Biathlon | 30 ottobre 2022, 13:10

Biathlon - Mirco Romanin alla vigilia dell'ultimo raduno: "I recenti test fisici delle atlete ci hanno dato buonissimi riscontri"

Biathlon - Mirco Romanin alla vigilia dell'ultimo raduno: "I recenti test fisici delle atlete ci hanno dato buonissimi riscontri"

La nazionale femminile di biathlon ha concluso l’ultimo raduno pre stagionale in centro Europa. Lisa Vittozzi e compagne si sono allenate per una settimana a Ramsau, in Austria, dormendo a 1200 metri e salendo anche sul Dachstein a oltre 2900 metri per sciare. Le azzurre passeranno ora qualche importante giorno a casa, per poi partire in direzione Norvegia, probabilmente tra Sjusjøen e Beitostølen per finalizzare la preparazione in vista delle prime gare di Coppa del Mondo e IBU Cup.
Per fare il punto della situazione tra il raduno austriaco e alla vigilia di quello conclusivo in Norvegia, abbiamo contattato Mirco Romanin, allenatore di sci di fondo della squadra femminile di biathlon.

Buon pomeriggio Romanin. Può farci un resoconto di questo raduno a Ramsau? Avete fatto un po’ di quota?
«In realtà, l’obiettivo non era la quota. Abbiamo dormito sempre a 1200 metri, mentre siamo saliti sul ghiacciaio soltanto per sfruttare la neve e fare un po’ di ore sullo sci a bassissima intensità, arrivando così alla trasferta al Nord avendo già passato diverse ore sulla neve. Inoltre il ghiacciaio ha dato l'opportunità alle atlete di testare i materiali insieme ai tecnici presenti nei primi tre giorni di raduno.
Ramsau è una località ideale per questa fase della preparazione, perché oltre a salire per sciare, puoi restare in bassa quota dove abbiamo svolto diverse sedute ad alta intensità, per stimolare questo aspetto che sarà ovviamente utile da qui in avanti. Abbiamo utilizzato al meglio la pista di skiroll di questa località, che ci ha permesso di fare diversi lavori combinati.
Prima di partire per l’Austria le atlete avevano anche svolto i test funzionali a Rovereto. Da essi tutte le atlete hanno avuto dei buonissimi riscontri, si sono visti miglioramenti, soprattutto rispetto a quelli effettuati a inizio preparazione, ma anche già in confronto agli ultimi di agosto. Siamo soddisfatti».


Lisa Vittozzi è ovviamente una delle atlete più attese della prossima stagione. Come l’ha vista, anche in confronto allo stesso periodo dello scorso anno?
«A mio parere Lisa sta bene. Negli ultimi dieci giorni ha avuto qualche piccolo problema, ma niente di grave, un po’ di raffreddore, qualche tipico malanno di stagione, che l’ha stancata un po’ di più in allenamento. La condizione è però buona, come ci ha mostrato anche nel test di Rovereto, nel quale ha migliorato i risultati di quello svolto a venti giorni dal Mondiale di Ruhpolding, dove ha poi dimostrato di stare bene e andare forte. Insomma, è scientificamente provato che la condizione c’è.
Ora ha una settimana per ricaricare le batterie ed essere pronta per la trasferta in Norvegia e il via della Coppa del Mondo».


Passiamo alle due atlete di mezzo, come età ed esperienza, Samuela Comola e Michela Carrara. A che punto sono? In particolare la prima, che ha avuto alcuni problemi fisici nel corso della preparazione.
«Samuela si è portata dietro un problema fisico per tutta la preparazione, che è stata un po’ zoppicante a causa della problematica al ginocchio. Nonostante ciò, lei è riuscita a fare quasi tutto utilizzando più gli skiroll che la corsa e la bici. In generale ha fatto qualche ora di allenamento in meno rispetto alle altre, ma nel complesso non ha perso tanto e adesso si trova a buon punto. Ovviamente, mancandole un po’ di base di intensità sul ritmo gara, ci vorrà un po’ di tempo perché ritrovi il suo livello sugli sci, ma la vedo molto maturata rispetto a quando la allenavo da juniores e anche allo scorso anno. Samuela si è resa conto che con il lavoro si può crescere tanto, al suo primo anno in Coppa del Mondo ha dimostrato di poter fare belle cose e in diversi casi si è comportata bene. Ovviamente lei ha un bel tiro, se fa il salto di qualità sugli sci, può sempre lottare per la zona punti e qualcosa in più. Ciò sarebbe fondamentale per la staffetta.
Per quanto riguarda Michela, sta molto bene fisicamente e ha fatto un bellissimo test funzionale alla vigilia della partenza per Ramsau. Anche nel corso del raduno austriaco si è sempre dimostrata ad un ottimo livello nella parte atletica, sia sugli sci che sugli skiroll. Per chiudere il cerchio, ovviamente, le manca trovare la giusta continuità al tiro. È difficile da dire se riuscirà ad averla già quest’anno, è ancora presto per farlo. In allenamento, a tratti ha mostrato un buon livello. In stagione ci sono tante gare e probabilmente ci troveremo di fronte ad alti e bassi. Senza dubbi, però, fisicamente mi ha ben impressionato».


Chiudo con le restanti atlete della squadra, che hanno meno esperienza nel massimo circuito. Crede che siano pronte per fare bene in Coppa del Mondo?
«In questo caso parlo in generale. Posso dirvi che queste atlete sono cresciute, perché all’interno di un gruppo con un livello più alto ci sono sempre stimoli alti, con diversi allenamenti in cui si può migliorare a vista d’occhio. Secondo me hanno tutte sfruttato l’occasione, per quanto visto in preparazione e nelle gare a settembre, hanno dimostrato di aver fatto un piccolo passo in avanti.
Se siano già competitive per la Coppa del Mondo, è troppo presto per dirlo, anche dal punto di vista dei potenziali risultati.
Sicuramente una di queste atlete partirà nelle prime tappe della Coppa del Mondo, per fare esperienza, da lì se ci sarà continuità di risultati, c’è la possibilità di restare su. Noi stiamo facendo un lavoro sui giovani, sia con le donne che con gli uomini, puntiamo su di loro e vogliamo far fare loro esperienza ad alto livello. Gareggiare nel massimo circuito è la cosa più stimolante. L’IBU Cup è di ottimo livello, e lì le ragazze che non andranno in Coppa del Mondo, dovranno partire per fare bene, perché è una competizione alla loro portata. In questa competizione, che le nostre atlete debbano lottare in ogni gara per le prime 15-20 posizioni».


Nella passata stagione, alcune di queste atlete sono state lanciate in Coppa del Mondo per un weekend per poi tornare in IBU Cup. Quest’anno seguirete questo schema, oppure darete continuità a un’atleta dandole la possibilità di esprimersi con più gare a disposizione?

«La continuità va meritata sul campo. Partiremo con una giovane, se il livello è troppo lontano daremo spazio alle altre giovani o a chi è più esperta. L’obiettivo è quello che abbiano il livello per stare su e ottenere quei risultati discreti che ci auguriamo tutte abbiano».

Linda Zingerle ha subito un brutto infortunio proprio in autunno e non sarà con le compagne in Norvegia. Teme che questo problema possa pregiudicarle la stagione?
«Sinceramente non vedo così male la situazione. Da quindici giorni Linda si sta allenando in palestra, ovviamente concentrandosi sulla parte alta del corpo. Ha già cominciato a svolgere allenamenti con l’ercolina e ha ripreso anche a pedalare con la cyclette. Ha ancora le stampelle e non può caricare il peso del corpo sul piede infortunato. Siamo fiduciosi. La nostra idea è di farla allenare sulla neve con la squadra junior in Italia, così se dovesse avere qualsiasi problematica, si troverebbe vicino a casa e potrebbe essere seguita al meglio».

La vedremo quindi iniziare la stagione internazionale già in IBU Cup Junior in Val Martello?
«Non lo so, vediamo. Abbiamo deciso di partire tranquilli con lei, in base a come sta mentalmente e fisicamente, se la caviglia regge al meglio. Vediamo come procede l’allenamento. Pensiamo di farle disputare le prime gare a dicembre, che saranno più un allenamento per ritrovare la condizione. Molto probabilmente ciò avverrà in Coppa Italia».

Seguendo alcuni vostri raduni, ho notato che il vostro gruppo è molto unito, nonostante ci sia una differenza d’età di sette anni tra la più grande e la giù giovane.
«In una squadra, non è mai facile andare tutti d’accordo e si creano spesso dei sottogruppi, una cosa del tutto normale, sia nelle squadre maschili che femminili. La cosa più importante è che ci sia sempre un rispetto reciproco. Ciò che mi piace del nostro gruppo è vedere che queste ragazze, raduno dopo raduno, si siano divertite tanto assieme, sono state bene, anche fuori dalle giornate di raduno. Anche per noi tecnici è stata una bella sorpresa. Ci abbiamo messo del nostro perché ciò funzionasse, in quanto creare gruppo è fondamentale, anche più importante dell’allenamento stesso, perché se si sta bene insieme allenarsi e stare in giro diventa meno pesante».

La prossima settimana sarete di nuovo in viaggio, direzione Sjusjøen. Qual è l’obiettivo dell’ultimo raduno?
«Ci rechiamo in Scandinavia per passare tanto tempo sugli sci. Disputeremo anche le gare a Sjusjøen, anche se dobbiamo ancora vedere se tutte le atlete saranno al via di tutte le competizioni. Lo decideremo in base alle loro condizioni. L’obiettivo sarà di riuscire a trovare la miglior condizione possibile prima della partenza della Coppa del Mondo. Atleta per atleta valuteremo individualmente di quali stimoli avranno bisogno. Sicuramente a Sjusjøen scieremo tanto, faremo tanta intensità combinata al tiro».

Giorgio Capodaglio

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