Biathlon | 03 novembre 2022, 15:41

Biathlon - Samuela Comola: "A causa dell'infortunio non ho fatto tutto come avrei voluto, ma so di aver lavorato bene"

Foto Credit: Pentaphoto

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Si è tolta tante soddisfazioni nella stagione 2021/22, nel corso della quale è riuscita a conquistare un pettorale in Coppa del Mondo, tenendoselo stretto per tutta la stagione e prendendo anche parte alle Olimpiadi da protagonista, soprattutto in staffetta. Samuela Comola è cresciuta moltissimo nel corso della passata stagione, trovando la giusta maturità e soprattutto una maggiore convinzione nei propri mezzi.

Per questo motivo, la valdostana del Centro Sportivo Esercito si è presentata al via della preparazione in vista della stagione 2022/23 con la determinazione di ripartire da dove aveva lasciato per fare ulteriori passi in avanti e salire altri gradini. L’estate però non è andata come avrebbe voluto. Un’infiammazione alla bandelletta ileotibiale non le ha permesso di allenarsi al meglio, costringendola ad utilizzare praticamente soltanto gli skiroll e non permettendole di prendere parte ai Mondiali Estivi di Ruhpolding, dove i tecnici avrebbero voluto portarla dopo le buone prestazioni in allenamento.
Di ritorno da Ramsau e alla vigilia dell’ultimo raduno, in programma in Norvegia, prima della partenza ufficiale della stagione, abbiamo fatto con lei il punto della situazione.

Ciao Samuela. Intanto come stai? Hai risolto i problemi fisici che ti hanno frenata nel corso della preparazione?
«Purtroppo i miei problemi non mi hanno ancora del tutto abbandonata, sono presenti seppur più gestibili.
Lo sport agonistico è duro, abbiamo dei grossi carichi e facciamo tanti allenamenti, quindi il rischio di subire un infortunio è sempre dietro angolo e dobbiamo metterlo in conto. Tutti vorremmo stare sempre bene, ma bisogna accettare che se capita di subire un infortunio, va affrontato»


Puoi spiegarci cosa hai e quali limitazioni ti ha dato durante la preparazione?
«È iniziato già a maggio, quando ho scoperto di avere un’infiammazione della bandelletta ileo-tibiale. Non entro nei particolari della tipologia di infortunio, diciamo che sento dolore al ginocchio. Ho dovuto mettere da parte corsa e camminate in montagna, che mi davano maggiori problemi, mentre nei primi mesi riuscivo ad allenarmi bene solo sugli skiroll. Poi ho iniziato ad avere dolori anche utilizzando quel mezzo, che è meno impattante rispetto a corsa e camminata, allora mi sono fermata. Ho svolto un periodo di riabilitazione e terapie, quindi ho ripreso i normali carichi e successivamente sono stata costretta a fermarmi di nuovo. Da lì ho nuovamente ripreso, cercando di trovare il giusto equilibrio tra sforzo fisico e assenza di dolore. Alcuni giorni le cose andavano meglio e allenavo bene, mentre in altre occasioni sentivo che stavo oltrepassando il limite e dovevo frenare. Alla fine mi sono comunque allenata bene».

Questi problemi avuti e che non sono completamente passati ti preoccupano per la stagione?
«No, perché so di aver lavorato bene, anche se non ho fatto tutto perfettamente come avrei voluto. Inoltre nell’ultimo periodo le cose sono andate bene, mi sono sempre allenata. Grazie all’aiuto dei fisioterapisti sono riuscita a tenere sotto controllo questo infortunio. La fase peggiore l’ho avuta ad agosto, ma ora le cose vanno meglio.
A proposito di questo, ci tengo a ringraziare tutti i fisioterapisti, che si sono alternati nel corso dei raduni e mi hanno aiutato a controllare questo problema, così come i dottori.
Ci tengo poi a dire un grazie enorme ai miei genitori che sono stati sempre disponibili ad aiutarmi. Non potendo correre o fare camminate, mi sono sempre allenata sugli skiroll, ma a casa è stato molto impegnativo, perché le piste di Bionaz e Verrayes sono distanti, così ho avuto bisogno di qualcuno che mi accompagnasse. Ma anche se fai skiroll in valle da me, devi sempre avere qualcuno che ti aiuta».


Mettendo da parte la problematica fisica avuta. I risultati ottenuti nella passata stagione ti hanno dato maggiore consapevolezza? Sei più determinata?
«Sicuramente si, in quanto la passata stagione mi è stata molto utile soprattutto dal punto di vista mentale, mi ha dato la carica e mi ha aiutato a essere più consapevole delle mie potenzialità. Diciamo che rispetto alle stagioni passate, piuttosto che essere più determinata, credo proprio di vedere le cose con occhi diversi».

Dove può arrivare Samuela Comola?
«Voglio scoprirlo piano piano, restando sempre con i piedi per terra».

La possibilità di gareggiare in staffetta con campionesse come Wierer e Vittozzi è un fattore per te motivante?
«Sicuramente poter essere in squadra con loro è uno stimolo in più. Sono consapevole che in questo momento i migliori risultati posso ottenerli in staffetta, quindi avere la possibilità di farla con due atlete del genere è una grande fortuna. Poi, nelle prossime stagioni, vediamo di migliorare anche i risultati individuali».

Quest’anno lo staff tecnico è cambiato molto. Come ti sei trovata?
«Molto bene. Avevo già avuto la fortuna di lavorare con Edo (Edoardo Mezzaro, ndr) nella passata stagione e con Mirco (Romanin, ndr) quando ero in nazionale juniores. Oltre loro c’è anche Jonne (Kähkönen, ndr) che nel corso di questo primo periodo insieme, mi ha dato tanto consigli nuovi sul tiro, che mi sono piaciuti. Ho cambiato anche alcuni approcci. Sicuramente ci fa fare esercizi interessanti, anche attivazioni che sono state utili per essere più concentrate. Ma ciò che mi ha fatto fare di nuovo non lo voglio spoilerare».

Noto anche un bel clima in squadra, in particolare ho visto che hai un bel legame con Lisa Vittozzi.
«Si ho stretto un bel rapporto con Lisa, ci siamo trovate bene. Già ci eravamo conosciute nel corso della passata stagione, ma nel corso dell’estate abbiamo avuto di approfondire. Comunque in squadra c’è un bel clima e in particolare con Lisa e Michela (Carrara, ndr) in determinati lavori riusciamo a stimolarci a vicenda. Lisa è un bel gancio a cui attaccarsi».

Siete in partenza per la Norvegia. Cosa ti aspetti da questo raduno e dall’inizio di stagione?
«Sono molto curiosa di vedere a che punto sono, soprattutto perché non ho fatto grossi test, visto che agli Italiani ho fatto più una prova, non avendo potuto allenarmi come era stato stabilito. Ci vorrà più tempo per entrare nel clima da competizione».

Giorgio Capodaglio

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