È stata una stagione particolare e difficile per Emilien Jacquelin. Il francese, due volte campione del mondo pursuit, era partito benissimo, nonostante un grave infortunio accusato nel corso della preparazione, arrivando addirittura a indossare il pettorale giallo di leader della classifica generale. Alla pausa natalizia, infatti, Jacquelin era arrivato in testa alla classifica generale di Coppa del Mondo, dopo lo splendido successo ottenuto proprio in Francia ad Annecy. Le difficoltà avute in passato sembravano essere ormai alle spalle, quella discontinuità diventata quasi un marchio caratteristico del biatleta francese, capace di tutto e del suo contrario anche all’interno della stessa manifestazione, come si vide solo un anno fa in occasione del Mondiale di Pokluka, sembrava alle spalle.
A dicembre, Jacquelin dava l’impressione di aver finalmente fatto il definitivo salto di qualità, ma dopo la pausa natalizia qualcosa è nuovamente cambiato. In occasione della sprint di Oberhof, il francese era ancora in buone condizioni, poi dalla caduta e l’ultima serie della pursuit il crollo, soprattutto mentale, piuttosto evidente. Il campione del mondo pursuit non ha nascosto le proprie debolezze e ne ha apertamente parlato in occasione del Grandes Gueules du Sport su RMC sabato scorso.
L’Isérois ha riconosciuto le sue carenze nella gestione delle negatività: «È bello parlarne, penso sia importante. C’è una cattiva gestione della sconfitta. Da quando sono diventato campione del mondo, sento di dover molto a molte persone e prima di tutto a me stesso».
Per lui è stata una stagione frustrante, dalla caduta e il pessimo risultato di Oberhof, ai cinque errori nella serie in piedi della staffetta mista alle Olimpiadi di Pechino, quando ha concluso in lacrime, considerando quegli errori indegni del suo livello: «L’esempio tipico è quello di Oberhof, quando non stavo bene sugli sci e pur avendo la maglia gialla, mi vergognavo sentendo di non essere al mio livello. Quando faccio una prestazione scadente, mi mi vergogno davvero, sono deluso per tutte le persone che mi seguono e che si aspettano molto da me. Così mi butto giù, mi abbatto molto, cado molto in basso».
Jacquelin crede tantissimo nelle proprie qualità, si allena molto e dovrebbe essere fiero di quanto fatto lo scorso anno, quando andò a prendersi il pettorale giallo pur partendo da un brutto infortunio estivo. Eppure quei problemi caratteriali escono fuori e lo condizionano, qualcosa su cui ovviamente sta lavorando, ma ci vorrà del tempo, come normale che sia. Da fuori può sembrare anche semplice giudicarlo, ma in realtà di facile non c’è nulla in questi casi, soprattutto quando si pratica uno sport complicatissimo come il biathlon: «Sono una persona che lavora molto, pratico uno sport nel quale bisogna avere molto impegno quotidianamente dal 1 maggio al 21 marzo. Quando riesco a fare bene penso sia normale, perché ci ho lavorato. Se, invece, faccio delle brutte gare, mi dico che non è normale".
Jacquelin ci riproverà ancora il prossimo anno, quando proprio a Oberhof, dove tutto è iniziato, proverà a difendere il titolo mondiale nella pursuit. Vincere ancora, per la terza volta consecutiva, la medaglia d’oro in quel format, lo farebbe entrare nella storia e magari lo aiuterebbe a capire che non deve assolutamente vergognarsi quando le cose vanno male, perché è uno degli atleti più forti di questa disciplina.
Biathlon – L’ammissione di Jacquelin: “Ho una cattiva gestione della sconfitta e mi vergogno quando va male”
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