Sci di fondo | 11 marzo 2021

Fondo - Federico Pellegrino: "In skating ho ritrovato le sensazioni che volevo pensando a Pechino"

Il valdostano delle Fiamme Oro ha parlato in una conferenza stampa organizzata dalla FIS: "Hattestad ha vinto l'oro a 32 anni, per me il massimo obiettivo per Pechino è quello"

Fondo - Federico Pellegrino: "In skating ho ritrovato le sensazioni che volevo pensando a Pechino"

Per la seconda volta in carriera Federico Pellegrino ha vinto la coppa di specialità sprint. Per l’occasione la FIS ha organizzato una conferenza stampa web per celebrare l’azzurro e conoscere i suoi pensieri al termine della stagione.

Ovviamente rispetto a cinque anni fa, quando vinse la prima coppa di specialità, il percorso per arrivare a questo successo è stato ben diverso, soprattutto a causa dell’emergenza covid e dell’infortunio estivo. «Come tutti sapete l’emergenza covid ha posto il mondo in una situazione difficile, abbiamo avuto più cose a cui fare attenzione. Quindi nel corso della stagione è stato più difficile gestire il tutto. A questo ci aggiungo personalmente anche un infortunio subito in estate, proprio ad agosto durante la preparazione, non il miglior periodo per farsi male. Sono quindi soddisfatto ed orgoglioso di come io ed il mio team siamo riusciti ad affrontare tutte queste problematiche».
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L’azzurro ha poi raccontato come ha vissuto questa stagione molto particolare a causa dell’emergenza covid. «Abbiamo dovuto pianificare meglio le cose, sapendo che tutto sarebbe potuto cambiare. In passato sapevamo cosa ci aspettava dall’inizio della preparazione a giugno alla fine della stagione ad aprile, ma quest’anno non è stato lo stesso. Ogni giorno non sapevi cosa sarebbe potuto accadere quello successivo e come le cose sarebbero andate avanti. Sapevamo che ci sarebbero state gare cancellate e qualcosa del genere. È stata dura. Anche il fatto di indossare la mascherina, rispettare la distanza sociale anche con compagni di squadra e tecnici, fare attenzione a tutto. La parte più difficile è stata che rispetto al passato, quando tornando a casa dalle gare stavamo qualche giorno con la famiglia staccando completamente dalla Coppa del Mondo, quest'anno non potevamo farlo. Ho salutato la mia famiglia alla fine di settembre e da quel momento non l'ho più vista. Questa è stata la parte più dura del mio lavoro quest’anno. Ho cercato di farlo nel modo più professionale possibile. Sono soddisfatto di come siamo riusciti a gestire la situazione. È stato difficile, bisognava fare attenzione a molte più cose ed in Italia è anche più difficile, in quanto viviamo in maniera diversa rispetto al nord, c’è una maggiore densità di popolazione, quindi è più complicato mantenere le distanze. In inverno abbiamo avuto tanti casi e abbiamo dovuto tenere sempre alta l’attenzione».

A far felice Pellegrino, più della vittoria della coppa di specialità è l’aver ritrovato quelle sensazioni in skating che gli mancavano: «Personalmente questa Coppa del Mondo ha un po’ meno valore, perché so che è per l’atleta più forte nelle sprint, ma so di non esserlo. Qualcuno doveva fare le gare e vincere qualcosa, io l’ho fatto. Gareggiare senza Klæbo mi ha portato a cambiare tattica. Ho gareggiato molto diversamente, meno attendista, più offensivo nel corso delle batterie ed in finale. Le sensazioni di questa stagione erano veramente buone, ne avevo bisogno per iniziare a pensare alle Olimpiadi di Pechino, dove ci sarà una sprint in skating e so che lì potrò provare ad essere il migliore. Il mio obiettivo quest’anno non era solo conquistare il podio o ottenere vittorie, ma tornare a cercare le mie migliori sensazioni passate, ne avevo bisogno per lavorare sulla prossima stagione. Non appena a dicembre è stato chiaro che i norvegesi non avrebbero gareggiato, la mia mente si è fissata automaticamente sulle Olimpiadi del 2022, concentrandomi sulle sprint in skating e per questo sono orgoglioso di quanto fatto a dicembre. Non so se celebrerò molto questa Coppa del Mondo, anche perché al momento non è permesso farlo. Sono molto orgoglioso, anche perché molte volte Bolshunov mi aveva detto che avrebbe voluto vincere anche questa. Penso però che quando è caduto in qualificazione a Falun si sia concentrato sui Mondiali. Come nel 2016 al Tour de Ski Northug mi disse che di voler vincere la coppa sprint perché non l’aveva mai fatto ed io la vinsi, così Bolshunov mi ha detto più volte che avrebbe voluto vincere questa coppa quest’anno e l’ho fatto io, quindi sono orgoglioso».

Il poliziotto valdostano ha quindi fatto un bilancio della sua stagione: «Sono particolarmente orgoglioso di quanto fatto a dicembre ed anche ad inizio gennaio, quando al Tour de Ski ho provato questa nuova esperienza di arrivare fino alla fine con otto gare. Ho imparato qualcosa anche lì. La parte meno felice è stata il Mondiale. Ero abbastanza in forma, ma ho avuto qualche problema ad adattarmi alla neve. Non ho avuto problemi mentali, fisici o con gli sci, ma so che con condizioni di neve bagnata per me diventa più difficile ottenere i miei obiettivi. Sono orgoglioso di aver fatto il meglio possibile. Nella team sprint non siamo stati molto fortunati ad essere inseriti nella seconda semifinale con neve lenta, abbiamo speso molte energie e non siamo stati così in grado di andare a medaglia. Poi siamo tornati a casa presto all’inizio della seconda settimana ed è stata veramente dura. Ecco, per me quello è stato il punto più basso della stagione, anche se è stato giunto andare via».

Pellegrino ha quindi parlato della sua preparazione e dei cambiamenti fatti in questa stagione, nella quale è tornato ad essere seguito da Benedetto. «Ho cambiato qualcosa nella mia preparazione. Sono tornato al mio vecchio preparatore atletico, che avevo avuto fino a Pyeongchang. Ho ripreso a lavorare molto in palestra. In questo senso, l’infortunio ha quasi aiutato, perché l’unico allenamento possibile era proprio quello in palestra. Mi sono concentrato su ogni singolo muscolo che volevamo fosse più forte e veloce. Questo tipo di lavoro mi ha aiutato molto, come sapevo già perché avevo l’esperienza passata con lui. Ciò mi ha aiutato molto per questa stagione ma lo farà ancora di più per la prossima».

Il valdostano ha anche chiare le idee su cosa fare nelle prossime settimane appena conclusa la stagione, anche se ovviamente è tutto legato a come evolverà la situazione covid. «Qui in Engadin ci sono delle belle condizioni di neve e se le leggi lo permetteranno, cercherò di fermarmi e stare qui più tempo. Voglio continuare a sciare molto nelle prossime settimane, anche in condizioni primaverili nelle quali devo migliorare. Cercherò di fare attenzione a come evolverà la situazione internazionale con il covid, magari potrei andare in Norvegia ad aprile per sciare di più, oppure fare sci alpinismo in Valle d’Aosta per trovare la neve più in alto».

Alla fine della Coppa del Mondo mancano ancora due gare e Pellegrino occupa la terza posizione della classifica generale. L’azzurro ovviamente sogna il podio, ma è consapevole che sarà molto complicato riuscire ad ottenerlo: «Il podio sarebbe un bell’obiettivo ma sono consapevole che sarà difficile. Se fosse rimasto il programma di Oslo con una sprint e la 50 mass start avrei veramente puntato a salire sul podio, ma qui ad Engadin abbiamo una 15 km mass start e la 50 pursuit, quindi sarà difficile pensare al podio della Coppa del Mondo. Farò del mio meglio».

La testa è andata nuovamente alle Olimpiadi del prossimo anno. Pellegrino non si è nascosto: «Il mio massimo obiettivo è l’oro, ho vinto tante volte in Coppa del Mondo, due coppe del mondo sprint, ho un oro ed un argento mondiali, l’argento olimpico in classico, quindi senza dubbio il massimo obiettivo è l’oro in skating. So che non sono giovane come in passato, ma Hattestad vinse l’oro a Sochi quando aveva 32 anni. Il prossimo sarà il trentaduesimo anno della mia vita, quindi se posso perché non sognare e lavorare per questo. Sicuramente anche la team sprint potrebbe essere un'opportunità, io e De Fabiani vincemmo la medaglia a Seefeld in classico, non siamo male nel format. La quota? Vivo a 1400 metri, mi alleno spesso in altura. Ovviamente preparare una gara a 1700 è ben diverso, ma storicamente faccio bene quando gareggio in altitudine, vedi Davos, Val Müstair o Lenzerheide. Ho conquistato tanti podi in quota. Al momento non ho ancora pianificato la preparazione per la prossima stagione, ma ovviamente dovremo tenere a mente anche la quota».

Giorgio Capodaglio

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