Sci di fondo | 17 marzo 2021

Fondo - Daniele Serra ci racconta la sua Vasaloppet: "Un'esperienza unica"

Il cuneese del Centro Sportivo Esercito ha disputato la Vasaloppet e ci ha parlato di questa bellissima esperienza: "Il momento più difficile è quando perdi il gruppo e resti solo; al traguardo sei consapevole di aver fatto qualcosa di grande"

Fondo - Daniele Serra ci racconta la sua Vasaloppet: "Un'esperienza unica"

Ci sono gare che vanno oltre la competizione, che rappresentano un sogno, la certificazione di una grande passione, quella per lo sci di fondo, che ti porta sugli sci in ogni condizione meteo, continuando a sciare anche quando la testa vorrebbe mollare di fronte alla fatica e le avversità. 90 km di pura fatica, ma soprattutto passione, la Vasaloppet. La gara più amata e più desiderata dagli appassionati di sci di fondo, che siano essi professionisti o semplici turisti.

L’ultima edizione, purtroppo, è stata condizionata dalle restrizioni per l’emergenza covid, ma ciò non ha vietato a tanti professionisti e semplici appassionati di affrontare il percorso sia il sabato (per i “turisti”) che la domenica, quando si è svolta la gara vera e propria, valida per il Visma Ski Classics.

Al via tanti italiani, tra i quali anche tre fondisti del Centro Sportivo Esercito: Elisa Brocard, Mikael Abram e Daniele Serra. Gli alpini si sono uniti al Team Robinson Trentino, partecipando con loro a questo splendido evento.

«Per me è stato tutto diverso dal solito – ha raccontato Daniele Serra a Fondo Italia – anche perché da tanto tempo non gareggiavo così lontano dall’Italia, al massimo mi sono sempre trovato sull’arco alpino. È stata un’esperienza diversa, unica nel suo genere. L’idea è nata da Sergio Bonaldi, allenatore del Centro Sportivo Esercito, che un giorno mi ha sfidato chiedendomi se sarei andato a fare la Vasaloppet se lui mi avesse trovato una squadra. Sinceramente io gli ho risposto di “si”, ma pensavo fosse impossibile, soprattutto in un anno del genere. Invece pochi giorni dopo mi ha chiamato Bruno Debertolis, del Team Robinson Trentino, invitandomi ufficialmente ad andare con loro. Non potevo tirarmi indietro. Inizialmente dovevamo essere io, Didi Nöckler e Sara Pellegrini, loro due delle Fiamme Oro, ma entrambi all'ultimo sono stati costretti a rinunciare. Didi, perché era stato convocato per i Mondiali. Con me sono quindi saliti Miki Abram ed Elisa Brocard, dell’Esercito come me».

Una volta presa la decisione di disputare la Vasaloppet, ormai chiaro che non avrebbe avuto alcuna chance di qualificarsi per il Mondiale di Oberstdorf, Serra ha anche concentrato il suo allenamento sulla preparazione specifica per questo evento. «Ho fatto due settimane belle intense di allenamenti lunghi e spinte. Sinceramente non poteva capitarmi un allenatore migliore di Bonaldi per questo, dal momento che ha vinto il circuito delle lunghe distanze, ha fatto quel tipo di gare per anni. Poi ovviamente non abbiamo cambiato le cose in modo esagerato, alla fine non avevamo il tempo per preparare la gara al meglio. Stavo fuori oltre due ore al giorno, tanti lavori a spinte, ripetute, capacità e potenza, tutto incentrato su quello.  Diciamo che lo skating l’ho un po’ trascurato e si è visto a Tarvisio questo weekend, visto che nella sprint non stavo in piedi (ride, ndr). Ovviamente sono consapevole che per preparare una Vasaloppet per chiuderla nelle posizioni di vertice avrei dovuto fare allenamenti diversi per tutto l’anno, non ci si può improvvisare, dovresti allenarti tutta la stagione su quella gara. Anche perché noi siamo abituati a gare di circa quaranta minuti, alla fine facciamo la 50 una o due volte l’anno».

Tanta la fatica provata in pista, ma Serra se l’è gustata. «Quando vedi il traguardo sei orgoglioso, ti rendi conto di aver fatto qualcosa di importante. Poi, una volta tagliato il traguardo e tolti gli sci, dimentichi quasi come si cammina, i primi venti passi barcolli. Io sono andato così a prendere la medaglie e subito sono andato via con lo zaino, perché purtroppo non si poteva restare nella zona d’arrivo per ovvi motivi. All’arrivo ero finito, ma è un tipo di fatica diversa rispetto ad una sprint quando paradossalmente fatichi a restare sulle gambe distrutto dall’acido lattico. È un altro tipo di stanchezza e mi è piaciuta. Questa gara è stata una sorta di ricarica mentale. Al di là dell’esperienza nuova e particolare, mi ha fatto bene respirare un’aria diversa, un nuovo ambiente. Mi ha gasato un po’ e un giorno voglio assolutamente tornare in Svezia a rifarla».

Anche il prossimo anno? «Spero di no, perché mi piacerebbe andare alle Olimpiadi, quello resta il mio obiettivo. Poi, ovviamente, se non dovessi qualificarmi per i Giochi di Pechino, allora si, ci tornerei sicuramente. Ma il mio obiettivo resta tornare in Coppa del Mondo e sono motivatissimo a farlo».

Due i momenti della gara particolarmente complicati secondo Serra: «Sicuramente la partenza. È molto caotica e devi stare attentissimo ai contatti, evitare di rompere bastoncini, quindi hai assolutamente l’obbligo di stare lontano dai casini. Però il momento più difficile in assoluto è quando perdi il tuo gruppo. Io mi trovavo nel gruppo di Eliassen, uno dei big del circuito, quando ha dato un’accelerata sono rimasto attardato ed eccomi quindi da solo per 8 km, in alcuni tratti anche col vento contrario. Lì è stata proprio dura. Peccato perché nei primi km era andata piuttosto bene, dopo 35 km ero tra i primi 50. Quando ho visto Eliassen lì con noi con questo cappellino arancione che si notava tra tutti, mi sono girato verso Busin ed Abram col sorriso perché ero convinto che stessimo andando forte. In realtà è stato lui a non vivere la sua giornata migliore (ride, nde)».

Serra ha poi voluto ringraziare il Team Robinson ed il Centro Sportivo Esercito. «Dico grazie al Centro Sportivo Esercito per avermi permesso di vivere questa bellissima esperienza ed incoraggiato. Ringrazio anche il Team Robinson che ci ha ospitati facendoci sentire tra amici. Ci hanno aiutato tantissimo. Ho tanta voglia di tornarci, ma la prossima volta voglio fermarmi tutta la settimana e vivermi anche i vari eventi di contorno, godermi l’evento nel suo complesso».

Ma qual è la cosa che Serra ha più amato della Vasaloppet? «Il giorno della vigilia della gara mentre stavavamo gli sci. Ci trovavamo tra il cinquantesimo ed il sessantesimo chilometro, quando sono passati i concorrenti che hanno gareggiato quel giorno, in quanto agli iscritti degli ultimi gruppi è stato permesso di fare la gara ma il sabato. Guardavo passare queste persone, dei semplici appassionati, il classico sciatore della domenica, tutte con il sorriso, felici di affrontare questa 90 km, di faticare seguendo questa passione. Non so, mentre li vedevo ero felice anch’io, ho provato un grande senso di ammirazione nei loro confronti. Ho avuto una dimostrazione in più di quanto sia bello lo sci di fondo».

Giorgio Capodaglio

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