Sci di fondo | 08 marzo 2021

Squalifica di Klæbo, la spiegazione di Mignerey: "Non c'era spazio per passare senza contatto"

Il race director dello sci di fondo presso la FIS ha incontrato i media in mixed zone: "È stata una decisione difficile e per questo motivo abbiamo scelto di prenderci tutto il tempo necessarie ed analizzare tutte le immagini"

Squalifica di Klæbo, la spiegazione di Mignerey: "Non c'era spazio per passare senza contatto"

Al termine di una giornata estenuante, Pierre Mignerey, race director dello sci di fondo presso la FIS, ha deciso di recarsi in mixed zone per spiegare ai media presenti come si è arrivati alla decisione di squalificare Klæbo e cambiare così l’ordine d’arrivo della 50 km. Una scelta che ha fatto molto discutere. «Probabilmente sui social media oggi avrete una parte a favore ed un’altra contro – ha affermato Mignereyla decisione può essere giusta per alcuni e sbagliata per altri, spesso dipende dalla nazione coinvolta. Per quanto mi riguarda, quanto accaduto rafforza la mia opinione che si debba discutere insieme il regolamento e l’ho ribadito anche qui».

Mignerey ha poi spiegato come si è arrivati alla difficile decisione di squalificare il norvegese: «La prima questione da analizzare era se ci fosse stata un’infrazione da parte di Bolshunov, ma siamo arrivati alla conclusione che fosse davanti e avesse il diritto di scegliere la sua linea ideale. La seconda questione è stata capire cosa fosse accaduto esattamente e perché Bolshunov avesse rotto il bastone. Abbiamo visto dalle immagini che c’è stato un contatto tra il braccio di Klæbo ed il bastone di Bolshunov, che ha così spinto il bastone tra le gambe del russo e si è rotto. A quel punto bisognava analizzare come si fosse arrivati a quella situazione. Abbiamo ritenuto che ciò si sia verificato perché Klæbo era dietro e aveva provato a sorpassare dove non c’era abbastanza spazio per evitare il contatto. Nel regolamento è chiaro che chi sorpassa deve fare attenzione affinché non si verifichino contatti. Quindi abbiamo ritenuto che tutta la responsabilità di quanto accaduto fosse di Klæbo».

Una decisione tutt’altro che facile, con gli occhi del mondo addosso e la lunga attesa che ha generato un po’ di confusione e malumore: «È stata una decisione difficile, come sempre quando si tratta di dover cambiare un podio, che sia Mondiale o Coppa del Mondo. Per questo motivo abbiamo deciso di prenderci tutto il tempo necessario per analizzare più immagini possibili e valutare al meglio la situazione. Solitamente nei replay che vengono mostrati in tv si vede soltanto la parte finale. Ma è troppo tardi, noi dobbiamo analizzare tutta la situazione, tornare il più indietro possibile e valutare la circostanza nel suo insieme. Non riguarda solo il momento del contatto in cui si rompe il bastone, ma è importante capire perché si sia arrivati a quella situazione. È importante tornare indietro ed analizzare dall’inizio, anche prima che arrivino sul rettilineo».

Dopo la protesta della Russia entro i quindici minuti richiesti dal regolamento, la giuria ha chiamato Johannes Klæbo per ricevere da lui delle spiegazioni su quanto accaduto. «Il comportamento di Klæbo e dei tecnici norvegesi è stato molto educato. Ognuno ha provato ad esprimere la propria visione dei fatti, come capita in queste occasioni. Hanno provato a fare una protesta contro la nostra decisione, che è stata respinta. Avranno la possibilità di fare un appello entro le prossime 48 ore ad una commissione esterna della FIS, che prenderà la propria decisione entro 72 ore. Quest’anno è già accaduto due volte, in entrambe le occasioni al Tour de Ski, con Lampic e con la caduta dei russi. Ovviamente la commissione può anche decidere di ribaltare la nostra decisione dopo averla analizzata».

All’interno dello stadio però nessuno aveva molta voglia di festeggiare. Anche Mignerey ne è consapevole, anche se considera inevitabile quanto accaduto. «È chiaro che siano tutti infelici oggi. Ovviamente uno vorrebbe che il vincitore fosse chi supera per primo il traguardo, ma non conta solo quello, bisogna passare il traguardo per primi senza aver fatto nulla di sbagliato. Ovviamente l’umore è sempre migliore quando si hanno le emozioni dopo il traguardo e non quando il risultato viene deciso dalla giuria, posso capirlo. Ma è anche importante fare in modo che vengano rispettate le regole. Quindi non abbiamo comunque la soluzione per fare tutti felici. Le polemiche? Ognuno dice sempre che vogliamo favorire l’avversario. Se è un bel giorno per il fondo? Non può mai esserlo quando una gara viene decisa dalla giuria, non è un giorno perfetto, soprattutto se accade al Mondiale»

Giorgio Capodaglio

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