Sci di fondo | 04 maggio 2021

Sci di Fondo - L'idea del suo sponsor piace a Klæbo: "Team privati in Coppa del Mondo"

Vegar Kulset, CEO di Uno-X, azienda che sponsorizza Klæbo e un team ciclistico, ritiene che lo sci di fondo dovrebbe aprire la Coppa del Mondo a team privati extra nazionali; Klæbo pensa sia una buona idea

Sci di Fondo - L'idea del suo sponsor piace a Klæbo: "Team privati in Coppa del Mondo"

Da alcune settimane, in Norvegia si sta discutendo molto su come rilanciare lo sci di fondo. Una discussione in atto in modo particolare sul sito VG. Tante le proposte che sono state fin qui fatte, alcune anche piuttosto originali.
In un articolo pubblicato su Adresseavisen è arrivata anche l’opinione di un uomo d’affari, Vegar Kulset, CEO di Uno-X Energi, sponsor di Johannes Klæbo e di un team ciclistico. Proprio dal ciclismo, Kulset avrebbe l’idea di come rivoluzionare lo sci di fondo: «Si potrebbero sostituire le quote nazionali aprendo delle licenze per team privati in Coppa del Mondo. Si potrebbe obbligare ogni squadra ad essere formata da atleti di almeno due nazioni».

Kulset è convinto che in questa maniera anche i talenti non norvegesi potrebbero usufruire delle migliori condizioni di lavoro possibile ed ottenere il massimo del proprio potenziale. «Un fondista di talento proveniente da una piccola nazione potrebbe ottenere delle condizioni di gran lunga migliori rispetto a quelle odierne per affermarsi e creare interesse nel suo paese d’origine. Allo stesso modo in cui nel ciclismo Thor Hushvold l’ha avuto e l’ha fatto von la divisa verde del Crédit Agricole». Secondo Kulset, i due sport sci di fondo e ciclismo sono paragonabili: «Lo sono anche se il ciclismo è uno sport molto più grande. L’innovazione di maggior successo nello sci di fondo è stato il Tour de Ski, una diretta ispirazione dal ciclismo. E penso ci siano diversi aspetti nello sviluppo del ciclismo che potrebbero far riflettere anche lo sci di fondo. A proposito, il Tour de France si è svolto con le squadre nazionali fino al 1962. Quindi anche il ciclismo si è sviluppato».

Il CEO di Uno-X Energi è convinto che proporre delle squadre extra nazionali avrebbe successo, nonostante il sentimento nazionalista con cui molti tifosi vivono lo sci di fondo. «Si, parte dell’interesse per lo sci è legato al sentimento nazionale, ma i norvegesi sono un pubblico di sci di fondo molto competente, che è interessato allo sport stesso. Apprezziamo i grandi sciatori di fondo indipendentemente dalla nazionalità. Negli anni ’80 Gunde Svan ha assunto il ruolo di modello per tutti noi giovani norvegesi. Per non parlare di Vladimir Smirnov a Lillehammer ’94 o Mika Myllylä a Trondheim ’97. Adoriamo Charlotte Kalla. Anche se abbiamo la nostra superstar Klæbo, pensiamo che sia fantastico vedere sciare Bolshunov».

Johannes Klæbo è pienamente d’accordo con la proposta fatta dal suo sponsor: «Penso che le idee di Vegar siano entusiasmanti. È importante parlare di soluzioni ed innovazioni nello sci di fondo. Ci sono persone che hanno opinioni diverse, ma tutti si augurano il meglio per lo sci di fondo. Lo stesso vale per i pensieri di Vegar ed Uno-X. Vegar ha tanta esperienza in questo, non da ultimo attraverso la squadra ciclistica di Uno-X».

Il campione norvegese ha poi spiegato cosa gli piace dell’idea di far gareggiare gli atleti con team privati anziché le nazionali. «Ci sono diversi motivi. Penso che questo renderebbe lo sci di fondo più interessante in Europa, così come al di fuori del continente. Penso che potrebbe portare a un migliore reclutamento anche al di fuori della Norvegia e un maggiore interesse dei media al di fuori dei paesi che oggi dominano. Inoltre ciò potrebbe rendere i diritti televisivi più attraenti e provocare anche un maggiore interesse da parte degli sponsor internazionali, in quanto lo sci di fondo potrebbe diventare un prodotto di intrattenimento più competitivo. Questo sport ha bisogno di rinnovamento e dobbiamo essere aperti a nuove idee. Quella di squadre private come nel ciclismo sarebbe un'idea entusiasmante, anche se non dobbiamo necessariamente copiare tutto da lì».

Giorgio Capodaglio

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