È stato un finale drammatico quello della pursuit femminile delle Olimpiadi di Pechino. Terza dopo l’ultimo poligono Ingrid Landmark Tandrevold sembrava ormai lanciata verso il podio, un bronzo che sarebbe valso una carriera intera fatta di fatica, sacrifici, ore e ore passate al poligono, mille rinunce per mantenersi in forma.
Invece, proprio quando il sogno era lì, ad appena 900 metri di distanza, d’improvviso Tandrevold è crollata, in crisi. Le telecamere nemmeno hanno colto il momento in diretta, infatti le immagini erano giustamente tutte per Røiseland, seria candidata a diventare la donna copertina di queste Olimpiadi dopo il suo secondo oro individuale consecutivo. Quindi l’arrivo di Elvira Öberg e una tuta norvegese, quella che per tutti era Tandrevold. Invece sulla grafica è apparso il nome di Eckhoff, una sorpresa per un attimo, poi il regista è andato a caccia di Tandrevold ed eccola, arrancare sul rettilineo finale, in crisi completa. La norvegese di Fossum quasi a un passo dallo svenimento ha ugualmente concluso la gara, onorando se stessa e i Giochi Olimpici, facendo capire lo spirito dell’atleta che nonostante tutto va avanti e non si ferma, anche al costo di andare contro le richieste del proprio corpo.
Poi, superata la linea finale, Tandrevold è crollata a terra, esausta, come le era accaduto anche dopo la sprint, quando aveva avuto una crisi dopo l’arrivo, al termine di una grande prestazione sugli sci. Immediatamente i tecnici sono corsi da lei, l’hanno aiutata, le hanno tolto gli sci, così come si sono preoccupate per lei tutte le altre atlete che tagliavano il traguardo.
La norvegese si è poi ripresa ed è stata portata immediatamente al caldo per riprendersi. Il direttore agonistico Botnan è apparso piuttosto dispiaciuto per l’atleta: «È cosciente ed è curata dai medici al caldo. Mette un freno alla nostra gioia su queste due medaglie vinte, non possiamo festeggiare adeguadamente fino a quando non sappiamo come sta» ha dichiarato a NRK.
Le sue compagne di squadre hanno rassicurato tutti, sembrerebbe solo una cotta dovuta alla quota e la fatica della gara. Una crisi di zuccheri, visto che secondo Røiseland la compagna si sarebbe ripresa dopo aver bevuto una coca cola e anche la sua amica Eckhoff, proprio colei che ha preso la medaglia di bronzo che sembrava ormai di Tandrevold, è sembrata tranquilla.
Tandrevold era stata male anche a Oberhof un anno fa, in quell’occasione però si era trattata di una tachicardia. Non sarebbe questo il caso, il crollo è stato dovuto a un misto di freddo, quota e fatica. Resta però il dramma sportivo di una medaglia che aveva praticamente vinto, ma anche l’esempio di un’atleta che nonostante tutto ha chiuso la gara.
Biathlon – Il dramma olimpico di Tandrevold nella pursuit di Pechino: il crollo finale e l’esempio dell’atleta che chiude lo stesso la gara
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