Biathlon | 07 ottobre 2021

Arnd Peiffer avverte il biathlon tedesco: "Le altre nazioni sono molto più professionali rispetto a 15 anni fa"

L'ex biatleta ha parlato della sua ex squadra in vista della stagione olimpica, sottolineando anche le attuali difficoltà del movimento tedesco: "Ci sono sicuramente delle carenze"

Foto Manzoni

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A pochi mesi dal suo addio al biathlon, Arnd Peiffer ha analizzato la situazione del movimento tedesco, in un'intervista rilasciata a Sport1.
«Ci sono sicuramente delle carenze nella nostra squadra - ha affermato Peiffer - ma bisogna distinguere la situazione delle donne e  degli uomini. Nella categoria femminile abbiamo due atlete di punta: Franziska Preuß e Denise Herrmann. Mi aspetto da loro il massimo delle prestazioni. Dietro, il divario è un po' troppo grande dal mio punto di vista. Con la staffetta, invece, possono vincere medaglie ed essere anche al top. Al maschile abbiamo cinque o sei uomini che possono correre molto bene. Benny (Benedikt Doll, ndr), per esempio, ha una tale capacità di gareggiare! Tuttavia, le prestazioni di tiro non sono state sufficienti di recente. Difficile fare una previsione generale. Pechino potrebbe essere una delusione. Ma può anche essere che la situazione si sblocchi».

Insomma la Germania dovrà stringere un po' i denti, vista anche la crescita delle altre nazionali: «Abbiamo certamente margini di miglioramento anche noi. Ma devi anche vedere che altre nazioni hanno seguito l'esempio e ora sono molto più professionali di quanto fossero quindici anni fa. Non bisogna inoltre dimenticare che l'anno passato è stato molto particolare a causa del covid. Mentre eravamo seduti in isolamento e accovacciati sulle nostre biciclette, i norvegesi potevano sciare fino a maggio. Va anche notato che i norvegesi hanno una base molto più ampia di fondisti che eccellono nel biathlon».

Per la Germania è sempre più complicato trovare dei nuovi talenti, rispetto a quanto avveniva in passato. «È vero che non abbiamo più così tanti giovani atleti - ha ammesso Peiffer - dobbiamo gestire con attenzione quelli che abbiamo. In passato potevamo letteralmente passare al setaccio, ora dobbiamo costruire la prossima generazione e reclutare giovani atleti. Ma questo non è un problema soltanto del biathlon qui in Germania».

L'ex campione tedesco non è molto attratto dai Giochi di Pechino: «Ho sentito che le misure contro il Covid saranno ancora più severe rispetto a Tokyo. Temo che l'esperienza olimpica non sarà eccezionale. Tanto più che la Cina non è esattamente una Mecca degli sport invernali. Le Olimpiadi del 2026 di Cortina e Anterselva avranno sicuramente una passione diversa. Inoltre ci saranno anche condizioni difficili. Le gare di biathlon si svolgeranno ad una quota di oltre 1.600 metri. Potrebbe anche fare molto freddo. Due anni fa sono iniziati i colloqui con il nostro produttore di guanti per sviluppare una variante calda appositamente per Pechino. Questo è un punto cruciale: da un lato, le mani devono essere calde, dall'altro, la sensibilità in fase di tiro non deve essere persa».

G.C.

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