Sci di fondo | 12 ottobre 2021

Dalla Russia: "Il caso Bjørgen a Lahti? Fosse stata russa ..."

Dopo la rivelazione di Bjørgen che ha raccontato di aver dovuto chiarire con la FIS il risultato di un test antidoping, i russi attaccano: "Loro assumono sempre per sbaglio"

Dalla Russia: "Il caso Bjørgen a Lahti? Fosse stata russa ..."

In Russia si sono immediatamente scatenate le polemiche, dopo quanto svelato da Marit Bjørgen nella sua biografia, nella quale vengono raccontate le sue due settimane di tensione, seguite alla positività dell’atleta a un controllo antidoping a Lahti del 2017. Dopo aver dato tutte le spiegazioni del caso, la FIS decise di archiviare, riconoscendo l’innocenza dell’atleta. I russi però sono subito partiti all’attacco.

Sul proprio canale Telegram, il commentatore Dmitry Guberniev ha scritto un messaggio piuttosto chiaro ad accompagnare la notizia di Bjørgen: «Cosa sono tutti pietosi bugiardi e ipocriti … ugh …. Tutti loro lo assumono sempre per sbaglio …. Non capisci, questo è diverso …» chiudendo il commento con la faccina di un pagliaccio.

Successivamente ha detto la sua anche l’argento olimpico del 2010, Alexander Panzhinsky, che intervistato da Championat si è detto convinto che se al posto di Bjørgen ci fosse stato un atleta russo, la FIS si sarebbe comportata diversamente: «Da quanto ho capito, secondo i criteri, questa è un’informazione che solitamente non viene resa pubblica. Quando succede a noi, però, viene subito divulgata la notizia. A volte l’allenatore lo scopre direttamente sul web. Forse i nostri giornalisti sono veloci. Ma questa informazione solitamente deve restare tra atleta, allenatore e federazione. Se c’è poi un verdetto di squalifica, allora viene reso pubblico». Quindi l’attacco: «Se una situazione simile fosse accaduta con gli atleti russi, allora dubito che la decisione della FIS sarebbe andata a favore dell’atleta. Probabilmente ha avuto un peso il fatto che Bjørgen sia norvegese, allora l’atleta simbolo della squadra. Se tutto è come è stato scritto, sembra giusto che non sia stata squalificata, ma la medicina dello sport in Norvegia è sviluppata a un livello tale che Bjørgen, dopo aver praticato sport per decenni, doveva capire e assumere farmaci che sicuramente non sollevavano dubbi e non formavano delle droghe illegali nel corpo. Se al posto suo ci fosse stato un atleta di secondo livello, in particolare russo, non sarebbe stata presa la stessa decisione».

G.C.

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