Sci di fondo | 30 maggio 2023, 19:50

Sci di fondo - Tommaso Custodero, ecco chi è il vice di Markus Cramer: l'allenatore che seguendo la sua passione ha trasformato un incidente in moto in una nuova opportunità

Sci di fondo - Tommaso Custodero, ecco chi è il vice di Markus Cramer: l'allenatore che seguendo la sua passione ha trasformato un incidente in moto in una nuova opportunità

Il buio della sera, la moto che va sulla sua strada, l’automobile che spunta dal lato opposto occupando d’improvviso la sua corsia, l’impatto violento e la fine della carriera agonistica di un giovane fondista, appena diciassettenne.

Quel maledetto 11 settembre, sulla statale di Pinerolo, ogni sogno sembrava spezzarsi per un giovane di Cumiana, provincia di Torino. A distanza di anni, oggi, quel giovane ragazzo, diventato uomo, farà il suo esordio in Coppa del Mondo, ma nel ruolo di allenatore.
Quella che stiamo raccontando è infatti la storia di Tommaso Custodero, nuovo vice allenatore della nazionale italiana di sci di fondo al fianco di Markus Cramer.

Un percorso lungo quello di Custodero, nato nel 1993 e per anni uno dei fondisti di spicco della squadra del Comitato AOC, insieme a Dario Giovine (oggi triathleta) ed Erica Magnaldi (oggi ciclista professionista). Una tecnica sopraffina, una grande maturità, Custodero si era tolto diverse soddisfazioni in una categoria che comprendeva anche un certo Francesco De Fabiani, che ora ritrova nella squadra di Coppa del Mondo. «Andavo fortino – ha raccontato Custodero a Fondo Italia, pur cercando di restare sempre umile – ho vinto un Topolino e tre medaglie ai Campionati Italiani. Ricordo un anno in cui vinsi la medaglia nella sprint e il giorno successivo De Fabiani si impose nella distance. Non so dire, però, se avrei fatto carriera senza quell’incidente, era troppo presto per capirlo, ormai mi vedo allenatore».

Già, l’incidente, quella maledetta notte di settembre in cui il mondo sembrò crollargli addosso: «Ricordo l’auto che spunta all’improvviso, l’impatto, io che volo, ricado sulle mie gambe e mi trovo a strusciare per terra. Ho la lucidità di trascinarmi via dal centro della strada per evitare di essere investito da altre vetture. Faccio tutto da solo, perché l’autista della vettura che mi è venuta addosso che non si è nemmeno fermato a soccorrermi, andando via dritto, così arrivo a bordo strada, poi chiamo mio padre e l’ambulanza, quindi solo in quel momento controllo la gamba, vedo il mio piede e svengo. Mi risveglio che mi stanno soccorrendo e, una volta terminata l’adrenalina dell’incidente, inizio a sentire un dolore mai avuto in precedenza».

Da allora un lungo periodo in ospedale: «L’astragalo della caviglia sinistra aveva subito una frattura gravissima, ma avevo anche ustioni lungo la schiena, varie fratture composte e si era anche rotto il casco, fortunatamente senza grandi conseguenze. Passai tre mesi in ospedale. Purtroppo il problema alla caviglia era troppo grave per poter continuare la mia carriera, la mobilità è tutt’ora ridotta del trenta o quaranta per cento».
Allora Custodero guardò al suo futuro, inizialmente iscrivendosi a Economia, ma scoprì presto che non era il suo percorso: «Gli altri venivano all’Università con giacca e cravatta, fumavano la pipa, mentre io mi vestivo con abbigliamento sportivo. Non era il mio ambiente». Una volta tornato a fare sport, la scelta ricadde su scienze motorie: «Dopo tanta fisioterapia avevo ripreso a correre e sciare, tornando un po’ alla normalità. Allora, oltre a scienze motorie, ho anche fatto il corso allenatore di secondo e successivamente terzo livello, per me tutte piccole conquiste. Avevo anche iniziato a collaborare con lo Sci Club Sestriere, facevo lavori vari, mi ero trasferito più volte, cambiando casa in diverse occasioni».

Quindi il secondo grande punto di svolta della sua vita, l’incontro con Amos Pepino (allenatore e mentore dello Sci Club Entracque Alpi Marittime) durante il corso allenatore di terzo livello. «Ci siamo subito trovati, siamo andati immediatamente d’accordo dal punto di vista professionale. A quel punto mi ha proposto di spostarmi nuovamente offrendomi un lavoro come allenatore a Entracque. Ho quindi iniziato ad allenare la Valanga Arancio inizialmente come vice di Amos, mi sono spostato a Entracque e in questi ultimi anni sono prima diventato allenatore di quarto livello e successivamente sono entrato nel master istruttori».

Il resto è storia recente, quando a fine stagione è poi arrivata l’inattesa chiamata dalla nazionale: «Il primo approccio è avvenuto a Dobbiaco – ha affermato Custoderoi dirigenti della nazionale mi avevano avvertito che Cramer voleva parlarmi. Quando ci siamo incrociati all’interno della Nordic Arena, mi ha dato appuntamento in albergo. Sono arrivato in anticipo, ero molto curioso, ci siamo parlati, mi ha descritto la situazione della squadra dicendomi che gli serviva un assistant coach e che più persone gli avevano consigliato me. Mi sono quasi ribaltato dalla sedia restando senza parole, ero lusingato. Abbiamo continuato a parlare, conoscendoci meglio personalmente e professionalmente. Markus mi ha quindi detto di aver percepito un bel feeling e di essere contento di questa collaborazione».

Allora è arrivato il momento più difficile per Custodero, comunicare allo Sci Club Entracque Alpi Marittime la notizia che avrebbe lasciato. «Dopo questi anni, ero anche dispiaciuto di andarmene e non sapevo come dirlo ad Amos (Pepino, ndr). Dopo il colloquio con Cramer sono andato subito da lui e gli ho detto che avevo una cosa bella e una brutta da comunicargli. Siamo partiti dalla bella, ma quando gli ho detto della proposta della nazionale, Amos mi ha subito fermato dicendomi che non vedeva nulla di brutto in tutto questo. Era veramente felice per me, anche se ovviamente, così come me, viveva una duplice emozione, perché si stava concludendo questa nostra bellissima collaborazione. A Entracque mi sono sentito accolto e apprezzato tantissimo, non soltanto da Amos ma da tutte le persone con cui sono entrato in contatto. Questa realtà mi ha permesso di crescere professionalmente, ha coltivato la mia motivazione credendo tantissimo in me, investendo su di me. Ho ricevuto tantissimo dalle persone. Lì sono stato motivato a migliorarmi, ho iniziato a credere di più in me stesso. L’autostima è fondamentale anche nel nostro lavoro, altrimenti rischi di sederti».

All’inizio di questo suo primo raduno con l’Italia, a Dobbiaco, Custodero torna però sul primo turning point, quell’evento che sembrava aver spezzato per sempre ogni sogno e invece ha dimostrato che a volte proprio un episodio negativo può rivelarsi una clamorosa opportunità: «Ne parlavo pochi giorni fa con degli amici. Ancora oggi vedo ogni giorno le cicatrici sulla mia caviglia, la mattina patisco dolore e so di non poter più fare determinati movimenti. Ho patito e sofferto tanto in quei mesi, è stato l’episodio più brutto della mia vita. Eppure, proprio quell’evento mi ha portato a essere quello che sono adesso, al punto che in maniera del tutto assurda mi sento quasi di ringraziare che sia accaduto. Anche da un brutto episodio si impara tanto, se hai fortuna di volerti risollevare da esso, può farti diventare una persona migliore e aprire nuove opportunità. Vorrei oggi tornare dal me di allora e magari anche poter parlare a dei giovani che vedono oggi i loro sogni spezzati».

E allora cosa direbbe Custodero al sé stesso diciottenne o a giovani che stanno vivendo situazioni difficili? «Vorrei dirmi di seguire le mie passioni e restare focalizzato sull’obiettivo di crescere professionalmente, perché alla fine i sentieri si creano da soli. Alla fine non ho fatto questo percorso pensando un giorno di entrare in nazionale come vice di Markus Cramer, ho sempre scelto il percorso che ritenevo potesse farmi crescere professionalmente ed umanamente. Non mi sono fatto problemi nello spostarmi, non mettere le radici in alcun luogo, avere la valigia in mano, conoscere sempre nuove persone e realtà diverse, che mi hanno arricchito professionalmente e umanamente. E direi a me stesso o a coloro che vedono lontani i propri obiettivi, di non arrendersi, di non credere che non ci sia meritocrazia, mio papà fa tutt’altro, è un giornalista, perché alla fine le possibilità si presenteranno lungo il sentiero.
Ora continuo a seguirlo, sempre motivato a crescere professionalmente, per scoprire dove mi porterà».


Giorgio Capodaglio