Biathlon | 06 maggio 2022

Biathlon - Klaus Höllrigl parla da direttore agonistico: "È una sfida stimolante; le nostre scelte? Sono in funzione 2026"

Foto Credit: Per Danielsson - Projekt P

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Raccoglie l’eredità pesante di Fabrizio Curtaz, dopo anni di successi azzurri, i più belli nella storia del biathlon italiano, per guidarlo verso le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Una grande responsabilità per Klaus Höllrigl, che dopo diversi anni da allenatore, ha messo da parte il cannocchiale per un ruolo di grande responsabilità. Un momento particolare ed emozionante nella vita del nuovo direttore agonistico italiano, arrivato poche settimane dopo il matrimonio con la sua Claudia, in una cerimonia che si è svolta a Laces alla presenza di tanti atleti e colleghi, evento rimandato per ben due anni a causa del covid-19.

Una nuova avventura, quella da direttore agonistico, della quale Höllrigl ha parlato a Fondo Italia, rivelando le sue emozioni, gli obiettivi e la voglia di affrontare questa nuova sfida. Nella seconda parte dell’intervista il nuovo direttore agonistico si è quindi concentrato sulle idee che hanno portato alla formazione delle squadre azzurre annunciate mercoledì.

Buon pomeriggio Höllrigl e complimenti per il ruolo di responsabilità che le è stato assegnato. Cosa significa per lei aver ricevuto la fiducia della FISI per sostituire Fabrizio Curtaz, che molto bene ha operato in questi anni?
«Essere chiamato a svolgere il ruolo di direttore agonistico è innanzitutto un onore, perché il biathlon è diventato sempre più importante nel nostro paese, siamo una nazione molto forte. Ho vissuto al fianco di Fabrizio Curtaz questi ultimi anni, ho capito che quello del direttore agonistico non è un lavoro banale, richiede tanto tempo ed energie. Ho rispetto per questo ruolo e spero di svolgerlo nel modo migliore. So che non sarà facile succedere a Fabrizio, ma utilizzerò tutte le energie in mio possesso e metterò il massimo impegno per farlo».

L’abbiamo vista più volte al poligono e abbiamo sempre notato la sua forte passione da allenatore. È stato difficile per lei accettare di non seguire più le gare dietro al cannocchiale?
«Devo ammettere che questo è stato un aspetto difficile della mia scelta, perché ho sempre amato il lavoro da allenatore. Però non sono anziano, quindi magari non è un addio definitivo. Certamente, abbandonare il lavoro sul campo è stata la parte più complicata in questo processo decisionale. Alla fine, però, ho fatto questa scelta dopo averci pensato molto bene».

Sente tante responsabilità nel diventare direttore agonistico proprio alla vigilia del quadriennio olimpico che porterà a Milano-Cortina 2026?
«È un anno importante, ma vivo questa opportunità come una bella sfida, qualcosa di stimolante. Non ho paura, ma mi sento tanto motivato per questo lavoro. Adesso dobbiamo prendere la direzione giusta per avere successo nel 2026, abbiamo il dovere di fare i passi giusti per arrivare pronti a quell’evento. Come ho detto in precedenza, ho rispetto di questo ruolo, ma non ho paura, piuttosto sono molto motivato».

In occasione dell’uscita delle squadre, non è passata inosservata la presenza di un tecnico straniero alla guida del gruppo femminile, Jonne Kähkönen. Come è nata questa idea?

«Dal momento che ha smesso Ando (Zingerle, ndr) e io ho iniziato a ricoprire un nuovo ruolo, avevamo bisogno di nuovi tecnici. Ho cercato una persona con esperienza in Coppa del Mondo, avevo un profilo ben preciso in mente:
oltre all’esperienza, avevo bisogno di una persona con il carattere forte, capace di restare in piedi senza cadere anche nel corso di una tempesta. Inoltre, la cosa più importante era che arrivasse in Italia un allenatore che accettasse il nostro modo di allenare e ci aiutasse a svilupparlo con le sue idee, anziché un tecnico che imponesse i suoi metodi stravolgendo i nostri, per poi finire che magari tra quattro anni andasse via portando con sé tutto il know how. Inoltre volevo un team player, uno che lavora in squadra, non un individualista, magari anche in gamba, ma che lavora per sé e non per il team. Infine, cercavo una persona preparata, che sa di biathlon a 360°, in pista e al poligono. Ovviamente, a questo punto la lista era diventata sempre più corta. Jonne (Kähkönen) lo conoscevo già, era uno degli allenatori che sapevo di poter prendere. Non so se tutti gli appassionati italiani lo conoscono, ma posso assicurarvi che è una persona in gamba, il profilo perfetto. Così l’ho contattato e per fortuna ha accettato la nostro proposta. È proprio l’allenatore che cercavo. In Finlandia ha fatto un ottimo lavoro negli ultimi quattro anni, anche con atleti giovani, cosa molto utile per il nostro progetto 2026»
.

L’allenatore responsabile della squadra di Coppa del Mondo sarà Alex Inderst. Quale sarà il suo compito?
«Seguirà sia le donne che gli uomini, sarà lui a dettare una linea sul programma di allenamento, viaggiando anche tra i raduni femminili e maschili».

Vedremo anche lei in Coppa del Mondo?
«Certamente anche io andrò spesso in Coppa del Mondo, ma non sempre, perché ci tengo a vedere cosa accade pure nelle altre competizioni, quindi in IBU Cup, IBU Cup Junior e Coppa Italia, fino ad arrivare all’aria compressa. Devo farmi un’opinione di tutto il movimento».

Un altro arrivo che non è passato inosservato è quello di Christian Favre, che dalla nazionale francese e i tanti successi soprattutto con Fourcade, sarà il responsabile degli skiman azzurri.

«Per noi non era un momento facile, in quanto hanno smesso dei pilastri del nostro skiroom, come Tiraboschi, Molin Pradel e Pittin, che hanno svolto un ottimo lavoro in questi anni. Avevo quindi bisogno di una figura che chiudesse questo buco e ho contattato Christian, da tanti anni in Francia ad altissimo livello, anche con Martin Fourcade. Sono veramente contento che abbia deciso di venire con noi. Potremo sfruttare la sua grande esperienza».

Tra i nuovi skiman anche una leggenda dello sci di fondo, un mito come Giorgio Di Centa.
«Speriamo che ora Giorgio diventi un mito anche nel biathlon (ride, ndr). Sono veramente contento del suo arrivo, perché tutti sanno che Giorgio è un grande lavoratore e una bravissima persona. Sono convinto che all’interno del nostro gruppo farà un lavoro importante».

Nell’intervista che ci ha rilasciato in Val di Fiemme, Dorothea Wierer ha svelato che si allenerà con la squadra maschile.

«Abbiamo deciso di partire con due squadre, una femminile e l’altra maschile, formata da tanti giovani. L’obiettivo è di iniziare a lavorare in vista del 2026. Per Doro lo scopo è diverso, perché tutti noi ovviamente ci auguriamo voglia continuare il più possibile, ma con lei bisognerà ragionare sempre una stagione alla volta, come giusto che sia. Abbiamo deciso di metterla con i maschi perché si è trovata già molto bene con i giovani, come Bionaz e Giacomel, e la squadra maschile può darle stimoli diversi. Inoltre sarà seguita da Andrea Zattoni, del quale si fida ciecamente e che la segue spesso a casa in Val di Fiemme».

Un’altra novità è la presenza di Fabio Cianciana come allenatore di tiro della squadra maschile, mentre Mirco Romanin è stato confermato come allenatore della femminile, al fianco di Kähkönen.
«Credo che il passaggio di Fabio alla squadra maggiore fosse la logica conseguenza nel momento in cui ci serviva un allenatore di tiro. Lavora per le squadre nazionali da diversi anni e inoltre ha fatto benissimo con gli atleti giovani che allenerà adesso. Stesso discorso anche per Mirco Romanin, che ritroverà nuovamente diverse atlete con cui ha già fatto un ottimo lavoro. Ho collaborato con lui lo scorso anno, è un allenatore molto in gamba e sono certo che saprà dare gli stimoli giusti a questo gruppo».

Lisa Vittozzi si allenerà con tante giovani. Avrà un ruolo da leader del gruppo verso Anterselva 2026?

«Lisa è assolutamente la leader del gruppo, un ruolo che lei sa coprire e sono convinto le farà molto bene. Il gruppo femminile è molto ricco di talento. Al di là di Lisa, che è un’atleta di altissimo livello, dietro di lei ci sono tante giovani che hanno potenziale e devono migliorare. Abbiamo quattro anni di tempo per portare queste ragazze a un livello importante».

Negli ultimi anni avete sempre formato dei gruppi ristretti, mentre quest’anno vediamo due squadre ricche di atleti. Cosa è cambiato?
«Fa parte di un progetto che in realtà era già partito lo scorso anno, quando avevamo due squadre B con molti atleti talentuosi e addirittura junior sia tra i maschi che tra le donne. Alla loro testa Fabrizio (Curtaz) aveva messo allenatori esperti e in gamba, che hanno fatto fare a questi atleti una preparazione quasi da Coppa del Mondo. Gran parte di loro ha vissuto un inverno con tante gare di IBU Cup, alcune donne hanno anche esordito in Coppa del Mondo, facendo esperienze importanti. Adesso è arrivato il momento di fare un secondo passo, aggregare questi atleti ad altri che hanno già un buon livello di Coppa del Mondo. Poi in uno o due anni andremo a diminuire la quantità di atleti che formeranno la squadra A, avendo previsto una squadra di 5-6 atleti per genere prima delle Olimpiadi per prepararle al meglio in vista di Milano-Cortina, ovviamente lasciando spazio di qualificarsi anche a coloro che saranno fuori. Insomma dopo questi due anni avremo poi il gruppo base da preparare bene per le Olimpiadi. Certo, forse da una parte nell’immediato rischiamo di abbandonare un po’ la qualità del lavoro sui dettagli, ma lo facciamo per creare uno spirito di squadra e permettere a tutti di poter migliorare ed emergere stando a contatto di atleti più esperti, prima di creare il gruppo olimpico, che tornerà a lavorare sui dettagli. In ogni caso anche la qualità non mancherà, dal momento che abbiamo scelto tanti allenatori, visto che ci saranno anche Edoardo Mezzaro, Daniele Piller Roner e Riccardo Romani, che resteranno poi con coloro che affronteranno l’IBU Cup. Ci troviamo in una situazione diversa rispetto agli ultimi anni e riteniamo questa sia la soluzione migliore».

Insomma anche coloro che non andranno in Coppa del Mondo saranno comunque seguiti nel corso della stagione.
«Certo, tutti questi atleti saranno seguiti per l’intera stagione. Quattro anni possono sembrare tanti, ma in realtà sono pochi, quindi è fondamentale lavorare bene non soltanto in estate, ma anche nel corso dell’inverno si deve dare continuità al lavoro. Sicuramente nel corso della stagione invernale qualcuno salirà in Coppa del Mondo, altri scenderanno, ma devono sempre avere al loro fianco allenatori con cui hanno lavorato per tutta la stagione, che li conoscono e permettono loro di avere continuità. L’inverno non è solo un periodo di gestione, ma di crescita».  

È in atto un cambio generazionale, ritiene che bisognerà avere pazienza per vedere dei risultati di alto livello?
«In realtà siamo contenti di avere in squadra alcuni atleti in grado di ottenere risultati già il prossimo anno. Doro ovviamente non mollerà un centimetro, così come Luki, Lisa, anche i giovani Giacomel e Bionaz. Non è che non abbiamo atleti per ottenere subito risultati. Dietro di loro ci sono altri atleti a cui serve tempo, perché anche quando si ha un grande talento bisogna essere consapevoli che tra le competizioni Junior e la Coppa del Mondo c’è una grande differenza. Ai giovani, anche talentuosi, serve tempo per crescere e avere livello da Coppa del Mondo. Giacomel e Bionaz lo hanno fatto in poco tempo, ma rappresentano un’eccezione. Abbiamo il dovere di lavorare bene con questi ragazzi, dare loro tempo e aspettare con pazienza che arrivino ai livelli richiesti dalla Coppa del Mondo. Non dobbiamo aspettarci che dopo una medaglia juniores, questi giovani entrino subito nei dieci. È giusto essere felici per delle medaglie giovanili, ma bisogna evitare di creare troppo entusiasmo, altrimenti aumenta la pressione e loro stessi credono di poter e dovere competere subito per un posto nei venti, quando ci vuole tempo».

Giorgio Capodaglio

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