Biathlon | 29 marzo 2021

Biathlon – Dal piccolo villaggio di Smolny verso il top del biathlon mondiale: ecco la combattiva Elena Kruchinkina

Il giorno dopo il suo compleanno conosciamo la biatlleta proveniente dalla Repubblica di Mordovia che, nel solco inaugurato da Domracheva e Kuzmina, ha scelto di abbandonare la Federazione Russa per trovare nuove opportunità con la squadra della Bielorussia.

Biathlon – Dal piccolo villaggio di Smolny verso il top del biathlon mondiale: ecco la combattiva Elena Kruchinkina

Quando nella primavera del 2018 all’allora russa Elena Kruchinkina, assieme alla gemella Irina, venne offerta la possibilità di gareggiare sotto bandiera bielorussa, alcuni addetti ai lavori delle discipline invernali dell’universo ex-sovietico pensarono di rivedere un tragico film già osservato in passato e con una sceneggiatura per loro piuttosto amara.

La stessa situazione per il biathlon russo si era vissuta nel recente passato quando Anastasia Kuzmina era passata a gareggiare per la Slovacchia e nel 2004 col passaggio di Darya Domracheva anch’essa alla nazione che ha Minsk come sua capitale. Ciò che accomuna le tre biathlete oltre ad aver abbandonato il biathlon russo è il fatto di aver avuto poca considerazione a livello giovanile nel complesso e spesso difficilmente comprensibile sistema di formazione delle squadre nazionali sia a livello giovanile sia a livello elite. Quello che maggiormente temevano alcuni giornalisti e supporter del biathlon russo era che, come avvenne con Kuzmina e Domracheva, capaci di diventare atlete di livello mondiale una volta lasciata la madrepatria russa, ottenuta maggior considerazione e fiducia nella nuova realtà, conquistando ori olimpici (tre Anastasia e quattro Darya), mondiali (uno per la slovacca e due per la bielorussa), Coppa del Mondo (una per la signora Bjørndalen e una sfuggita per tre soli punti per la ex Shipulina) oltre ad altre numerose coppette di specialità e medaglie di vari colori, lo stesso clichè si potesse ripetere anche con le gemelle Kruchinkina.

Un primo allarme i russi lo ebbero durante i Campionati Europei di Minsk-Raubichi dello scorso marzo 2020 quando nella pursuit Elena Kruchinkina, con uno dei suoi finora sporadici shootout di giornata, si aggiudicò la medaglia d’oro sopravanzando proprio una dei loro numerosi promettenti prospetti russi, la figlia d’arte Kristina Retzova oltre a Uliana Kaisheva. Per i russi fu una sorta di ennesima beffa vedere una loro rappresentante festeggiare sul podio ma non con bandiera bianco-blu-rossa.

Smacco che si è ripetuto anche nel corso della stagione appena conclusa con la neo bielorussa capace in più occasioni di finire davanti alle ex connazionali e di contribuire attivamente nelle staffette femminili terminate per due volte sul podio.

Elena Kruchinkina non è nata con lo stesso talento naturale di Darya Domracheva e non ha ancora la costanza di prestazioni al poligono e sugli sci che Anastasia Kuzmina aveva negli eventi clou della stagione, ma da quando ha cambiato nazionalità le sue prestazioni stagione dopo stagione sono andate sempre in crescendo, soprattutto come tempi sugli sci e sull’ultimo giro in particolare, nel quale spesso la si trova già oggi fra le migliori cinque al mondo. Percentuali al poligono in crescendo per lei ma ancora da migliorare, in modo particolare in piedi dove al momento appare ancora piuttosto incostante. L’età comunque è tutta dalla sua parte.

Ma conosciamo meglio la neoventiseienne  Elena, biathleta non precoce, dotata di un buon passo sugli sci, con un futuro in divenire e con un pieno potenziale ancora da sviluppare verso i massimi livelli nel circuito di Coppa del Mondo. Ma prima è doveroso un breve accenno storico sulla regione che le ha dato i natali, ovvero la Mordovia.

La Repubblica Autonoma di Mordovia è un ampia regione della Russia posta a quasi settecento chilometri ad est della capitale Mosca lungo le placide e verdeggianti alture che costeggiano il fiume Volga. Data la sua posizione piuttosto isolata, nel 1934 si è meritata prima lo status di Oblast e nel corso della sua storia ha vieppiù guadagnato una certa autonomia come forma di ringraziamento per il contribuito dato dal popolo della Mordovia alla rivoluzione sovietica. La vibrante città di Saransk è il suo capoluogo amministrativo e se si è fortunati, passeggiando per i suoi ampi e lussureggianti viali, si potrebbe perfino incontrare l’attore francese Gerard Depardieu, che ha fatto di Saransk la propria residenza fiscale.

Elena, “Lenok” per gli amici, Kruchinkina nacque il 28 marzo di ventisei anni fa nel piccolo villaggio di Smolnyy, pochi minuti prima della sorella gemella Irina con la quale ha condiviso assieme la scuola, gli inizi col biathlon in Russia ed il passaggio alla Bielorussia nel 2018. Secondo la gemella, Elena è sempre stata caratterizzata da un carattere combattivo e più assertivo rispetto al suo che al momento si destreggia comunque con buoni risultati in IBU Cup. Per raccontarci meglio la storia ed il carattere della mancina mordvina ci guida come fosse un moderno Virgilio lo storico fidanzato di Elena, il biatheta russo Dmitrij Shamaev che dopo aver conquistato due medaglie d’oro in staffetta a livello giovanile, a Presque Isle 2014 nella categoria youth e a Cheile Gradistei 2016 fra gli junior, a cui vanno aggiunti due bronzi nella sprint e nel pursuit sempre nella località del Maine statunitense, seppur non riuscendo mai ad esordire in Coppa del Mondo, ben si disimpegna nel complesso dell'altamente competitivo circuito interno russo.

Dmitrij, che ha conosciuto Elena per la prima volta durante delle competizioni di biathlon estivo a Saransk nel 2012, ci racconta gli inizi col biathlon della sua partner nella vita: «A livello giovanile Elena era più debole della sua gemella Irina. A Smolnyy le due si allenavano sempre col gruppo dei ragazzi e questo ha aiutato molto Lenok a crescere ed alzare il suo livello sugli sci, in quanto doveva sempre dare il meglio di sè in ogni allenamento per non essere loro meno. Presto i suoi risultati cominciarono a crescere, così lei ed Irina, sebbene ancora molto giovani, furono abili a furia di notevoli risultati interni di essere selezionate nel Team nazionale della Rebubblica di Mordovia. Erano inserite in gruppi con ragazze di età più avanzata ma spesse volte ottenevano risultati migliori delle loro compagne di team, specialmente grazie alle loro capacità nel fondo. Al poligono allora non erano molto dotate, ma questo è da imputarsi al fatto che nel loro villaggio di Smolnyy non avevano un poligono a loro disposizione, li potevano solamente sciare.»

Il piccolo abitato di Smolny si trova all’estremità nord est del territorio mordvino e a parte il fatto di fungere da porta d’ingresso al suggestivo Parco Nazionale a cui la cittadina dà il suo nome, non ha molte altre grandi attrattive sociali o architettoniche da offrire. Ciò nonostante Elena fu capace di guadagnarsi a diciotto anni la selezione russa per i Mondiali Youth del 2014. A Presque Isle l’allora russa non brillò certo per le percentuali conseguite nei tre format a cui prese parte ed il suo miglior piazzamento fu il trentatreesimo posto con ben otto giri di penalità, nell’inseguimento vinto da Lisa Vittozzi. A seguito dell’esperienza americana, Elena venne selezionata nella squadra juniores russa iniziando a lavorare duramente al poligono sotto l’occhio rigido del coach Vitaly Noritsyn e partecipando a training camps lungo lo sconfinato territorio ex-sovietico. Fra le pari età russe, Elena si afferma come una delle biathlete più veloci ma con un tiro non sempre stabile.

Queste caratteristiche si riflettono nei successivi due Mondiali Junior di Minsk e Cheile Gradistei. Il diciassettesimo posto da lei ottenuto in terra bielorussa nella sprint rimarrà il suo miglior piazzamento nelle categorie giovanili.

Dal 2016, iniziano per entrambe le gemellediversi problemi. “Lenok” spiega cosi quei due anni difficili prima del passaggio alla Bielorussia: «Ovviamente sono grata alla squadra juniores russa e alla selezione della Repubblica di Mordovia dove mi sono allenata prima. Ma per entrare in Nazionale ho dovuto mostrare dei buoni risultati e non sempre sono stata in grado di farlo. Gli allenatori mi hanno sempre considerata una biathleta promettente, che aveva dei buoni dati fisici, mi parlavano di questo ma non mi selezionavano per le gare elite. Forse la loro preparazione non era giusta, oppure un altra ragione è dovuta al fatto che non sempre ho avuto l’opportunità finanziaria di andare ai training camp nazionali, cosa che accadeva ad altre selezioni regionali che potevano anche andare ad allenarsi sui ghiacciai europei. Ci sono stati momenti nei quali volevo rinunciare, ma alla fine tutto si è risolto per il meglio con la chiamata della Federazione Bielorussa».

Elena vuole però dare una sua spiegazione sul fatto che molti ragazzi junior con buon talento vengono dispersi nel complicato sistema biathlon russo e non riescono ad esprimere il loro pieno potenziale, con le conseguenze che attualmente si vedono in Coppa del Mondo dove i biathleti russi non sono più al livello dei loro connazionali che gareggiavano con successo fino ad una decina d’anni fa: «Il perchè di questo difficile momento penso sia dovuto al fatto che tutti si devono preparare al massimo per le selezioni di inizio stagione. Se non superi le selezioni poi non vieni schierato in Coppa del Mondo o in Ibu Cup. E per essere incluso nel team di Coppa del Mondo è necessario superare anche tre o quattro fasi di qualificazione che includono anche parecchie gare. In virtù di questo poi non si sa se la forma degli atleti rimarrà al top per tutta la durata della stagione.»

Fortunatamente per le due gemelle, nell’estate del 2018 arrivò la chiamata da Minsk che ha cambiato il loro destino. Dopo i fortunati Giochi Olimpici di Pyeongchang, nel quale le biathlete bielorusse conquistarono l’oro nella staffetta femminile, due delle protagoniste di quel quartetto, Domracheva e Skardino, decisero di appendere la carabina al fatidico chiodo. In conseguenza di tali pesanti ritiri, la Federazione Bielorussa di biathlon offrirì alle due gemelle Kruchinkina, che in quel momento si trovavano escluse da qualunque team russo, di gareggiare sotto bandiera rosso-verde.

Data la non eccelsa considerazione di cui le “Kruchinkinas” godevano nella loro terra natale il loro passaggio di casacca fu anche agevolato dal gran capo del biathlon russo, l’ex biathleta di successo Vladimir Dratchev.

Il primo anno con la nuova nazionalità non fu semplice per le due gemelle di Smolnyy, sia sotto l’aspetto dei risultati conseguiti che per i vili odiatori da tastiera, sia russi che bielorussi che scrivevano loro dei messaggi pesanti in merito al cambio di nazione: «All’inizio ho ricevuto molti messaggi diciamo “negativi” verso la mia persona, e nei primi tempi rimasi piuttosto sconvolta. Non capivo il perchè di tale odio, ma poi ho pensato che ognuno aveva il diritto di esprimere la propria opinione sebbene molto discutibile e ho cercato di non leggere più tali commenti. Ma anche tanti bielorussi hanno scritto che noi vivevamo qui con le loro tasse e non volevano spendere soldi per noi ex-russe. Forse in parte è vero, ma io sono venuta a Minsk per aiutare la squadra bielorussa e a crescere come atleta.»

Queste prime difficoltà non hanno abbattuto la forte personalità della nativa di Smolnyy che ben ci descrive il suo boyfriend Dmitrij: «Elena ha una personalità brillante ed è dotata di un forte carattere. Fin dai suoi primi anni è abituata a fare tutto da sola e a non chiedere aiuto a nessuno. Non si ferma dopo aver raggiunto il suo obiettivo e va sempre avanti. Lei vuole sempre svilupparsi ed essere avanti a tutte le altre. Lenok è una ragazza onesta e giusta verso chiunque le si rapporti nella vita. Una sua caratteristica è che è molto testarda ed in ogni situazione mantiene sempre la sua posizione e non sempre riesce ad ammettere un errore. Ma nel complesso Elena è una ragazza d’oro, la migliore che potrei avere e non c’è bisogno di cambiare nulla in lei. Io la amo così come è!»

In quella sua prima stagione da biathleta bielorussa il suo miglior risultato fu il diciottesimo posto ottenuto nella sprint di Oslo in un annata caratterizzata da un complessivo 78% al poligono. Percentuali migliori rispetto agli anni passati in Mordovia anche grazie al lavoro col nuovo coach del tiro, l’austriaco Reinhard Gösweiner che dal 2018 lavora per la Federazione Bielorussa dopo aver portato in alto i vari Eder, Landertinger, Sumann in patria. La mancina si dice molto entusiasta del lavoro fatto col quarantottenne tecnico proveniente dall’öberosterreich: «Mi sto trovando bene con il coach Gösweiner, che assieme ad Oleg Ryzhenkov allena il nostro gruppo. La nostra formazione è nettamente diversa rispetto al passato. Facciamo allenamenti diversificati e speciali al tiro sotto la sua direzione. Curiamo molto la parte tecnica del tiro, come pure tutta la nostra attrezzatura. Forse gli allenamenti al tiro sono diventati minori lungo la totalità della durata di una sessione ma vi è maggiore intensità, lui ha più uno stile europeo, e ciò mi piace molto.»

Lo scorso anno dopo un difficile inizio, i deludenti Mondiali di Anterselva, e la successiva medaglia d’oro ottenuta negli Europei di Minsk, la bielorussa d’adozione ha positivamente chiuso la stagione pre pandemia con due top venti in quel di Kontiolahti.

Accanto a ciò Lenok è stata anche abile nel laurearsi ed ottenere un Master in scienze motorie presso il Dipartimento universitario del suo paese.

Nella stagione appena conclusa, Kruchinkina ha avuto un rendimento costante dalle prime due tappe di Kontiolahti fino alla conclusione di Östersund ipotecando quattro top ten a livello individuale che le hanno consentito di chiudere la generale fra le migliori trenta al mondo. Mentre con la staffetta bielorussa, il suo contributo è stato parecchio importante nel raggiungere due volte la seconda piazza in Coppa del Mondo e sfiorando la medaglia iridata a Pokljuka per pochi secondi.

La Bielorussia, in prospettiva staffetta olimpica del prossimo anno a Pechino dovrà difendere la medaglia d’oro che Domracheva e compagne ottennero in Corea del Sud. In virtù di questo e dei buoni piazzamenti in questa stagione conseguiti, con la solidità di Iryna Kryuko al poligono, i ben visibili miglioramenti avuti in stagione sugli sci da Hanna Sola, con il nuovo status da top five mondiale di Dzinara Alimbekava e l’importante “acquisizione” di Elena Kruchinkina, si pone come enorme mina vagante contro le corazzate norvegese e francese per riportare in quel di Minsk almeno una medaglia e lenire in parte il ritiro di Daria Domracheva.

Ora però per Elena ed il suo compagno Dmitrij, che ben si è comportato in questa stagione chiusa al secondo posto in Coppa di Russia, in attesa della prossima stagione olimpica, c'è un po' di vacanza e qualche tempo per seguire la passione che Elena ha per la moda e per gustare le sue amate ciliegie e le prelibatezze russe preparatele dalla mamma. A proposito della passione per le ciliegie, Dmitrij ci racconta un divertente aneddoto che ha coinvolto la sua fidanzata qualche estate fa: «Un giorno tornato a casa da un raduno ho notato Lenok che era seduta su un albero a mangiare ciliegie e allo stesso tempo un po' intimorita si è rivolta a me dicendomi: “Dmitrij, sono grassa? Sto ingrassando?“ non riuscendo però a smettere di mangiarle. Io le ho risposto sorridendo che era impossibile per lei ingrassare, dati gli intensi allenamenti a cui si sottopone anche al di fuori dei training camps. Poi entrambi parecchio divertiti abbiamo continuato ad approfittare dell’abbondanza che l’albero di ciliegio aveva da offrirci.»


Особая благодарность за драгоценное сотрудничество невероятному и супер нежному Дмитрию Шамаеву.

Paolo Romanò

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