Biathlon | 04 dicembre 2021

Biathlon - Giacomel soddisfatto della sua prova: "Non ho mollato, avrei dato tutto per non lasciare quel treno"

Foto Per Danielsson Projekt P.

Foto Per Danielsson Projekt P.

Grinta e cuore. Dopo la bella prestazione nella sprint di giovedì, Tommaso Giacomel ha saputo mettersi in mostra anche nella staffetta che l’Italia ha chiuso l’ottavo posto. L’azzurro ha corso la gara con grande intelligenza, coprendo subito il buco da chi lo precedeva, è stato bravo con la ricarica nella serie a terra, per poi pazientare nel secondo giro senza andare in tentazione nell’inseguire Jacquelin, sparare con precisione e alta velocità in piedi, quindi resistere nella prima parte dell’ultimo giro e addirittura sorpassare gli altri nel finale di frazione cambiando al quarto posto.

Il trentino delle Fiamme Gialle è giustamente soddisfatto al termine della gara, dando l’impressione di essere più contento oggi rispetto a giovedì al termine della sprint.

«Già al via sono partito subito a mille per coprire il buco su Weger, Eder, Pidruchnyi e il cinese – ha affermato in mized zone dopo la gara – insomma, ho iniziato con una bella spolmonata (ride, ndr). Nel tiro terra è andata abbastanza bene, peccato per l’errore, credo che quel colpo mi sia scappato alto. Poi nella serie in piedi ho ritrovato la stabilità che volevo, ho sparato velocemente e con precisione, attendendo giusto un po’ di più sul primo ma ci sta. L’ultimo giro? Ho visto davanti a me il russo ed Eder e ho provato a prenderli. L’austriaco è impressionante, a 38 anni spinge ancora come un animale. A quel punto mi ha superato Jacquelin. Sul primo tratto del giro, quello più duro da 2,5 km ho patito un po’ anche di testa, poi dalla salita dove c’era Zat, ho ritrovato la forza e un po’ di gamba e sono riuscito a stare con loro, anche aiutato da un super materiale senza il quale non ce l’avrei fatta. Credo di essere stato bravo a non mollare, perché avevo le gambe in fiamme, ma avrei dato tutto pur di non staccarmi da quel treno e dare il cambio a Luki con loro».

Giorgio Capodaglio

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