Combinata | 19 gennaio 2021

Intervista al dt Federico Rigoni: tra Pittin e lo stato di salute della combinata nordica italiana

Il dt azzurro ha voluto applaudire quanto fatto dal finanziere in Val di Fiemme: "Domenica ho sentito una forte energia all'interno della squadra; Pittin è un esempio per tanti, cinquanta giorni fa era alle prese col covid"

Foto di Gaia Panozzo

Foto di Gaia Panozzo

La tappa di Coppa del Mondo che si è svolta lo scorso weekend in Val di Fiemme, ha regalato soddisfazioni ai colori azzurri. Alessandro Pittin è tornato nuovamente nelle posizioni di vertice, provando il sapore della lotta per il podio. Il risultato del friulano delle Fiamme Gialle, che ormai da tempo vive proprio in Val di Fiemme, ha reso orgoglioso il dt azzurro Federico Rigoni, appartenente all'Arma dei Carabinieri.

«Domenica in Val di Fiemme ho sentito una bellissima energia all'interno della squadra - ha affermato Rigoni a Fondo Italia - c'era grande ottimismo, era veramente bello essere lì. Ha fatto estremamente piacere vedere anche i tecnici delle altre nazioni correre a congratularsi con noi per la prestazione di Alessandro e tutta la squadra. Siamo stati orgogliosi del risultato ottenuto, una sensazione che tra noi riuscivamo a trasmetterci anche con uno sguardo. È stata una bella emozione. Anche se non è arrivato il podio, è stato bello tornare a lottare per le posizioni di vertice. Questo ci ha dato tanta energia. Certo, ad un certo punto avevamo addirittura sognato qualcosa di diverso e non nego che ad ottanta metri dall'arrivo stavo già saltando perché pensavo addirittura che Alessandro vincesse. Purtroppo, il rettilineo finale di Tesero è molto lungo e non favorevole alle sue caratteristiche».

Rigoni ha voluto però puntare l'attenzione su un altro aspetto che ritiene molto importante in questo periodo storico. «Questa fantastica prestazione di Alessandro Pittin mi auguro possa essere uno stimolo ed incoraggiare tante persone che oggi sono in difficoltà a causa del covid. Non dimentichiamoci che soltanto cinquanta giorni fa lui era fermo a causa di questa brutta malattia, invece domenica era lì a lottare per la vittoria contro i più forti combinatisti al mondo. Un vero esempio».

Il direttore tecnico azzurro ha voluto sottolineare, in alcune dichiarazioni rilasciate invece a Newspower, ufficio stampa dell'evento fiemmese, quanto lavoro sia presente dietro a questo risultato. «Voglio ringraziare la FISI, che ci ha dato fiducia permettendoci di far arrivare un nuovo tecnico come Winkelmann. Abbiamo fatto questa scelta perché se nel fondo abbiamo ottimi tecnici e non abbiamo da invidiare nulla a nessuno, nella parte del salto abbiamo ancora da imparare dalle nazioni più forti come Austria, Germania e Norvegia. Si è deciso di fare questo investimento generale come Federazione perché abbiamo fiducia nei nostri atleti e crediamo possano ben figurare in questa disciplina, basti pensare ai risultati ottenuti negli ultimi anni. Abbiamo presentato sette atleti qui in Val di Fiemme e con tutti siamo riusciti a qualificarci. In squadra abbiamo tre junior come Radovan, Mariotti e Bortolas, che faremo crescere seguendo la nuova metodologia di allenamento introdotta da Winkelmann. Lavoriamo con loro anche in previsione futura visto che loro saranno gli atleti dei prossimi anni. Investiamo con la massima attenzione su tutti questi atleti».

Rigoni ha anche indicato un altro investimento che è stato falto per allenare non soltanto la tecnica ma anche la testa. «Stiamo collaborando anche con una psicologa per curare l'aspetto mentale, una cosa che avevamo già iniziato lo scorso anno. Io credo che ci sia bisogno di curare ogni particolare in queste discipline così competitive».

Un aspetto molto interessante sottolineato nelle dichiarazioni rilasciate a Newspower riguarda i salti di allenamento. «Il livello si è alzato tantissimo nella combinata nordica. Con velocità molto basse nel salto, basta sbagliare veramente poco per finire lontano dai primi. In allenamento, quando si fanno sedute di cinque o sei salti devi riuscire a fare il numero più alto possibile di salti ad altissimo livello perché poi in gara lo stress, l’emozione, la voglia di strafare possono condizionare la prestazione. Se si riesce a trovare il ritmo giusto in allenamento sbagliando solo un salto su quattro, facendone tre buoni, possiamo dire che le possibilità di portare in gara un salto d’alta classifica aumentano molto. Mentre se si riescono a fare solo due salti giusti su sei, poi devi avere fortuna per replicare in gara un salto buono».

I risultati ottenuti in Val di Fiemme mostrano una nazionale azzurra in crescita ed anche nel salto si iniziano a vedere segnali positivi. Ma si può fare ancora di più? «Io sono il primo che ogni sera si mette in discussione per capire se si può o si poteva far meglio. Purtroppo abbiamo dei numeri risicati sia dal punto di vista degli atleti sia per quanto riguarda le risorse economiche e lo testimonia il fatto che le grandi nazionali hanno grandi strutture al seguito con i camion dedicati alla preparazione degli sci ad esempio. Hanno una cultura sportiva diversa da noi. Non possiamo pensare di competere a livello numerico con Germania, Austria, Norvegia o con la Slovenia. Loro hanno 10 volte il numero di atleti che abbiamo noi. Se noi in Italia abbiamo 90 atleti, la Slovenia ne ha 750-800: è un decimo rispetto al loro. Loro addirittura hanno smesso di fare reclutamento perché non hanno disponibilità di allenatori e tecnici a sufficienza e stiamo parlando di pochi km da Tarvisio. Dietro hanno impianti che partono dai 10 metri e arrivano a 250 metri, hanno fatto investimenti impressionanti. Pensiamo alla Polonia: nella gara di salto di CdM, il ministro polacco in prima persona ha scritto per le problematiche legate al covid. È un sistema diverso, un po’ come quello che c’è in Italia per il calcio. Ma voglio fare un plauso ai nostri tecnici ed alla federazione perché con i pochi numeri che abbiamo, stiamo cercando comunque di fare qualcosa di buono».

Le Olimpiadi del 2026 sono una motivazione in più a lavorare per crescere: «Adesso, con la designazione di Milano-Cortina per le Olimpiadi 2026, penso sia importante stringere i denti e continuare a lavorare. Io ci credo nella combinata del futuro! Se ho accettato di portare avanti questo progetto è perché son convinto che gli atleti ed i tecnici possono portarci grandi soddisfazioni. Il 2026 è dietro l’angolo. Puntiamo sui giovani cresciuti a Pellizzano e da Massimino Bezzi, per noi sono una risorsa importante. Anche il friuli è importante, speriamo che si riescano ad avvicinare a questa disciplina nuovi bambini, anche se il Covid ha un po’ compromesso questa attività di reclutamento. Per non parlare della Val Gardena, che è per noi fucina di grandi talenti. Io stesso ho cercato di portare avanti un lavoro sull’altopiano di Asiago, che manca tantissimo al movimento dei combinatisti italiano. Gli impianti sono un aspetto fondamentale: se ci sono gli impianti, poi ci sono anche allenatori e di conseguenza atleti. Non è facile per gli atleti dover fare trasferte fin da piccoli per andare all’estero ad allenarsi. La fortuna di avere un trampolino da 60 metri qui a Predazzo è un’ottima risorsa, non è da sottovalutare. Ringrazio la federazione che ci ha dato la possibilità di poter portare avanti questo progetto, assieme al Trentino ed ai gruppi sportivi militari».

Giochi di Milano-Cortina che vedranno la combinata nordica protagonista proprio in Val di Fiemme, ormai trampolino di casa per gli azzuri: «Questa località ha un’importanza fondamentale in questo momento. Quest’estate, nonostante il Covid, siamo riusciti ad allenarci su questi trampolini. Peccato che il trampolino grande non sia agibile, perché riuscire ad avere in casa due impianti, uno più piccolo ed uno più grande dove potersi allenare è una bella risorsa. Quest’estate abbiamo usato molto il trampolino da 60 metri per lavorare e modificare alcuni aspetti tecnici che a velocità ridotte sono più facili da correggere. Più è alta la velocità, più è difficile correggere gli errori, quindi molte volte è meglio lavorare su quello piccolo per poi portare i miglioramenti sul trampolino grande».




Giorgio Capodaglio e Newspower

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