Sci di fondo | 21 maggio 2021

Sci di Fondo - Parla il nuovo dt Freddy Stauder: "Un incarico che affronto con passione, portando la mia esperienza"

Il nuovo dt azzurro ha rilasciato una lunga intervista a Fondo Italia, toccando vari aspetti: "Condivido la scelta di Pellegrino e De Fabiani, che non penalizzerà i giovani ma li stimolerà e responsabilizzerà"

Sci di Fondo - Parla il nuovo dt Freddy Stauder: "Un incarico che affronto con passione, portando la mia esperienza"

Dopo una lunga esperienza da allenatore nei quadri FISI ed il ritorno, lo scorso anno, nel ruolo di responsabile del settore giovanile, Alfred Stauder è stato chiamato dal presidente Flavio Roda per sostituire Marco Selle, dopo che quest'ultimo aveva deciso di lasciare il suo ruolo di direttore tecnico dello sci di fondo italiano. L’ex forestale non ha avuto alcun dubbio nell’accettare la proposta della FISI, soprattutto per uno spirito di servizio nei confronti dello sci di fondo italiano.

«Stavo bene con le squadre giovanili – ha affermato Alfred Stauder a Fondo Italiama tanti spingevano perché accettassi la proposta della FISI di prendere il posto di direttore tecnico, così ho deciso di rispondere affermativamente alla proposta del presidente, considerata la mia passione e con la consapevolezza e la voglia di poter dare tanto allo sci di fondo italiano. Il ruolo di direttore tecnico è una scarpa grande da indossare, ma sono fiducioso perché posso avvalermi di buoni collaboratori come Paolo Riva per la logistica delle squadre maggiori e Paolo Rivero per quanto riguarda le squadre giovanili. Inoltre quest’ultimo ha anche ricevuto l’incarico di responsabile della Scuola Tecnici Federali, che finalmente si vuole rilanciare. Abbiamo creato un bel gruppo di lavoro anche con i tecnici federali delle squadre nazionali. Si è generata la situazione ideale per far funzionare le cose».

Dal momento che al termine della stagione 2021/22 vi saranno nuove elezioni FISI, per Stauder è difficile avere la certezza di ricoprire questo ruolo anche il prossimo anno. Eppure l’ex forestale vuole comunque gettare le basi per il futuro, consapevole che non si possa perdere tempo se si vuole essere competitivi nel 2026: «Siamo impegnati su più fronti. C’è ovviamente l’appuntamento imminente delle Olimpiadi di Pechino, ma dall’altra parte stiamo già preparando le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Dobbiamo aiutare questi giovani a crescere, anche dando loro continuità, senza forzare i tempi. L’obiettivo è quello di avere una squadra unita che sia stimolata a fare bene e abbia atleti che si rispettino tra loro, perché ciò aiuta a raggiungere i risultati. È importante creare una sana concorrenza per arrivare ad un buon livello e allo stesso tempo dare la certezza a questi giovani, che rappresentano la nostra speranza per il futuro, di poter essere presi in considerazione mentre lavorano per arrivare al top tra quattro anni. Importante non far bruciare loro le tappe, portarli in Coppa del Mondo quando possono far bene, farli gareggiare nel momento giusto, altrimenti si rischia di distruggere il lavoro fatto. Vogliamo trasmettere loro il necessario istinto di voler eccellere affinchè siano competitivi. E se le cose non dovessero andare sempre al meglio, dovranno imparare da un lato a non demoralizzarsi e dall’altro a non cercare alibi. Al di là degli allenatori e dell’ambiente, il novanta percento dipende da loro. Ognuno deve sentirsi responsabilizzato».

La presenza di Stefano Saracco alla guida del gruppo Milano-Cortina è anche uno stimolo in più per i giovani: «Proprio questa scelta dimostra che vogliamo guardare al futuro, abbiamo dato a questi ragazzi un allenatore con una grandissima esperienza in Coppa del Mondo, capace di ottenere grandi risultati con gli atleti da lui allenati, vedi Pellegrino, lo stesso De Fabiani, ma anche Lampic. Inoltre Saracco lavorerà in stretta collaborazione con Scola, allenatore della Squadra A, perché vogliamo che i due gruppi si stimolino a vicenda. Come ho detto in precedenza, è importante creare un po’ di sana concorrenza e rivalità, affinchè siano sempre tutti motivati. Nessuno può rilassarsi troppo perché questo sport richiede sempre il massimo impegno».

Non a caso è stato anche creato un gruppo Osservati, formato da atleti che possono puntare ai Giochi Olimpici di Pechino. L’obiettivo è proprio aumentare la concorrenza. «Ovviamente gli atleti della Squadra A puntato alla qualificazione ai Giochi e a fare bene, mentre i giovani del Gruppo Milano Cortina 2026 non partono necessariamente con quell’obiettivo, non devono avere il peso di arrivarci a tutti i costi. Poi se dovessero meritarlo, li porteremmo molto volentieri, perché sarebbe utile fare già quell’esperienza prima del 2026. Alle Olimpiadi devono ovviamente puntare gli atleti del Gruppo Osservati, gente che ha tanta esperienza e ha partecipato a competizioni di questo tipo. Ovviamente le selezioni verranno fatte anche in base allo stato di forma ed ai risultati, con trasparenza e meritocrazia. Le porte sono aperte a tutti, compresi gli atleti dei corpi sportivi, l’importante sarà guadagnarselo. Poi ovviamente bisognerà anche fare delle valutazioni, perché soprattutto dagli over venticinque mi aspetto una certa competitività per andare ai Giochi, almeno piazzamenti nella top venti. Quando anni fa allenavo la squadra femminile, se vedevo tre atlete nella top quindici o venti ed una nella top venticinque, ero molto soddisfatto in quanto voleva dire essere potenzialmente nella top five della staffetta. Ecco, voglio spronare gli atleti ad ottenere questi risultati, ci aiuterebbe anche ad arrivare alle Olimpiadi con maggior convinzione».

Inevitabile parlare poi della richiesta di Federico Pellegrino e Francesco De Fabiani, avallata dalla FISI e dallo stesso Stauder, di allenarsi con la nazionale russa di Cramer. «Penso sia normale il fatto che degli atleti vincenti cerchino compagni di allenamento del loro livello per l’anno olimpico, perché l’obiettivo è di migliorare ulteriormente. Vero, ai nostri giovani potrebbero mancare due fari per l’allenamento nel corso della preparazione, ma forse questa situazione potrà aiutarli a stabilizzarsi, a confrontarsi tra loro e stimolerà qualcuno di loro a diventare leader. Tutti si sentiranno responsabilizzati e avranno voglia di salire di livello. Ciò che ci servirebbe per eccellere ed avere una staffetta competitiva. Io condivido la scelta di Pellegrino e De Fabiani. Capisco che qualcuno possa sentirsi in qualche modo sminuito, ma bisogna accettarlo perché sono convinto che questa collaborazione possa portare dei risultati positivi. Mi auguro che Pellegrino e De Fabiani portino qui un po’ di quello know-how utile a crescere, soprattutto nell’allenamento. Oppure, chissà, magari scopriranno che all’estero si utilizzano dei metodi di allenamento che in Italia abbiamo forse messo da parte con troppa facilità e potremmo riprendere».

Secondo Stauder, infatti, in Italia negli ultimi anni vi è l'errata tendenza a sottovalutare molto la corsa: «Purtroppo è stata un po’ accantonata per fare altre cose. Ma il motore bisogna allenarlo. Io sono un sostenitore della corsa, perché è utile per far migliorare il motore di un atleta. Per esempio, io correvo assieme a Stefania Belmondo. Ero molto allenato, eppure quando andavo con lei mi staccavo sempre. Ma posso dirvi che nell’atletica Stefania tirava il collo anche al grande Dæhlie. La corsa è fondamentale, bisogna capirlo. Prendete Johaug, oppure per tornare ancora più indietro il grande De Zolt, che faceva 18,7 sull’ora in pista».

A proposito di Stefania Belmondo, Stauder ha aggiunto: «Nel 94/95 la Forestale mi disse di seguirla ed affiancarla come skiman. Non mi hanno chiesto se volessi farlo, ma mi hanno detto di andare e basta. Allora ci furono i Mondiali in cui Stefy fu la silver lady, vincendo sempre l’argento alle spalle di Välbe. So che in Russia è uscito anche il film sulla carriera di Elena, in particolare sui Mondiali di Trondheim. Mi piacerebbe tanto vederlo, perché allora vissi un’esperienza importante, che mi è utile tutt’ora».

Il dt azzurro ha quindi ammesso di voler seguire diversi raduni delle squadre nel corso dell’estate. Stauder si recherà anche a Lavazè, quando vi saranno Pellegrino e De Fabiani assieme ai russi: «Già in questi giorni sono stato sia al Tonale con Squadra A e Milano Cortina 2026 che a Brentonico con i Giovani. Seguirò alcuni raduni, perché mi interessa esserci per vedere l'ambiente, capire se c’è armonia nel gruppo, che è fondamentale, e cogliere anche i valori sul campo. Poi se c’è bisogno, posso anche aiutare ad aggiustare il tiro e fare delle proposte, dando consigli con la mia esperienza. È importante aiutare gli atleti ed anche i tecnici in questa fase, lavorare tutti assieme per essere competitivi al massimo a Pechino e soprattutto nel 2026. Inoltre seguirò anche Pellegrino e De Fabiani quando saranno con la Russia a Lavazè. Ho un bel rapporto con Cramer, ci siamo anche sentiti ultimamente. Penso che con Pellegrino e De Fabiani le cose andranno bene, perché lui è un buonissimo allenatore, sa cosa fa. Non ci sono dubbi».

Infine, inevitabile chiedere un pensiero specifico sulla squadra femminile a chi ha guidato le donne per tanti anni, contribuendo ai successi di Follis e Longa. «Ho notato che si sta ripartendo. Nelle squadra di Pasini abbiamo delle atlete giovani che già ottengono dei buoni piazzamenti, anche qualche top venti. Insomma anche Marianna Longa ed Arianna Follis hanno ottenuto le prime top ten a ventiquattro anni, se non ricordo male, poi sono diventate le atlete che conosciamo, grazie a tanto lavoro e alla fiducia in ciò che si faceva. Quando ci si impegna, le cose riescono, al di là di infortuni od influenze esterne che possono sempre condizionare la serenità. Lo sci di fondo bisogna viverlo, capirne la filosofia, allenarsi nel modo giusto imparando ad ascoltare il proprio corpo, capire quando è il momento di rallentare. Forse in questi anni è mancato un faro al movimento femminile, quelle atlete in grado di guidare il gruppo, dal momento che nel passato decennio le nostre big si ritirarono presto. Non dimentichiamoci poi che lo sport ha anche delle fasi cicliche, non è detto che ogni dieci anni si possa avere una Belmondo, oppure Di Centa, Paruzzi, Follis o Longa. Ma sono convinto che quando si forma un bel gruppo, ci si allena bene, si possa crescere in modo competitivo tutte assieme, stimolandosi a vicenda. Bisognerà avere anche la giusta fame per farlo».

Giorgio Capodaglio

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