Sci di fondo | 14 aprile 2021

Sci di Fondo - Giuseppe Montello spiega la sua scelta: "Sarà un'esperienza stimolante e tutta da scoprire"

Il friulano del Centro Sportivo Esercito ha annunciato oggi la sua decisione di lasciare il biathlon per passare allo sci di fondo: "Ci pensavo da un po' e credo che questa scelta sia arrivata al momento giusto"

Foto Deubert IBU

Foto Deubert IBU

La sua scelta ha stupito tutti, anche perché tranne con gli amici più stretti ed il Centro Sportivo Esercito, Giuseppe Montello aveva mantenuto il segreto sulla sua idea di lasciare il biathlon per lo sci di fondo. Così quando questa mattina ha pubblicato il post annunciando il suo passaggio da una disciplina all’altra, molti suoi ex compagni sono rimasti sorpresi, in quanto pochi erano a conoscenza delle sue intenzioni.

Come loro anche noi, che abbiamo così contattato Giuseppe Montello per farci spiegare le motivazioni che l’hanno portato a prendere la decisione di passare dal biathlon allo sci di fondo e le sue emozioni in vista di questa nuova avventura.

Ciao Giuseppe. Devo ammettere che oggi siamo rimasti tutti sorpresi quando hai pubblicato quel post annunciando il tuo passaggio allo sci di fondo.
«Ci ragionavo da un po’. È una sfida nuova e mi piace come idea. Non so a che punto sono ed anche questo è stimolante, mentre nel biathlon so qual è il mio livello all’estero ed in Italia. Sarà una bella sfida, che porterà un’estate piena di incognite. Sono pronto».

In Val Martello abbiamo salutato Nicole Gontier. In quell’occasione avevi già l’idea di lasciare? Come mai non l’hai fatto anche tu quel weekend?
«In quel periodo ci stavo pensando, ma ho voluto aspettare che finisse la stagione per ragionarci bene con calma. Una settimana dopo, maturata l’idea su quale fosse la cosa migliore da fare, l’ho condivisa con il mio comandante ed i tecnici del Centro Sportivo Esercito, che mi hanno appoggiato in questa avventura e abbiamo quindi deciso di annunciare il mio passaggio allo sci di fondo. Sono molto contento che il comando ed i tecnici del Centro Sportivo Esercito abbiano deciso di sostenermi in questa nuova sfida che non sarà facile. Un’altra cosa che mi fa piacere è stata aver preso questa decisione prima che uscissero le squadre (di biathlon, ndr). L’ho fatto perché non volevo farmi influenzare».

Eppure la tua stagione in IBU Cup non era stata negativa. Dopo i tanti problemi fisici avuti, eri ripartito molto bene mostrando una buonissima condizione di forma.
«Vero, ma è stata la mia solita stagione, nella quale ho fatto fatica a fare biathlon nel suo complesso. Sono andato forte sugli sci, ma al tiro in alcune gare è andata male, in altre non sono riuscito a coprire quel bersaglio che mi avrebbe permesso di ottenere un ottimo piazzamento. Ho sempre fatto quell’errore di troppo che è costato caro. Ormai da un po’ di anni ero lì, ma senza riuscire a fare quell’ultimo salto per tornare in Coppa del Mondo. Ho iniziato a chiedermi se tutto l’impegno che ci mettevo ogni giorno mi stesse portando le giuste soddisfazioni. Lì ho capito di stare bene fisicamente e avere ancora tanta voglia di mettermi alla prova. Così mi è venuta l’idea di provare a buttarmi nello sci di fondo e l’ho esposta al Centro Sportivo Esercito».

In questo periodo hai chiesto consiglio qualcuno?
«Sicuramente ne ho parlato tanto con mio padre, perché abbiamo sempre un confronto. Anche lui la pensava come me. A quel punto ho chiesto anche ai miei amici più stretti, volevo capire se anche per loro fosse una buona idea come lo era per me. È sempre utile sentire il parere di chi ha un altro punto di vista e non è direttamente coinvolto. Qualcuno è rimasto stupito, ma alla fine tutti erano convinti fosse una buona idea».

Cosa credi che ti mancherà di più del biathlon?
«Non ho dubbi che mi mancheranno tanto alcuni compagni di squadra e tutto l’ambiente. Dall’altra parte sono tranquillo perché sono convinto della decisione presa e credo sia arrivata nel momento giusto. Mi dispiace un po’ che per un motivo o per l’altro, soprattutto a causa di tanti infortuni, non ho capito fino in fondo quali fossero le mie potenzialità nel biathlon. Ma anche questo fa parte del mio percorso e lo accetto. Per il resto credo che in estate nemmeno farò troppo caso al cambiamento, visto che la preparazione è più o meno simile e qui in Friuli potrò allenarmi con tanti amici del biathlon. Comunque la tua è una domanda alla quale sarà più facile rispondere tra qualche anno. Ecco, pensando al biathlon, credo che mi mancherà la sensazione legata all’imprevedibilità di questo sport, la consapevolezza che da un momento all’altro tutto può cambiare a causa del tiro».

Qual è il momento della tua carriera che porti più nel cuore?
«In questi giorni ci pensavo un po’, mi vengono in mente aneddoti e storie. Ma forse, il momento più emozionante è stato l’arrivo al villaggio olimpico, quando mi sono reso conto di aver realizzato il mio sogno di sempre».

Come hanno reagito i tuoi ex compagni?
«Molti ancora non lo sapevano, proprio perché la decisione è arrivata da poco. Tanti non se lo aspettavano e mi hanno mandato messaggi emozionanti. Ovviamente Lisa (Vittozzi, ndr) già ne era a conoscenza ma mi ha ugualmente scritto, così come ho ricevuto tanti bei messaggi come quello di Dorothea (Wierer, ndr), oppure Federica (Sanfilippo, ndr) che mi ha subito chiamato. Mi ha fatto piacere, in questi anni si sono creati dei bellissimi legami. Dovrò passare la giornata intera per riuscire a rispondere a tutti».

Da anni gareggi soltanto in tecnica libera, mentre da biatleta hai utilizzato il classico solo per il defaticamento. Credi che in alternato partirai molto indietro rispetto agli altri?
«È difficile da dire perché effettivamente è da tanto tempo che non gareggio in tecnica classica. Però posso affermare che prima di lasciare lo sci di fondo per il biathlon, andavo meglio nelle gare in classico rispetto a quelle in skating. Tecnicamente sono messo abbastanza bene, ma devo riprendere i ritmi e imparare anche ad adattare la sciata alle condizioni della neve. Le incognite sono tante, ma ovviamente ci lavorerò già tanto in estate assieme a Bonaldi e gli altri tecnici del Centro Sportivo Esercito con i quali mi sono già confrontato. Sono convinto di poter andare altrettanto bene anche in tecnica classica. Sono tranquillo, la determinazione non mi manca».

Qual è il format di gara che credi sia più adatto a te?
«Forse la 15 km in skating, perché sono già abbastanza abituato ad affrontare una tale distanza. Ovviamente senza la pausa per il tiro cambia qualcosa, anche se posso assicurarvi che negli ultimi anni in Coppa del Mondo è impossibile risparmiare energie pensando al poligono, in quanto si va sempre a tutta. Questa è quindi la gara dove dovrei potermi esprimere al meglio, almeno agli inizi. Sul resto vedremo, oggi è difficile esporsi. Sono tanto curioso anch’io, è la cosa che più mi stimola. Sarà tutta una scoperta».  

Insomma difficile porsi oggi degli obiettivi specifici.
«Ovviamente l’unico obiettivo è lavorare, lavorare e lavorare duramente già in estate. È prematuro poi pensare ai risultati, non so nemmeno io cosa aspettarmi. Magari farò tutto l’anno in Coppa Italia, oppure riuscirò a fare qualcosa in più. Sarà tutta una scoperta. Posso però dire che ho i miei sogni e spero di realizzarli».

Giorgio Capodaglio

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