Si sa, la vita degli atleti professionisti può essere una vita solitaria, che richiede impegno e dedizione e spesso riempie intere giornate. Ma se al proprio fianco si ha un compagno di vita con cui condividere gioie, dolori, pensieri e paure – nello sci come nella vita – tutto acquisisce un sapore diverso. Ancora meglio se – come nel caso di Simone Mocellini e Francesca Franchi – il tuo compagno di vita è anche il tuo compagno di allenamenti. I due fondisti, entrambi membri della squadra nazionale di sci di fondo che dal 24 novembre sarà al via della Coppa del Mondo, si sono raccontati in un’intervista del collega Enrico Aiello inserita nello “Speciale Trentino” di Sportweek.
Una complicità che si rispecchia alla perfezione nelle parole di Francesca Franchi: “Ci lanciamo continue sfide, ci sosteniamo e ci aiutiamo”. Alla base del loro affiatamento c’è proprio lo sci di fondo, che ha permesso ai due ragazzi trentini di incontrarsi e condividere la passione per lo sci: "Ci siamo conosciuti alle gare – dichiara Simone Mocellini – io ho sempre praticato tanti sport, lei arrivava dalla discesa e voleva provare il fondo". "Avevo già 16 anni – aggiunge Francesca Franchi – so che a quell’età in questo sport sei già una vecchietta e c’è già chi gareggia in Coppa del Mondo. Di questo sport mi è piaciuto subito anche l’ambiente".
Ciò che distingue i due atleti delle Fiamme Gialle di Predazzo, sono le specialità di gara, visto che Mocellini è principalmente uno sprinter, mentre Franchi trova nelle gare distance la sua principale comfort zone: "La mia disciplina richiede potenza e al tempo stesso resistenza – precisa l’azzurro – spesso si sta in ballo con le batterie dalla mattina presto fino a pomeriggio inoltrato, accumulando anche 40 km complessivi". Su percorsi più lunghi, invece, secondo Francesca Franchi è la concentrazione a fare la differenza: "Anche nel mio caso serve un mix di potenza e resistenza, a cui si aggiunge una componente mentale, perché devi restare concentrata per molto tempo."
Riguardo agli allenamenti, Franchi aggiunge: “Il grosso del lavoro si fa in estate e autunno: tanta corsa, skiroll, allenamenti a secco di forza. Noi la chiamiamo ‘la parte sotto dell’iceberg’, cicli di 3-4 settimane da 30 ore di allenamento a settimana circa, seguite da una di recupero”. “La cosa positiva – sottolinea invece Mocellini – è che, essendo nella stessa squadra e avendo lo stesso allenatore, finora ci siamo allenati sempre insieme, seguendo il medesimo programma. Anche per dire come, a questi livelli, le donne si allenino come noi uomini, se non di più”.
Per il "Moce", i migliori terreni di allenamenti sono quelli di casa. Originario della Valsugana, ama sciare sull’Altopiano dei Sette Comuni, che partono in Veneto ed entrano in Trentino, le zone dell’Ortigara, ma anche sul percorso della Marcialonga e sulla pista di Tesero. Alla fondista di Molveno, invece, è cara la pista di Andalo, ma non disdegna sciare sul passo di Lavazè, presso lo stadio del fondo di Tesero e a Monte Bondone.
Il sogno si chiama Milano-Cortina 2026: “Prima bisogna poterci arrivare, mancano ancora quasi due anni e mezzo – avverte Mocellini – Ogni volta che ci penso mi viene la pelle d’oca, la pista di Tesero, dove si gareggerà è davvero speciale. Immaginarmi quel giorno durante gli allenamenti mi dà uno stimolo in più”. Anche il pensiero di Franchi è orientato al traguardo olimpico: “Se ci saremo, pensare che avremo il tifo dei nostri connazionali, familiari e amici, è una sensazione fortissima già adesso”.
Sci di fondo – Mocellini e Franchi coppia in pista e nella vita: “Ci lanciamo continue sfide e ci sosteniamo. Milano-Cortina? Pensarci fa venire la pelle d’oca”
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