Sci alpinismo | 30 ottobre 2021

Sci alpinismo, Italia al lavoro sullo Stelvio. Il dt Bendetti: "Gruppo solido, puntiamo a vincere ancora"

Gli Azzurri hanno iniziato a mettere benzina nelle gambe in vista della stagione che scatterà a dicembre con i campionati italiani e la Coppa del Mondo: "Concorrenza agguerrita, ma ce la giocheremo con tutti"

La Nazionale italiana di sci alpinismo 2021/2022 (foto: Alessandro Trovati by Pentaphoto)

La Nazionale italiana di sci alpinismo 2021/2022 (foto: Alessandro Trovati by Pentaphoto)

L'Italia dello sci alpinismo ha avviato ufficialmente il proprio iter di avvicinamento ai primi appuntamenti della stagione 2021/2022, che scatterà a dicembre con i campionati italiani e la Coppa del Mondo. Gli Azzurri hanno svolto cinque giorni di raduno al Passo dello Stelvio alla presenza del direttore tecnico Stefano Bendetti, il quale, ai microfoni di Fondo Italia, ha esternato le sue impressioni dopo questa prima fase di lavoro.

Bendetti, qual è il primissimo e parziale bilancio di questa fase di preparazione?

"Siamo al primo raduno sulla neve, dopo una fase di allenamenti individuali a secco svolti autonomamente dai nostri atleti nei mesi passati. Tra loro, c'è chi ha puntato sulla bici, chi sullo skiroll, altri ancora sull'alpinismo. In questo periodo, invece, alterneremo cinque giorni di raduno ad altri dieci di riposo, così da farci trovare pronti e in condizione per i primi impegni di calendario. In particolare, svolgiamo due sedute di allenamento al giorno, una al mattino e l'altra al pomeriggio".

Quale tipologia di lavoro rientra nel palinsesto dei vostri raduni?

"Abbiamo cominciato con le prime uscite con gli sci, allenandoci su percorsi sprint leggermente più corti rispetto a quelli regolamentari e non trascurando neppure la tecnica di discesa, soprattutto fra i nostri portacolori più giovani. È un modo per iniziare a mettere benzina nelle gambe gradualmente ed evitare infortuni a poche settimane di distanza dall'esordio".

Quanto conta l'esperienza dei senatori nel gruppo azzurro?

"Tantissimo, non c'è dubbio. Non dimentichiamoci che a questi raduni prendono parte all'incirca trenta atleti, tra senior, Under 23 e Under 20, con carichi di lavoro differenziati a seconda delle categorie di appartenenza. I più esperti tra loro sono disponibili a svelare trucchi e dare consigli alle nuove leve e siamo riusciti a dare vita davvero a un gruppo molto solido, caratterizzato da un grande feeling".

Quali sono gli obiettivi della Nazionale italiana per questa stagione?

"La scorsa annata è stata decisamente vincente e la sfida con noi stessi, ancor prima che con gli altri, sarà quella di riconfermarci a certi livelli. Non è mai un'impresa semplice, in quanto la concorrenza è agguerrita, ma cercheremo di fare del nostro meglio".

Qual è la direzione, da un punto di vista tecnico, verso cui l'Italia dello sci alpinismo si sta muovendo per rimanere competitiva su tutti i fronti?

"Noi abbiamo sempre cercato di crescere i nostri ragazzi affinché diventassero polivalenti e si adattassero a qualunque tipo di competizione (vertical, sprint e individual), ma risulta ogni anno più difficile essere competitivi su tutti e tre i fronti, visto che nei week-end di Coppa del Mondo ci sono due discipline diverse e lo stesso atleta, spesso impegnato in entrambe, fatica a recuperare energie per il giorno seguente. Per questo, tenteremo di specializzare di più i nostri atleti".

Ci sono altre Nazionali che l'hanno stupita in termini di crescita?

"Direi che grosse sorprese non ci sono state. Svizzera e Francia rimangono le nostre principali avversarie. La Spagna vanta una tradizione importante in questa disciplina, mentre ci sono Austria e Germania che, pur avendo una tradizione cronologicamente inferiore in questo sport, stanno ottenendo risultati via via sempre più di rilievo".

Lo sci alpinismo sarà disciplina olimpica: la pressione sugli atleti è cresciuta dopo questo annuncio?

"Sicuramente c'è maggior attenzione verso questa disciplina e ora anche gli stessi atleti avvertono un po' di pressione in più. Questa leggera tensione è palpabile in particolar modo fra coloro che puntano a diventare professionisti, obiettivo che, per essere centrato, prevede l'ingresso nei corpi militari. Oltre a quello dell'Esercito, che ha svolto un lavoro preziosissimo in tutti questi anni, adesso ce ne sono anche altri che stanno cominciando ad aprirsi al nostro mondo"

Alessandro Nidi

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