Sci di fondo | 11 giugno 2021

Sci di Fondo – La nuova avventura di Gilberto Panisi, è l’allenatore del liceo di Mora: “Il mio futuro lo vedo in Svezia”

Il giovane lombardo ha chiuso la sua carriera agonistica, ma ha subito ricevuto un'offerta dal prestigioso Mora Gymnasium: "Voglio trasmettere a questi giovani gli insegnamenti di Mariano Malfitana, che porto nel mio cuore"

Sci di Fondo – La nuova avventura di Gilberto Panisi, è l’allenatore del liceo di Mora: “Il mio futuro lo vedo in Svezia”

Lo scorso novembre, Gilberto Panisi aveva svelato a Fondo Italia di aver deciso di prendersi una pausa dalla sua carriera agonistica per capire cosa fare del proprio futuro. La sua presenza al via della Marcialonga aveva fatto pensare ad un ritorno alle competizioni, che avessa voglia di rimettersi in gioco per un posto nella nazionale azzurra. Invece, il giovane lombardo, classe 1994, medaglia d’argento nella 15 km in skating dei Campionati Italiani 2019/20, ha deciso di porre fine alla sua carriera perché non ha ritrovato voglia e stimoli di mettersi ancora in gioco. Troppa la sua delusione per un “sistema italiano” che sembra quasi non lasciare spazio a chi come lui ha deciso di intraprendere una strada diversa dalla solita, andando a vivere e studiare in Svezia, allenandosi a Falun e cercando poi di meritarsi da lì la nazionale azzurra.

La vita ha però riservato a Panisi subito una gran bella occasione per restare nel mondo dello sci di fondo, ma da allenatore, proprio il percorso di studi che ha scelto. A certificare il suo valore e la stima che si è guadagnato dall’ambiente svedese, il ventiseienne milanese è stato chiamato dal Mora Gymnasium, per allenare la squadra di sci di fondo del liceo sportivo più importante di Svezia, attraverso il quale sono passati tanti campioni dello sci di fondo svedese.

Panisi, che per il momento sostituisce un’insegnante in maternità, sarà allenatore di sci di fondo di un gruppo di sei atleti del primo anno (16 anni) ed altrettanti del terzo. Si tratta di atleti selezionati dalla stessa Federazione Svedese e, in particolare per quanto riguarda i giovani del primo anno, sono fondisti tra i più promettenti del paese. Il liceo di Mora è infatti il punto di riferimento in Svezia, insieme a Sollefteå, che è la scuola più importante per il Nord, e Torsby.
A Fondo Italia, coach Panisi ha parlato di questa sua nuova avventura.

Ciao Gilberto. Ci siamo lasciati a novembre, quando avevi preso un periodo di pausa dallo sci di fondo per capire cosa fare del tuo futuro. Vedendoti alla Marcialonga avevamo immaginato avessi ripreso, invece hai deciso di ritirarti. Come mai?
«La voglia non è tornata. Ho fatto di tutto per tornare in Italia a gennaio e gareggiare alla Marcialonga. Ma in quell’occasione ho notato che stavo male, non ero felice, così ho capito che non era più il caso di forzare me stesso a gareggiare. I motivi sono gli stessi che avevo già esposto a novembre. Ho sentito di non essere aiutato dalla FISI, inoltre non sono riuscito ad avere abbastanza entrate per permettermi i continui viaggi. Ho quindi capito che era inutile combattere per un ambiente che non mi vuole e cerca anche di evitarmi. Ho capito di voler fare altro nella mia vita».

Nemmeno il tempo di dire basta, che è arrivata la chiamata del prestigioso liceo sportivo di Mora. Come si è giunti a questa importante offerta di lavoro?
«Si è sparsa la voce che stavo decidendo di smettere e molti sapevano che ho studiato per fare l’allenatore, che è sempre stato uno dei miei grandi desideri. Il liceo sportivo di Mora stava cercando un allenatore per questa stagione, così gli è arrivata all’orecchio questa notizia e mi hanno chiamato. Volevano un allenatore che fosse giovane ed ambizioso. Ci siamo trovati proprio nel momento giusto. Mi ha fatto particolarmente piacere essere stato preso in considerazione per questo ruolo, significa che ho lasciato una bella impressione a tutto l’ambiente svedese, tanto da meritarmi la loro fiducia. Ho riguardato agli ultimi sei anni vissuti qui in Svezia con il sorriso. Significa che qualcosa di buono l’ho fatto».

Sei sorpreso che il più prestigioso liceo di Svezia abbia deciso di affidarsi ad un italiano per guidare alcuni tra i giovani fondisti più talentuosi del paese?
«In realtà no, perché ho sempre notato che gli svedesi, se riconoscono le tue doti, sono molto aperti al confronto, a ricevere dei punti di vista esterni e nuovi rispetto ai loro. Tutti gli allenatori che ho avuto qui in Svezia da atleta erano sempre curiosi di conoscere le mie idee. Lo stesso stanno facendo qui i miei nuovi colleghi. Il fatto che qualcuno possa portare da fuori qualcosa di nuovo è visto in maniera molto positiva. Gli svedesi sanno riconoscere il tuo valore anche se sei straniero».

Cosa porterai di italiano nel tuo modo di allenare i giovani svedesi?
«Dalla mia esperienza italiana porterò sempre nel mio cuore una persona, Mariano Malfitana, che è purtroppo mancato nel mese di aprile. Quell’uomo mi ha insegnato tanto. Ciò che ho imparato da lui nella mia esperienza al liceo Bachmann è quello che mi porto dietro da sempre e voglio trasmettere a questi giovani. Vorrei dare a questi fondisti quel calore tutto siciliano di Malfi, quell’approccio molto umano che, sommato alla perfezione dell’organizzazione svedese, penso possa portare degli ottimi risultati. Questi ragazzi non devo prepararli alle Olimpiadi, ma al loro futuro, quindi darò tanta importanza anche agli aspetti legati allo spirito di gruppo, all’umanità. Poi ovviamente curerò molto l’aspetto tecnico».

Cosa significa per te partire subito dalla scuola più prestigiosa in Svezia?
«Non potevo sperare in un inizio migliore di questo: un lavoro a tempo pieno così motivante, guidando dei ragazzi sui quali posso lavorare e ai quali posso trasmettere le mie idee cercando di aiutarli nella loro formazione. Per me è una bella occasione, perché lavorando bene potrei guadagnarmi una conferma oppure altre opportunità».

Ti sei posto un obiettivo personale?
«Lavorare bene con questi ragazzi e magari crescere come allenatore insieme a loro, arrivando anche a seguirli un giorno se dovessero raggiungere la nazionale ed arrivare in Coppa del Mondo».

Se guardi al futuro, quindi, ti vedi più seguire un giorno questi giovani svedesi in Coppa del Mondo oppure tornare in Italia e contribuire alla cresciuta dei nostri azzurrini?
«Senza dubbio mi vedo più ad allenare qui in Svezia. Diciamo che in questo momento, per come è strutturata la Federazione Italiana, credo che potrei avere delle difficoltà. A mio pare, l’ambiente dello sci di fondo italiano ha delle dinamiche che, forse anche inconsciamente, portano alla mediocrità. C’è troppo la cultura del trovare il talento a tutti i costi ma, purtroppo, quando lo trovano non sanno che farsene. L’unico che ha saputo ottenere risultati di altissimo livello negli ultimi dieci anni è stato Federico Pellegrino, che è riuscito ad acquisire una certa indipendenza, al punto da prendere le decisioni per se stesso, scegliendo attorno a sé le persone in basse alle relative competenze anziché per l’appartenenza ad un determinato corpo sportivo. Non a caso, approvo la scelta che lui e Fabiani hanno fatto tentando questa avventura con la Russia. Purtroppo la nostra federazione non è indipendente dai corpi sportivi. Per come è strutturata ora, sarebbe complicato per me arrivare con idee nuove. Ho l’impressione che l’ambiente italiano non sia abbastanza aperto a figure con idee diverse dalle loro».

Giorgio Capodaglio

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