Sci di fondo | 14 giugno 2021

Sci di Fondo - Renato Pasini: "Il gruppo è fondamentale, l'obiettivo è alzare l'asticella tutte assieme"

L'allenatore della squadra femminile ha parlato della nuova nazionale: "Dobbiamo aiutare le atlete a crescere in fiducia ed autostima, per ribaltare la tendenza che nel fondo femminile va avanti da anni"

Sci di Fondo - Renato Pasini: "Il gruppo è fondamentale, l'obiettivo è alzare l'asticella tutte assieme"

È in corso al Centro CONI di Tirrenia, in Toscana, il secondo raduno della nazionale femminile di sci di fondo, partito lo scorso 7 giugno, che terminerà il 18. Come accadrà per tutta la stagione, sia estiva che invernale, si stanno allenando assieme le fondiste della Squadra A e del Gruppo Milano Cortina 2026, dirette dall’allenatore responsabile Renato Pasini, del CS Carabinieri.

L’allenatore azzurro è felice che la preparazione abbia preso il via normalmente dopo le restrizioni dello scorso anno. «Sicuramente quest’anno siamo partiti in una maniera diversa rispetto al 2020 – ha spiegato Pasini a Fondo Italiaperché allora non avevamo concluso la stagione, venivamo dal lockdown ed avevamo ripreso più tardi. Ora veniamo da una stagione che si è chiusa regolarmente, una primavera tutto sommato normale e soprattutto siamo ripartiti al momento giusto. Certo, alcune limitazioni ci sono ancora, il protocollo va giustamente rispettato nonostante la maggior parte delle atlete siano vaccinate. Tutti noi abbiamo fatto il tampone prima del raduno ed ovviamente stiamo mantenendo anche tutte le disposizioni di distanziamento e protezione. Tornando all'aspetto sportivo, le ragazze sono tutte motivatissime, così come lo siamo noi dello staff tecnico. Sono felice di essere parte di questo gruppo e personalmente ci tengo a ringraziare il presidente Roda e Freddy Stauder per avermi dato ancora fiducia ed il Centro Sportivo Carabinieri perché mi permette di portare avanti questo progetto».

Dalle sei atlete dello scorso anno, Pasini quest’anno ne allena dieci, compresa Greta Laurent, in gruppo con fondiste almeno di cinque anni più giovani di lei. L’allenatore azzurro ha elogiato l’atteggiamento della valdostana delle Fiamme Gialle. «Al gruppo di lavoro dello scorso anno si sono aggiunte le tre 2000, che avevano però già lavorato con noi sia nella passata stagione, in occasione di alcuni raduni svolti assieme a Simone (Paredi, ndr), sia due anni fa. Le tre si sono subito inserite. In più c’è Greta Laurent, che all’inizio non sapevo bene cosa pensasse di questa novità che per lei rappresentava l’ennesimo cambiamento, dal momento che, non per colpa sua, ha avuto almeno cinque allenatori negli ultimi sei anni. Inoltre, dopo tanti anni in squadre improntate esclusivamente all’alto livello, sicuramente avrebbe potuto avere qualche dubbio nel ritrovarsi con atlete molto giovani. Invece, si è inserita subito bene, ha accettato il ruolo di “capitana” della squadra, obbligatorio vista la sua esperienza. Greta deve in realtà considerarsi ancora giovane, in quanto ha appena 29 anni e abbiamo esempi di atlete come Follis e Paruzzi, per citarne due, che hanno vinto gare e medaglie oltre i trent’anni. È proprio in quella che io considero l’età migliore nella carriera di un’atleta, soprattutto nel nostro paese. È molto determinata, lo dimostra il fatto che si è ugualmente presentata a questo raduno, quando immaginavamo non venisse, dal momento che si è sposata soltanto una settimana fa. Invece ha passato solo qualche giorno con Chicco (Pellegrino, ndr) per poi raggiungerci qui in raduno. La sua voglia di partecipare fa capire quanto si sia già ambientata e rende bene l’idea del gruppo che si sta formando. Sarà sicuramente molto utile al gruppo, perché le altre ragazze sono pronte a sfruttare ogni occasione per migliorare».  

Il gruppo è un aspetto che Pasini cura con particolare attenzione, in quanto lo ritiene fondamentale per raggiungere risultati. «Alle ragazze ho sempre detto che non pretendo siano migliori amiche, ma l’importante è che siano le migliori compagne di squadra per riuscire ad ottenere il meglio per se stesse e la squadra. È importante formare un gruppo che possa lavorare assieme nel tempo, nel quale ogni atleta porti ciò in cui eccelle mettendolo a disposizione delle altre, per migliorare tutte assieme. Se una di loro eccelle nella corsa, riesce a rendere più competitive anche le altre, così come chi è molto brava nelle spinte e così via. In ogni allenamento c’è un’atleta che funge da stimolo per le altre. Greta può essere una grande motivazione per tutte le altre, la sua presenza è utile alle compagne per crescere nelle sprint, ma sono convinto che anche lei possa dire la sua nelle distance seguendo magari atlete come Anna (Comarella, ndr) e Francesca (Franchi, ndr). Per me formare un gruppo è fondamentale e per questo ci tenevo che, al di là dei nomi di Squadra A e Milano Cortina 2026, le atlete si allenassero tutte insieme, in quanto il nostro è uno sport individuale ma il gruppo conta, perché se impostato e gestito nel modo giusto alza livello anche individualmente. Stare in gruppo dà la possibilità di alzare l’asticella».

L’allenatore lombardo è molto soddisfatto di quello che sta vedendo in queste prime settimane. «Ho trovato le atlete entusiaste di ripartire con questo progetto, sia quelle che avevo io che le altre. Le giovani mi hanno fatto una bella impressione. Martina Di Centa e la stessa Valentina Maj hanno chiuso la passata stagione con dei buonissimi risultati e sono partite con un bel piglio. C’è Emilie Jeantet che ha tanta voglia di rivalsa dopo la delusione dello scorso anno, quando era già pronta per la 30 km del Mondiale di Oberstdorf e non ha avuto questa occasione per il ritiro della nazionale azzurra. È convinta e decisa, mi ha sorpreso la sua brillantezza, anche se già ero consapevole delle sue capacità, che avevo viste due anni fa ai Mondiali Juniores. Come lei, per lo stesso motivo hanno tanta voglia di riscatto anche Anna Comarella, Francesca Franchi e Caterina Ganz, costrette a tornare a casa dal Mondiale senza poter prendere parte alla staffetta. Ricordo bene la loro delusione su quel pulmino mentre si tornava in Italia. Erano convinte di poter ottenere un bel risultato, sentono che si sta costruendo una bella squadra e di avere la possibilità di fare bene. Questa può essere una motivazione in più per la nuova stagione».

Un’altra atleta che ha voglia di riscatto è Cristina Pittin, costretta a fermarsi lo scorso anno proprio nel momento in cui si stava affacciando in Coppa del Mondo, prima a causa del covid poi per un gravissimo infortunio dal quale sta ancora recuperando. Negli ultimi mesi Renato Pasini, assieme al fisioterapista Perucchini ed il preparatore Perri, l’hanno seguita con grande attenzione, tanto che la friulana si è recata più volte in Lombardia per lavorare sul suo recupero. «Cristina ha sofferto tantissimo – ha ricordato Pasiniper lei non era facile mentalmente vedere le altre gareggiare e dover stare ferma. Nella fase di recupero ha lavorato tanto, da vera friulana ha dato tutto mettendoci il massimo impegno. Noi abbiamo fatto solo quello che dovevamo, invitandola ad allenarsi con noi in Lombardia. Adesso sta recuperando, anche se non può ancora correre su strada e fare skiroll in tecnica libera. Si è resa conto dei progressi fatti in questi mesi nei quali ha focalizzato anche altri aspetti dell’allenamento. Lei ha una voglia matta di allenarsi, appena la liberi va subito a tutta. Quando avrà recuperato completamente dall’infortunio, si accorgerà che il lavoro di questi mesi l’ha resa più forte».

Renato Pasini è convinto che la tanta negatività che in Italia si respira attorno allo sci di fondo femminile, a causa dei pochi risultati positivi ottenuti nell’ultimo decennio, non sia d’aiuto per le atlete, ma anche che debbano essere loro stesse a far cambiare il vento. «Certamente, nell’era social le atlete assorbono tutto, anche più di quello che dovrebbero. Allo stesso tempo dobbiamo cercare di fare in modo che proprio le critiche e la poca fiducia attorno a noi siano la molla motivazionale per dimostrare qualcosa di importante, unendo le forze e facendo gruppo. Ovviamente non possiamo certo chiedere ai giornalisti di scrivere grandi articoli se si arriva ventesime. L’importante è per noi sappiamo da dove arriva quel ventesimo posto e cosa c’è dietro a quel piccolo step. Questo lo possiamo e dobbiamo trasmettere nel modo giusto alle ragazze, affinché migliorino e crescano nell’autostima, cercando anche di uscire dalla comfort zone con un atteggiamento propositivo, per ribaltare questa tendenza che va avanti da anni nello sci di fondo femminile. Noi cerchiamo di spendere tutte le energie possibili e metterci tutto l’impegno per aiutare le atlete, ma il centro di tutto sono loro. Noi come staff tecnico e la FISI stessa crediamo moltissimo in queste ragazze, abbiamo tanta fiducia».

L’allenatore azzurro ha concluso parlando staff tecnico che avrà al suo fianco e come sia stato organizzato, affinché le atlete possano sentirsi sempre seguite che siano in Coppa del Mondo o in OPA Cup. Avendo un unico gruppo di lavoro, rispetto agli altri anni, una giovane che fa il suo esordio in Coppa del Mondo non si troverà da sola senza lo staff tecnico che l’ha seguita fino a quel momento, e lo stesso accadrà viceversa con una atleta della Squadra A che per qualche motivo dovesse trovarsi a gareggiare in OPA Cup. «Abbiamo fatto subito comprendere alle atlete che non sono seguite solo da me, ma da un gruppo di lavoro formato, oltre che da me, anche da Valentina (Puntel, ndr) che allena con me, il preparatore Perri ed il fisioterapista Perucchini. Tutte persone che conosco bene e con le quali ho una visione comune, ma anche brave a non farsi problemi se hanno qualcosa da suggerirmi o indicazioni da darmi, perché anche per lo staff tecnico vale quel concetto di squadra che ho esposto in precedenza. In ogni raduno le atlete avranno a disposizione anche il dottore e lo psicologo della FISI. Da parte nostra puntiamo tanto sul richiedere alle atlete il giusto atteggiamento, perché fa parte delle varabili che possiamo controllare. Lo abbiamo spiegato loro. Noi possiamo controllare la preparazione, che ha nell’aspetto mentale un moltiplicatore, mentre l’atteggiamento è un dividendo. Quindi se sei 10 nella preparazione e nell’aspetto mentale, parti da 100, ma se non hai il miglior atteggiamento, finendo per dividere quella cifra per otto anziché per uno, allora è tutto inutile. È questo ciò che chiediamo alle ragazze. Noi non faremo mai mancare il nostro appoggio, anche nel corso della stagione. Io sarò in Coppa del Mondo con Perri e Perucchini, ma Valentina Puntel seguirà le atlete che andranno in OPA Cup. Una cosa fondamentale per loro ed anche per me, in quanto Valentina potrà condividere con me e lo staff le indicazioni necessarie sul lavoro da fare con una determinata atleta. Fino allo scorso anno, poteva anche capitarmi di non vedere un’atleta per mesi, come accaduto con Nicole Monsorno. Invece oggi, con Valentina questo problema non si verificherà e le atlete saranno seguite al meglio».

Giorgio Capodaglio

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