizzo degli addominali più pronunciato rispetto al biatleta, che è più limitato. Ma dagli anni duemila in poi, il fondista non dico che abbia copiato, però si è avvicinato alla tecnica del biatleta, anche perché il biatleta moderno è un fondista a tutti gli effetti, oltre che tiratore. I top level del biathlon hanno valori fisiologici pari livello con quelli dei fondisti. La differenza è poca rispetto a trent’anni fa. Lo sforzo fisico di un biatleta si avvicina a quello di un sprinter del fondo, come produzione di acido lattico e sforzo».

Vuillermoz ha poi sottolineato le difficoltà che troveranno gli atleti di sede, come quelli da lui allenati, per trovare posto nelle competizioni internazionali: «Sarà un anno difficile e particolare, dobbiamo adattarci. L’IBU ha creato un protocollo molto restrittivo per la Coppa del Mondo, mentre l’IBU Cup partirà a gennaio, sperando si possa effettivamente fare. Fortunatamente le nazioni OPA hanno organizzato questa Alpen Cup che dovrebbe partire a Obertilliach a inizio dicembre. Purtroppo i nostri senior avranno poche opportunità di esserci, in quanto la FISI ha deciso di puntare sugli atleti che già rientravano nei quadri federali. Sarà difficile vederli al via della prima di Alpen Cup, quindi speriamo si possa gareggiare in Coppa Italia, visto che la prima tappa è in concomitanza con le gare di Obertilliach e lì ci si potrebbe giocare la qualificazione. Per quanto riguarda gli Junior del nostro gruppo, se tutto andrà bene avranno la possibilità di fare un confronto con la nazionale juniores a fine novembre in Val Martello e provare così a qualificarsi».

Infine Vuillermoz ha parlato della cancellazione della tappa di Le Grand Bornand, località alla quale è molto legato. «È sempre un peccato rinunciare ad una manifestazione del genere, sicuramente la gente non è contenta, anche il Comitato Organizzatore non lo è. La scelta è stata dell’IBU e credo abbia fatto bene nella situazione attuale a scegliere due località per ospitare le prime quattro tappe, anziché andare avanti con il calendario iniziale e dover magari annullare le gare. La gente questo lo ha capito, perché questo fa parte della nuova situazione con cui dobbiamo abituarci a convivere».

G.C.

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