Salto | 17 ottobre 2021

Salto con gli sci – Da zero a 130 metri in due anni, poi l’inspiegabile licenziamento: storia e fine improvvisa del progetto Cina di Mika Kojonkoski!

Ragazze in lacrime, clavicole rotte, pressioni incomprensibili, migliaia di salti, punti di Coppa del Mondo e pettorali per le Olimpiadi. Tutto questo non è bastato ai Team leader cinesi per concludere in gloria un progetto che in partenza sembrava totalmente impossibile.

Salto con gli sci – Da zero a 130 metri in due anni, poi l’inspiegabile licenziamento: storia e fine improvvisa del progetto Cina di Mika Kojonkoski!

E’ stato il classico fulmine in un cielo che dall’esterno sembrava apparentemente sereno, la notizia riportata dalla Tv finlandese Yle dell’improvviso licenziamento del capo allenatore Mika Kojonkoski da parte dei dirigenti cinesi all’indomani della conclusione del Summer GP a Klingenthal.

Nominato a capo del progetto salto nel Settembre 2018, in breve tempo il coach nativo di Kuopio aveva portato i neofiti e giovani saltatori cinesi a punti prima in FIS Cup, poi in Continental Cup e quest’estate anche nel Summer GP assicurandosi al momento attuale ben tre pettorali individuali per le Olimpiadi casalinghe del prossimo Febbraio. Il contratto di Kojonkoski con la Federazione di Pechino sarebbe dovuto durare fino al 30 Aprile 2022, ma al termine dell’ultima tappa estiva del circuito maggiore del salto speciale, il coach finlandese mentre era in viaggio per Planica, dove era in programma un training camp di una decina di giorni con i suoi atleti, ha ricevuto una telefonata dal capo delegazione cinese che gli ha comunicato l’immediata conclusione del suo rapporto di lavoro ricevendo la “giustificazione” che i Senior Manager cinesi sono sotto pressione per via dei risultati.

Questa telefonata è stata l’ultima fiammata che ha fatto espodere una pentola a pressione che però già ribolliva al suo interno da qualche tempo. E il veloce avvicinarsi ai Giochi casalinghi è stata altra benzina lanciata su un fuoco evidentemente nascosto al suo interno.

Vi è però un antefatto che è accaduto alla vigilia della gara di Klingenthal che ha accelerato questa esplosione dei fatti. Kojonkoski riferisce che la mattina della gara le ragazze cinesi erano entrate in competizione piangendo. Kojonkoski voleva sapere cosa fosse successo non approvando l’approccio dei dirigenti verso gli atleti e chiese chiarimenti al Team leader cinese Xu Gaong senza ricevere nessuna risposta. «Ho cercato di scoprire cosa fosse successo e il perché. Non ho ricevuto risposte adeguate», dice Mika Kojonkoski alla televisione finlandese.

Il cinquantottenne coach di Kuopio non ha voluto cambiare la propria filosofia che da sempre contaddistingue la sua lunga carriera nel salto con gli sci per adeguarsi al diverso approccio che i cinesi hanno con lo sport: «Il salto con gli sci è una disciplina che ha molte implicazioni mentali, è molto sensibile. I miei ragazzi non sono dei robot. Un pensiero o un sentimento sbagliato, e allora il salto non funzionerà. Ho chiarito fin dall'inizio che credo in questo progetto se è indipendente e se posso tenerlo sempre nelle mie mani. Queste assicurazioni sono iniziate, ma per tutto il tempo abbiamo avuto difficoltà a mantenere questo progetto nelle nostre mani. Negli ultimi tre anni, la squadra ha avuto tre diversi Team Leader. La pressione verso i ragazzi a volte era maggiore e a volte di meno. Io ammetto di aver allentato le corde un paio di volte, ma queste situazioni hanno iniziato ad accadere subito.» Il tecnico finlandese, che in passato aveva portato al successo Austria, Finlandia e Norvegia, racconta anche di quando all’inizio dello scorso anno durante un training camp effettuato a Taivalkoski, il loro Team Leader esercitò sempre maggiore pressione sui ragazzi cinesi facendoli saltare anche in condizioni per loro non ottimali col risultato di avere tre clavicole rotte quel giorno. Dopo ciò per un pò la loro pressione si fermò.

Forse I dirigenti che provengono da Pechino non sanno o non hanno l’esatta cultura del salto per sapere dove erano I loro ragazzi solo ventiquattro mesi fa e che campioni attuali come Ryoyu Kobayashi, Halvor Egner Granerud e Marita Kramer o del glorioso passato come Nykänen o Schlierenzauer hanno cominciato da bambini coi primi salti dall’HS 10 e solo dopo una decina d’anni di continuo sviluppo su trampolini via via più grandi, migliaia e migliaia di salti ed allenamenti li hanno fatti arrivare sulla ribalta internazionale. Ed inoltre forse non sanno, o bisognerebbe insegnare loro, che a differenza di altri sport, nel salto non basta concedere un budged quasi illimitato ad un progetto per portare a far vincere ai vari Peng, Dong o Song gare di Coppa del Mondo in un battito di ciglia o ad aggiudicarsi medaglie olimpiche.

Sarebbe bene ricordare loro da dove è partito il progetto olimpico cinese del salto con gli sci prima di mettere inutilmente sotto pressione giovani ragazzi che vengono fatti gareggiare in lacrime.

Non avendo nessuna tradizione di allenatori locali, per presentare una squadra competitiva per le Olimpiadi casalinghe, la Federazione cinese nel Settembre 2018 contatta il famoso allenatore finlandese Mika Kojonkoski che in quel momento aveva terminato il suo impegno a capo del Comitato Olimpico finlandese ma che era comunque ancora a capo del Comitato del salto presso la FIS. Kojonkoski affascinato dalla sfida firma il contratto che lo lega alla terra del dragone fino al 2022 con la condizione di preparare i ragazzi cinesi nella sua Kuopio e di scegliersi i propri viceallenatori, in questo caso il fidato Janne Ylijärvi e l’ex saltatore Janne Happonen.

Mika rimane i primi tre mesi in Cina con l’intento di selezionare i trenta saltatori più dotati da portare a Kuopio per l’inverno a venire. I ragazzi e ragazze scelti nella fascia d’età dai sedici ai vent’anni vengono trovati nelle scuole sportive cinesi tra migliaia di giovani. Il criterio di selezione include la struttura fisica, l’elasticità, la flessibilità ma anche la capacità mentale. Molti dei prescelti provengono dalle arti marziali, alcuni dall’atletica e un paio dalla ginnastica artistica, ma nessuno di loro ha mai visto un trampolino o messo un paio di sci ai piedi. Verso la metà di Novembre un primo gruppo di ventiquattro ragazzi cinesi arriva a Kuopio per iniziare gli allenamenti veri e propri sulla neve, un secondo gruppo si aggregherà solo due mesi dopo.

Dopo aver insegnato loro tramite interprete, dato che quasi nessuno dei ragazzi parlava inglese, le basi e a stare in equilibrio sugli sci, la pratica si sposta sui piccoli trampolini HS20 e man mano che i ragazzi prendono confidenza con la tecnica si cimentano su trampolini più grandi. Dopo numerosissimi salti di allenamento e infinite prove già nel corso dell’estate successiva metà del gruppo cinese è capace di saltare dall’Hs100 del capoluogo della Savonia avvicinando il punto K. In breve tempo il motto che Kojonkoski ha creato all’inizio di questo suo “progetto pazzo” si sta realizzando: rendere possibile quello che sembra impossibile!

L’inverno successivo i ragazzi di Kojonkoski incominciano a sfidare i saltatori finlandesi nel loro circuito interno e a gareggiare anche in FIS Cup. Inoltre vengono portati a fare qualche training camp in Europa centrale fra cui Planica dove provano il locale Hs135. Alla fine di Marzo 2020 con lo scoppio della pandemia le autorità cinesi impongono al gruppo di Kojonkoski di tornare in patria nonostante la volontà di Mika di rimanere in Finlandia a praticare sulla neve. In Cina vi restano per circa nove mesi e a tal proposito, il cinquantottenne coach finnico deve ammettere dell’utilità del tempo trascorso presso il centro federale di Laiyuan che dispone di buone strutture e soprattutto della galleria del vento: «La galleria del vento è stata un fattore trainante che ha fatto sviluppare più velocemente i ragazzi. Ottenere il pieno controllo del corpo durante il volo è davvero impegnativo. Senza la galleria del vento non ci saremmo sviluppati a questi rapidi ritmi.»

Tornati nel loro campo base di Kuopio all’inizio della stagione 20-21, le migliori ragazze possono fare anche qualche esperienza nel circuito maggiore di Coppa del Mondo, ma è nel corso di questa estate che i risultati dei neofiti cinesi subiscono una grande impennata. Tre di questi, due ragazze e un ragazzo, sono stati in grado di assicurarsi un pettorale per le Olimpiadi anche se le selezioni definitive si chiuderanno solo a metà Gennaio.

Fra le donne, oltre alla più esperta Bing Dong che nello scorso Summer GP a Chaikovsky ha raccolto un dodicesimo ed un tredicesimo posto, chi ha dimostrato i maggiori progressi è la sedicenne Peng Qingyue. Soprannominata per facilità “Crystal”, la teenager cinese dopo aver raccolto vittorie e podi in Fis Cup, ha poi solo di pochi punti sfiorato la terza piazza questa estate in Continental Cup. Mentre nella trasferta russa del circuito maggiore femminile la teenager cinese si è sempre ben attestata attorno alla ventesima posizione.

In campo maschile chi addirittura ha conquistato due preziosi punti nel Summer GP è il nuovo pupillo di Kojonkoski, il ventenne Song Qiwu. “Jasper”, come viene chiamato dal suo gruppo di coach, è arrivato in Finlandia quando aveva solo diciassette anni ed in precedenza aveva praticato solo i 400 ostacoli a livello regionale cinese. Secondo Kojonkoski, Song aveva la struttura corporea ottimale per poter essere un saltatore al momento della sua selezione. Ma soprattutto nel suo primo colloquio impressionò il suo tecnico per il suo deciso atteggiamento mentale: «Nel salto devi avere grande voglia, ma soprattutto devi essere mentalmente forte. Prima di venire in Finlandia, lui non era mai stato sugli sci e all’inizio come tutti i saltatori del gruppo aveva paura di saltare dai trampolini Hs10. Ma lui ha avuto grandi qualità nel controllare la paura, non paralizzandosi di fronte ad essa ma combattendola. Dopo aver superato la prima fase dell’apprendimento per lui è iniziato un primo lavoro di quantità che nel primo anno si può quantificare in circa tremila salti. Con “Jasper” le situazioni di coaching sono state più facili dato che parla anche inglese. Ma la cosa più sorpendente in lui era che voleva essere il migliore del gruppo e con il grande lavoro ci è riuscito in pieno già nel corso dell’estate.»

Al momento con il licenziamento di Mika Kojonkoski, ancora non è dato sapere cosa sarà di questo progetto che solo ventiquattro mesi fa sembrava impossibile ma che grazie alla ferrea volontà di un gruppo di totali neofiti del salto e di un allenatore che a cinquantotto anni si è rimesso in gioco e col loro lavoro sono stati in grado di rendere una nazione più che competitiva in una disciplina che mai li aveva visti ad un livello così elevato. Evidentemente per qualche dirigente della terra del dragone ciò non era più sufficente.

Da noi interpellati sull’attuale situazione e sulle prospettive, un paio di ragazzi cinesi si sono detti molto confusi dell’attuale situazione ed ancora col morale sotto i tacchi dopo quanto accaduto a Klingenthal a loro ed al loro capo allenatore finlandese. Il tecnico di Kuopio al momento della stipula del contratto con la Federazione cinese aveva anche l’incarico di leader sportivo del salto con gli sci in Cina, prerequisito per il proseguimento del progetto salto anche dopo le Olimpiadi. Alcuni mesi fa Mika aveva affermato che il presentare una squadra competitiva per le posizioni di vertice sarebbe stato il perfetto volano per diffondere il salto nella cultura sportiva cinese: «Questa è un’opportunità perfetta per rendere il salto con gli sci uno sport di massa in Cina. Se le Olimpiadi fossero una grande delusione, allora potrebbe essere che il salto come altri sport invernali di nicchia a Pechino rimangano in una posizione difficile. Ma se usciremo dai nostri Giochi Olimpici con risultati che diffondono orgoglio nella popolazione cinese, allora questo progetto non solo continuerà, ma si potrà diffondere in buona parte della nazione.»

Il famoso allenatore britannico Jon Emmett, che ha allenato sia velisti finlandesi che cinesi alle Olimpiadi fornisce alla televisone Yle la sua ravvicinata visione fra la percezione che Cina e Finlandia hanno per gli atleti in genere: «In Cina gli atleti sono come pezzi di carbone che vengono messi sotto una pressione terribile e si aspettano di vedere chi di loro poi diventa diamante. Non sono altro che merce per il loro sistema. In Finlandia ad esempio gli atleti non sarebbero mai stati trattati in quel modo».

Paolo Romanò

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