“Si, andremo a Passo di Lavazè”. A poche settimane dalla tragedia che ha colpito la nazionale norvegese di biathlon, per l’improvvisa scomparsa di Sivert Bakken, mentre era a Passo di Lavazè per il periodo di natalizio, il dt del biathlon norvegese ha annunciato che per la preparazione ai Giochi di Milano Cortina 2026 non cambierà sede del raduno, che sarà sempre il Dolomiti Apart & Rooms, dove in questi giorni sono presenti Klæbo, Iversen, Nyenget e Vermeulen.
Nei giorni successivi alla scomparsa del giovane biatleta norvegese, si era scritto della possibilità che la Norvegia cambiasse sede del proprio raduno olimpico, perché essere nella stessa struttura dove ha perso la vita un loro caro compagno di squadra, avrebbe potuto provocare emozioni troppo forti. Invece, come aveva già dichiarato a SVT, il dt Per Arne Botnan ha confermato a Fondo Italia che i norvegesi saranno lì per preparare le gare di Anterselva.
«Abbiamo discusso della possibilità di cambiare sede del raduno in vista delle Olimpiadi – ha ammesso Botnan a Fondo Italia, intervistato dopo l’emozionante vittoria della staffetta maschile norvegese a Oberhof – abbiamo chiesto agli atleti se si sentissero di tornare nello stesso luogo dove purtroppo è venuto a mancare Sivert. Abbiamo dato loro alcuni giorni per pensarci e quando ne abbiamo parlato di nuovo, abbiamo visto che la soluzione era abbastanza semplice».
Nessun dubbio su quale fosse la decisione migliore. «Ci siamo chiesti cosa avrebbe fatto Sivert. E la risposta è stata che ci avrebbe preso a calci se non avessimo scelto il miglior luogo possibile dove stare. E quell’albergo a Passo di Lavazè è il miglior luogo dove stare. E avremo la sensazione che anche Sivert sarà lì con noi. Quindi non c’è nemmeno più nulla su cui pensare. Torneremo a Lavazè e da Milena (proprietaria dell’albergo) e prepareremo lì le Olimpiadi».
Settimane davvero difficili, ovviamente, anche per la stessa proprietaria dell’albergo. Oltre alla tragedia della scomparsa di un ragazzo che conosceva bene, anche le tante richieste di interviste e la presenza di fotografi e giornalisti fuori dall’albergo a chiedere di entrare anche la notte di Natale.
In quel momento, però, i gesti più belli sono arrivati proprio dalla squadra norvegese. Allenatori, atleti e la stessa federazione norvegese hanno fatto sentire la propria vicinanza anche agli stessi albergatori, mandato messaggi di sostegno, da vera famiglia che nei momenti più tristi resta forte e unita, facendosi forza l’uno con l’altro. Qualcosa che non è mai scontato e conferma la sensibilità e l’umanità di questi atleti.
«Lo abbiamo fatto perché come Sivert diceva ogni volta che andava lì, la considerava la sua seconda casa. Lo stesso è per molti altri dei nostri atleti, perché abbiamo passato lì molto tempo in questi anni. Ci piace stare lì, abbiamo Milena e chi lavora con lei che fanno tanto per noi e ci piace davvero quel posto per l’allenamento, per l’ottimo cibo e l’ospitalità. Sarebbe stato un errore non tornare. Ora non vediamo l’ora di allenarci lì».
Inevitabile chiudere con un pensiero sulla vittoria della staffetta maschile, ovviamente dedicata proprio a Bakken. «Penso che per i ragazzi sia stato speciale essere sul primo gradino del podio in questa staffetta. Sono state delle settimane dure per tutti noi. Lentamente stiamo cercando di tornare alla normalità, ma comunque prima della staffetta era inevitabile pensare a Sivert e considerarlo come il quinto atleta della squadra. Il fatto che sia arrivata la vittoria ci rende felici».


