Sci di fondo | 07 aprile 2021

Dal biathlon il consiglio di Tarjei Bø per rilanciare lo sci di fondo: "Si deve capire cosa vuole il pubblico"

Il biatleta norvegese ha partecipato alla discussione in corso nei paesi scandinavi su come rilanciare lo sci di fondo: "Si possono cambiare i format, introdurre gare miste, si deve capire cosa vuole il pubblico"

Foto Manzoni/IBU

Foto Manzoni/IBU

Appena terminata la stagione, si è iniziato a discutere immediatamente su come rilanciare lo sci di fondo. Dalla Svezia e la Norvegia sono tante le opinioni, da chi vorrebbe che tutti gareggiassero con gli sci lavorati alla stessa maniera a chi invece ha addirittura chiesto l’abolizione della tecnica classica, passando per le svedesi che vorrebbero un’equità tra uomini e donne anche nelle distanze da percorrere.

Dell’argomento ha parlato su VG anche uno dei big del biathlon internazionale, Tarjei Bø, che ha invitato la FIS ad ispirarsi all’IBU ed adattare i format di gara a ciò che chiede il pubblico.

«Devi capire se pensare con il cuore oppure con il cervello – ha affermato il vincitore della coppa di specialità mass start, partendo dall’opinione di Bjørn Dæhlie di escludere la tecnica classica dalla Coppa del Mondo – è un dato di fatto che in Norvegia, Svezia e Russia sono di gran lunga superiori rispetto alle altre nazionali, quindi è naturale chiedersi se non sia necessario fare qualcosa per dare agli altri paesi l’opportunità di affermarsi. Ma se pensi con il cuore, lo sci di fondo è nato con la tecnica classica e tagliarla sarebbe drastico».

Proprio di questo ha parlato anche la fondista Lotta Udnes Weng, che ha voluto anche sottolineare come uno dei grandi meriti dell’IBU sia stato fare scelte utilizzando soprattutto la testa: «Nel biathlon, molte scelte fatte dall’IBU sul programma delle gare non hanno riguardato solo il cuore. Hanno esaminato quali distanze piaccio più al pubblico sia dal vivo che in tv. Sia per portare più pubblico nelle arene sia per avere delle distanze nelle quali più squadre ed atleti abbiano l’opportunità di affermarsi. Così hanno avuto grande successo. Quindi si potrebbe dover fare qualche scelta simile anche nello sci di fondo».

Nell’ultima stagione anche nel biathlon vi è stato un dominio norvegese, ma se si confrontano i risultati dei Mondiali a Pokljuka e di sci di fondo ad Oberstdorf, si può notare come nel biathlon siano state molte di più le nazioni a medaglia. In 12 gare la Norvegia ha vinto 7 ori, due sono andati alla Francia, gli altri a Svezia, Austria e Repubblica Ceca, quindi cinque nazioni diverse. Medaglia sono state vinte anche da Germania, Bielorussia, Russia ed Ucraina. Ad Oberstdorf, invece, sempre in dodici gare, sono arrivati nove ori della Norvegia, due dalla Svezia ed appena uno dalla Russia, quindi solo tre nazioni. A medaglia sono andate anche Finlandia, Francia, Svizzera e Slovenia.

Secondo Tarjei Bø un altro aspetto che nel biathlon ha fatto la differenza è stato l’inserimento di gare miste. «È diventato un format molto popolare per noi. Non solo per gli atleti ma anche per i telespettatori. All’inizio è stato un po’ snobbato dalle grandi nazioni, perché si è sempre scettici su ciò che è nuovo, ma ora è importante quanto le altre staffette. Penso che sarebbe stato molto interessante proporlo anche nel fondo. Probabilmente Norvegia e Svezia sarebbero ancora le nazioni migliori, ma al vertice ci sarebbe stato più equilibrio, avremmo avuto la possibilità di vedere più sorprese. Riunire quattro bravi atleti di ogni genere è difficile per le nazioni più piccole. Così si possono anche iscrivere più nazioni».
Su questo aspetto va detto che la FIS ha inserito la staffetta mista nel programma dei Mondiali Under 23 ed era previsto questo format anche nelle finali della Coppa del Mondo 2019/20, ma la competizione venne cancellata a causa dell’emergenza covid-19. Quindi forse in tal senso qualcosa si sta muovendo.

Tarjei Bø ha quindi ammesso di non sapere esattamente quale sia la soluzione miglior per risollevare il fondo, ma ha sottolineato che sarà importante ascoltare il pubblico. «Dover cambiare il tipo di competizioni per rendere uno sport più appetibile da una parte va in contrasto con l’unicità di una disciplina. Ma penso sia questa la chiave di tutto. Se sia necessario fare distanze più corte o cambiare le gare a squadre non lo so. Facciamo sport di alto livello, ma dopo l’avvento di media e tv, gli sport di alto livello sono diventati intrattenimento. Quindi bisogna adattare la competizione a ciò che i telespettatori vogliono. Nel nostro sport c’è tanta emozione attorno al tiro, su quello ruota tutta la competizione. Forse è proprio questo che sta attirando l’attenzione sul biathlon in Europa. E se c’è maggior equilibrio, il prodotto di intrattenimento sarà migliore».

G.C.

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