Combinata | 27 dicembre 2020

Il combinatista russo Yahin si difende dalle accuse norvegesi: "Su di me dette tante assurdità, a Ruka non ho violato la quarantena"

Prima di annunciare la propria rinuncia alle gare di fondo, media, dirigenti e atleti norvegesi avevano riferito di aver visto Yahin allenarsi in pista dopo la positività al tampone; il russo ha dato la sua versione dei fatti: "Allora ero negativo"

Foto sito FIS

Foto sito FIS

A Ramsau è tornato a gareggiare ottenendo soltanto un 47° e un 48° posto. È bastato però questo a rendere felice Ernest Yahin, combinatista russo classe 1991, finito suo malgrado nell’occhio del ciclone nel primo weekend di Coppa del Mondo a Ruka. Secondo alcuni sarebbero addirittura sue le colpe della scelta della nazionale di sci di fondo norvegese di rinunciare alle successive tappe della Coppa del Mondo. Mai come questa volta, Yahin aveva ricevuto tante attenzioni in passato.

Ma cosa è successo? È stato l’atleta stesso a raccontarlo nel corso di un’intervista al sito russo “sport-express”. A Ruka, Yahin ha avuto un esito positivo del tampone effettuato in aeroporto e pur non avendo alcun sintomo è rimasto dieci giorni in isolamento, prima di uscire dopo aver scoperto di non aver mai contratto il covid. Allo stesso tempo è stato pesantemente accusato dai media norvegesi di non aver rispettato le condizioni della quarantena. Per alcuni, la sua violazione delle regole avrebbe fatto sentire gli atleti norvegesi in condizioni non sicure, portando i fondisti al boicottaggio delle ultime settimane. 

Yahin si è quindi difeso e ha voluto raccontare la propria versione dei fatti: «Abbiamo raggiunto la Finlandia dalla Slovenia in aereo – inizia il combinatista russo – una volta arrivati all’aeroporto di Helsinki abbiamo effettuato il tampone all’ingresso. Abbiamo dormito una notte nella capitale e la mattina successiva ci siamo recati a Kuusamo. Lì ho fatto di nuovo il test previsto dalla FIS risultando negativo. A quel punto sono stato registrato in un hotel e ho ottenuto l’accredito come da regolamento. Il giorno successivo mi sono quindi recato al trampolino per effettuare i salti di allenamento previsti dal programma. Ero seduto negli spogliatoi e mi stavo cambiando, quando mi hanno avvertito che il risultato del primo test effettuato all’aeroporto di Helsinki aveva avuto un esito positivo. Sono stato quindi tolto immediatamente dalla lista di partenza, messo in macchina e portato in albergo».

Il racconto di Yahin prosegue: «Assolutamente non ho avuto alcun sintomo. Mi era stato promesso che avrei effettuato immediatamente un altro test e, in caso di negatività, sarei stato ammesso alla gara senza dover passare per la qualificazione. Ma per qualche motivo sono stato sottoposto al secondo test soltanto la domenica, anche se già il giovedì si sapeva della mia positività. Per tutto quel tempo ero rimasto fermo ad aspettare stupidamente, né il medico né alcun rappresentante delle autorità locali mi aveva chiamato. Anche il test effettuato la domenica è poi risultato negativo, ma fino a quando non sono arrivati i risultati, siamo comunque rimasti in quarantena per dieci giorni. Con me c’erano due allenatori. Ciò mi ha provocato anche problemi di condizione, perché per dieci giorni non mi sono allenato. Fortunatamente l’albergo era nel bosco e c’era quindi la possibilità almeno di uscire con gli sci. Ma non era possibile recarsi al trampolino o in palestra. Anche i biglietti di ritorno sono stati cancellati e non potevamo cambiarli».

Quindi Yahin smentisce tutte le voci arrivate dalla Norvegia: «È pura stupidità. A quanto ho capito, il discorso riguarda il fatto che sono apparso sul trampolino di lancio il primo giorno. Ma a quel tempo avevo solo un test negativo, il risultato positivo è arrivato solo in seguito. Sono stato ufficialmente accreditato, inserito in un hotel ed ero presente nella lista di partenza. Appena ho saputo della mia positività sono entrato in quarantena. Ovviamente non mi sono mai recato allo stadio. Anche se volessi voluto, sarebbe stato impossibile. Il mio accredito era stato annullato e senza di esso non c’è modo di andare da nessuna parte. Hanno scritto che Klæbo era lì sulla pista a quasi un metro da me, ma questa è una totale assurdità. Non avrei mai potuto incrociare nessuno senza accredito».

Giorgio Capodaglio

Ti potrebbero interessare anche: