Biathlon | 06 ottobre 2021

Biathlon - L'ammissione di Jacquelin: "L'infortunio e un mental coach mi aiuteranno a migliorare e trovare continuità"

In un'intervista ai colleghi di Nordic Magazine, il francese ha parlato tanto delle sue particolari post titolo mondiale e quanto in realtà l'infortunio lo abbia positivamente scosso

foto FFS

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Dopo il suo brutto infortunio al polso alla vigilia del Blinkfestivalen, Emilien Jacquelin aveva deciso di concentrarsi soltanto sul recupero, staccando anche dai media. Il bi-campione del mondo della pursuit è tornato ora a parlare, in occasione della presentazione delle squadre francesi per la stagione olimpica 2021/22. Il forte biatleta francese, che ha una placca e nove viti al polso dopo l'infortunio, ha fatto il punto della situazione ai colleghi di Nordic Magazine.

Dopo aver vissuto un primo momento di scoramento, Jacquelin ha trovato fiducia e vede l'infortunio quasi come un'opportunità: «Subito dopo il mio infortunio, ero molto negativo, non riuscivo a vedermi in grado di farcela per la stagione. Poi, piano piano, ho avuto l'energia mentale per provare a tornare, anche se ci sono alti e bassi. Ora mi rendo conto che il mio obiettivo non è solo tornare, ma essere più forte. Questo infortunio mi toglie un po' di pressione perché mi permette di fare un passo indietro, staccare. Essere uno sfidante è una buona cosa. È così che ho ottenuto il mio primo titolo mondiale. È più facile inseguire ed io mi sento un "cacciatore". Da un lato, questo infortunio è quasi un aiuto».

L'obiettivo sono ovviamente le Olimpiadi, che si disputeranno in condizioni molto particolari: «Certamente non sono i Giochi che tutti gli atleti sognano, ma personalmente riesco ugualmente a sognare perché ho questa sfida per tornare più forte. Questa è una motivazione aggiuntiva. Questa sfida mi fa venir voglia di allenarmi ogni giorno e migliorare».

Jacquelin ha deciso anche di chiedere l'aiuto di un mental coach, chiamato però già prima dell'infortunio. «Ho iniziato a lavorare con un mental trainer. Dopo la scorsa stagione, mi sentivo in grado di poter vincere una gara, ma mi mancava qualcosa per cercare di essere continuo e lottare per la classifica generale. Voglio lavorare su questo. Per quanto riguarda l'infortunio, non ho necessariamente bisogno di aiuto perché la motivazione è dentro. Questo lavoro mentale è completamente al di fuori dell'infortunio. Oggi so di poter dare il massimo in una gara particolare ma allo stesso tempo so anche di non essere costante. Negli ultimi anni, ho provato a lavorarci da solo, ma non ha dato i suoi frutti, quindi il successivo passo logico è stato chiedere un aiuto esterno».

Ma come stava Jacquelin prima dell'infortunio? Incredibile ma vero, aveva un po' di malumore post titolo mondiale: «Stavo bene, in linea di continuità con quello che avevo sentito già l'anno precedente. Sentivo che stavo lentamente uscendo dal mio malumore post titolo mondiale e questo infortunio ha mosso tutto. Mi ha dato una piccola spinta. Dopo il secondo titolo, quando ho tagliato il traguardo, non ho provato gioia ma sollievo. È stato difficile per me spiegarlo a me stesso. Probabilmente era perché avevo messo molta pressione su me stesso per dimostrare che l'anno precedente non era stata la mia gara di un giorno, ma ero in grado di ripetermi. Rifarlo quando ero più atteso e io stesso me lo aspettavo è stato un enorme sollievo. È un po' inquietante non essere felicissimi dopo aver vinto di nuovo questo titolo. Mi ha dato un po' di malumore, da cui paradossalmente sto uscendo grazie a questo infortunio (ride)».

G.C.

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