Biathlon | 13 aprile 2021

Biathlon - Martina Trabucchi: "La stagione è andata oltre le mie aspettative"

Al primo anno in nazionale e neo arruolata nel Centro Sportivo Esercito, la valdostana è molto felice della sua stagione: "Mi sono allenata di più, ho lavorato meglio al tiro e sugli sci, facendo tanti progressi"

Biathlon - Martina Trabucchi: "La stagione è andata oltre le mie aspettative"

La stagione 2020/21 è stata molto importante per Martina Trabucchi. La 2002 valdostana, cresciuta nello Sci Club Brusson, sorella dell’altra nazionale azzurra Beatrice, si è tolta non poche soddisfazioni, mettendo i primi importanti mattoni della sua carriera. Prima l’ingresso nel gruppo juniores e giovani della nazionale azzurra, poi l’importantissimo arruolamento nel Centro Sportivo Esercito, quindi le belle prestazioni in Italia, la medaglia d’argento vinta nella pursuit del Mondiale Giovani ed infine anche la convocazione per l’IBU Cup. Al termine della stagione l’abbiamo chiamata per un resoconto su questa sua annata tutt’altro che banale.

Buongiorno Martina. Facciamo un resoconto della stagione da poco conclusa. Le tue aspettative sono stato soddisfatte?
«Sinceramente credo di aver anche superato le mie aspettative. Ovviamente l’obiettivo era di qualificarmi al Mondiale giovanile, ma non mi aspettavo di vincere due medaglie. Sicuramente puntavo a quella in staffetta, ero consapevole del valore della nostra squadra, ma l’argento nell’inseguimento non l’avrei mai immaginato. Anche in Coppa Italia mi sono comportata discretamente bene».

Per te è stato il primo anno nella nazionale Juniores e Giovani. L’ingresso nel gruppo azzurro quanto ha inciso nei miglioramenti evidenti che si sono visti?
«Rispetto agli anni precedenti mi sono allenata di più, ho lavorato meglio sia al tiro che sugli sci. Mi sono trovata poi subito molto bene in squadra sia con i compagni che con gli allenatori, che voglio ringraziare per quanto hanno fatto per me. L’ingresso in nazionale credo abbia inciso molto sui miei progressi, soprattutto sugli sci, dove ho fatto tante ore in più di allenamento, molti lavori di qualità. Quando sai di essere più competitiva sugli sci, quasi di conseguenza hai poi più tranquillità anche nell’approccio al poligono».

A fine autunno è arrivato anche l’arruolamento nel Centro Sportivo Esercito, altro passo importante nella tua carriera.

«Anche mentalmente ha fatto la differenza. Quando sono arrivata in squadra ero tra le poche che non erano né arruolate né tantomeno aggregate ad alcun corpo sportivo. L’arruolamento mi ha reso felice e mi ha dato maggiore tranquillità, mi ha permesso di concentrarmi unicamente sull’allenamento e sul lavoro da fare, chiarendomi che il mio futuro è questo. Ancora nelle prime gare indossavo la tuta del Comitato Asiva, che ringrazio per quanto fatto per me in tutti questi anni, poi ho messo i colori dell’Esercito. Posso soltanto dire grazie all'Esercito Italiano per avermi dato fiducia».

Ho notato che nelle gare su quattro poligoni le tue percentuali di tiro salgono sensibilmente. Come mai?
«Ci ho fatto caso anch’io. Al di là della short individual di IBU Cup, nella quale ho commesso svariati errori, ho sempre sparato meglio nelle gare su quattro poligoni rispetto alle sprint. Non so se ci sia qualche motivo in particolare, perché ancora non ci ho ragionato assieme ai miei allenatori. Ma è una statistica che avevo notato».

Passiamo al Mondiale di Obertilliach, dal quale sei riuscita a tornare a casa con due medaglie.
«È stato un Mondiale ricco di soddisfazioni. Alla vigilia avevo l’obiettivo di fare del mio meglio, ero consapevole di essere migliorata sugli sci ma non pensavo di vincere una medaglia individuale. I risultati ottenuti in Austria mi hanno dato fiducia e convinzione nei miei mezzi, anche in ottica futura. Certo, sono altrettanto consapevole che il prossimo anno da junior sarà molto più difficile. Sono felice perché avevamo lavorato tanto per questo appuntamento, non avendo avuto altre gare internazionali».

Nell'ultimo giro della pursuit sei anche riuscita a tenere dietro Linda Zingerle, che sugli sci è certamente tra le migliori atlete della tua età.
«Lei era sicuramente più stanca perché aveva avuto diversi giri di penalità quel giorno. Io poi in quell’ultimo giro sono andata veramente a tutta, anche perché non avevo capito di essere già a medaglia. Sapete, nella pursuit la classifica cambia di continuo, quindi ero convinta che Linda fosse quarta ed io terza. Non volevo assolutamente finire giù dal podio, ero ancora più motivata e ho dato tutto. Dopo un po’ ho saputo di essere io seconda e lei terza, quindi che sarei andata ugualmente a medaglia (ride, ndr)».
        
In nazionale hai trovato anche tua sorella Beatrice. Che esperienza è stata vivere questa stagione insieme?
«Sicuramente è stato bello, perché ci siamo aiutate e sostenute a vicenda, scambiandoci anche consigli. Al Mondiale siamo state felici l’una per l’altra, lei era lì quando ho vinto l’argento perché dopo avrebbe gareggiato, io ho festeggiato la sua medaglia nell’individuale. Quando siamo tornate a casa è stato bello condividere queste soddisfazioni con la nostra famiglia e fare una piccola festicciola con i nostri genitori».

In questa stagione è arrivato anche l’esordio in IBU Cup ad Obertilliach. Che esperienza è stata?
«L’esordio in IBU Cup è stato totalmente inaspettato, non avrei mai creduto di gareggiare a quel livello già quest’anno. Non ho patito così tanto la distanza più lunga, forse anche per le caratteristiche della pista di Obertilliach. È stata una bella esperienza perché ho avuto modo di confrontarmi con atlete più grandi e di un livello superiore. Mi sono trovata a salire di due categorie. Due gare non sono andate benissimo, ma sono riuscita ad ottenere anche un 33° posto nella sprint che ho accolto con molta soddisfazione. Anche perché eravamo tutte un po’ stanche dopo quattro settimane consecutive di impegni».

Torniamo indietro nel tempo. Come hai iniziato?
«Ho cominciando seguendo mia sorella. Lei ha iniziato facendo discesa, ma lì ero ancora molto piccola. Quasi subito è passata al fondo e al biathlon, così io ho fatto altrettanto. Allo Sci Club Brusson mi hanno formata, l’allenatore di tiro Gianni Gens mi ha ben impostata al poligono. A sette anni ho iniziato a fare le prime gare e ho continuato fino alla calibro ventidue. Devo ammettere che all’inizio per me era più una semplice attività extra-scolastica, un modo per fare sport e stare insieme agli altri, poi nel corso degli anni è cresciuta la passione, soprattutto quando ho iniziato a fare sul serio nelle gare nazionali ed internazionali. Mi piace la competizione e l’ambiente del biathlon in generale».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
«Magari è scontato dire le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, è quello ovviamente il sogno. Per arrivarci dovrà continuare a lavorare e cercare di salire di livello anno dopo anno per meritare di essere lì e fare bene. Sarebbe un bel premio per me ma anche per gli allenatori che mi hanno seguita in questi anni, dallo Sci Club Brusson alla FISI, ed ovviamente il Centro Sportivo Esercito».

Uscendo dallo sport. Sei all’ultimo anno delle superiori e tra poco avrai l’esame di maturità. Come hai vissuto questo anno di didattica a distanza?
«Come tutti i miei compagni non l’ho vissuto bene. Fortunatamente non siamo stati un anno interno in DAD, perché qui in Valle d’Aosta siamo riusciti a fare alcune settimane in presenza nel corso dell’inverno. Allora era stato bello rivedere i compagni. Seguire la lezione da casa è più complicato, perché è più facile distrarsi rispetto alla lezione in presenza. Dal punto di vista didattico siamo però riusciti a seguire tutto il programma, i professori sono stati molto bravi nel metterci nelle migliori condizioni possibili sfruttando al meglio la tecnologia. La cosa più difficile è stata quindi restare lontano dai compagni di classe, non avere contatti sociali. In questo senso il biathlon è stato importantissimo, mi ha permesso di stare con gli altri, anziché sempre a casa davanti al computer».

Giorgio Capodaglio

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