Sci di fondo | 25 marzo 2021

Sci di Fondo - Basta con i capri espiatori, ora mettete da parte le inimicizie e remate dalla stessa parte

Marco Selle è solo l'ultima persona valida sacrificata sull'altare di uno sci di fondo logorato da inimicizie e pettegolezzi, che con questo atteggiamento fa solo del male a se stesso e soprattutto agli atleti

Sci di Fondo - Basta con i capri espiatori, ora mettete da parte le inimicizie e remate dalla stessa parte

Si è conclusa dopo tre anni l'avventura di Marco Selle (Fiamme Oro) da direttore tecnico della nazionale italiana di sci di fondo. Un triennio che ha portato due medaglie mondiali a Seefeld ed una coppa di specialità sprint con Federico Pellegrino, assieme alla crescita di alcuni giovani emersi già quando era alla guida de settore giovanile. L'addio del poliziotto trentino al ruolo di direttore tecnico è arrivato attraverso un messaggio congiunto del direttore tecnico e del presidente Roda, in quella che appare quindi una scelta presa di comune accordo, magari con l'idea che servisse un cambiamento. L'impressione è che l'ormai ex direttore tecnico azzurro avesse già deciso di lasciare, anche se non abbiamo informazioni più precise, in quanto per il momento il poliziotto trentino ha preferito non rilasciare dichiarazioni, promettendoci di dire la sua nei prossimi giorni. Possiamo però immaginare che Selle avesse già maturato questa decisione da alcune settimane, non solo per i mancati risultati in una stagione al di sotto delle aspettative, ma soprattutto per lo stress e la delusione di quanto accaduto ad Oberstdorf, ma anche per la beffa di quelle critiche ingiuste e cattive ricevute per una scelta di fatto obbligata, quella di abbandonare il Mondiale tedesco. In fin dei conti era molto provato già il sabato a seguito dello skiathlon, quando l'avevamo incontrato in mixed zone e le prime positività erano già state riscontrate all'interno del ritiro della delegazione italiana. In quell'occasione ci sembrava essere veramente al limite delle energie.

Avevamo percepito tutto il logorio fisico e mentale derivato da questi tre anni alla guida della squadra italiana, in particolare per l'ultima stagione, resa ancora più complicata dalla pandemia, tra viaggi da organizzare, tamponi e la paura che qualcosa potesse sempre andare storto. Un ruolo, quello di direttore tecnico, niente affatto semplice, che soprattutto in questa stagione di "tecnico" ha avuto poco, in quanto il poliziotto trentino si è dovuto occupare di tutt'altro, dai viaggi ai tamponi, all'organizzazione delle camere e delle varie bolle, con quel ruolo di "covid manager" che è stato un peso in più, mentre dai quadri FISI era sparita una persona che da anni si occupava ottimamente di tutta l'organizzazione logistica, come Paolo Riva. E forse su questo ai piani alti dovrebbero iniziare a ragionare e il fondo italiano chiedersi se stia ricevendo tutto ciò che gli serve per poter avere un confronto pari con altre nazioni.

Nonostante le difficoltà, anche quest'anno Selle ha esercitato questo ruolo dando del suo meglio, ma soprattutto mettendo a disposizione dell'Italia le proprie capacità e conoscenze, facendosi apprezzare moltissimo in ambito internazionale, tanto da essere invitato lo scorso anno a tenere un seminario tecnico a Trondheim. La sua presenza ha dato lustro all'Italia agli occhi della FIS. Ma si sa, "nemo profeta in patria", così Selle non è stato altrettanto apprezzato ed aiutato quanto avrebbe meritato da quello sci di fondo italiano alla continua ricerca di un capro espiatorio per quei risultati purtroppo lontani dai fasti del passato.

Prima di Selle ci sono passati già altri e le cose non sono cambiate. Ne è un chiaro esempio Sandro Pertile, mandato via malamente dal mondo dello sci nordico italiano, compreso quello di salto e combinata, ed oggi al vertice della Coppa del Mondo di salto con gli sci. Una persona che come Marco Selle, è più stimata all'estero che in Italia. Oppure quel Pietro Piller Cottrer inspiegabilmente mandato via da responsabile del settore giovanile, dopo due stagioni in cui erano arrivati risultati di altissimo livello, lasciandoci il dubbio che dietro a tutto ciò ci fosse qualche antipatia personale. Difficile portare risultati in un ambiente che cambia di continuo come questo. Lo stesso accade con i tecnici. Si giudicano tanto i mancati risultati della squadra femminile, ma non c'è mai stato un progetto portato avanti con continuità. Se andiamo per esempio a guardare atlete come Greta Laurent e Lucia Scardoni, si sono trovate a cambiare ben quattro allenatori in cinque anni, ma lo stesso è capitato anche a tanti/e giovani. Alla fine ad essere accusati/e di scarsi risultati sono sempre loro, gli atleti e le atlete, ma forse bisognerebbe iniziare ad osservare di più i problemi dell'ambiente sci di fondo.

Selle si è augurato che il suo addio possa portare benefici, affinché il fondo italiano torni ai fasti del passato. Sarà la volta buona? Ce lo auguriamo, ma forse il problema dello sci di fondo italiano sta proprio in quelle inimicizie, nelle antipatie personali, quel mettersi i bastoni tra le ruote l'uno con l'altro che purtroppo non portano a nulla. Forse bisognerebbe mettere tutto da parte, una volta per tutte, iniziare a remare tutti dalla stessa parte per il bene dello sci di fondo, altrimenti, tra un anno o due, saremo nuovamente qui a "salutare" il prossimo capro espiatorio. Restando uniti si può essere una voce più forte e rumorosa, magari in grado di farsi sentire in FISI e chiedere quel qualcosa in più in termini di risorse, che a questa disciplina servirebbero. Se si è divisi ed un direttore tecnico si trova di fatto ad essere quasi delegittimato agli occhi dei piani alti federali dal continuo chiacchiericcio di un movimento litigioso, non si andrà mai da nessuna parte. E questo discorso non vale solo per il fondo.

Ma noi vogliamo essere fiduciosi e credere che Marco Selle sia l'ultimo capro espiatorio sacrificato sull'altare di uno sci di fondo italiano troppo litigioso. Vogliamo credere che finalmente ci si incontri, si parli, magari ci si lancino anche i piatti e si tirino i capelli, ma alla fine si decida una volta per tutte di remare tutti dalla stessa parte, mettere da parte l'ascia di guerra e lavorare per il bene del fondo, arrivando anche ad accettare dei compromessi. È quello che vogliamo, perché i protagonisti di questo sport, quegli atleti che si allenano tantissimo ogni stagione facendo mille sacrifici, meritano maggior rispetto anziché essere le prime vittime di un movimento logorato da anni di guerre intestine che sembrano non avere mai fine. In fin dei conti, il sottoscritto scrive e si limita a giudicare una gara senza esserne protagonista diretto, come del resto fanno i nostri lettori e tanti tifosi dalla tv, ma sono solo gli atleti ed i protagonisti a vivere in prima persona i propri sacrifici ed anche la delusione per un mancato risultato, magari non dormendoci la notte e soffrendo a volte anche per mesi. Sono loro i primi ad avere il diritto di arrabbiarsi.

Allora mettetevi d'accordo e smettetela di litigare facendovi solo del male. Non lo dovete all'Italia, ai tifosi e ai media, ma agli atleti, perché bisogna riportare entusiasmo in un ambiente che sembra averlo perso da tempo e non solo per gli scarsi risultati.

 

Giorgio Capodaglio

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