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Componentistica per l’automazione: come evitare gli errori che bloccano la produzione

La progettazione di un quadro di automazione o di una macchina industriale non è mai un semplice esercizio di assemblaggio, ma una sfida tecnica in cui l’affidabilità finale dipende dalla solidità dei vari anelli. Spesso, la frenesia di chiudere una commessa o la pressione per tagliare i costi immediati spingono a sottovalutare la fase di selezione dei materiali, trattando i componenti come commodity intercambiabili. Tuttavia, l’esperienza di campo insegna che il risparmio ottenuto limando sul singolo dispositivo si paga quasi sempre con gli interessi al primo fermo impianto.

Orientarsi in un mercato vasto e tecnicamente complesso richiede competenza e metodo: per questo, affidarsi a distributori tecnici qualificati e consultare cataloghi specializzati, come ad esempio quello di telmotor.it, non è un semplice passaggio burocratico di approvvigionamento, ma una misura di tutela per garantire la longevità e la manutenibilità dell’investimento.

Il rischio del dimensionamento errato e l’ambiente operativo

Uno degli scogli più insidiosi è il corretto dimensionamento elettrico e meccanico in relazione al ciclo di lavoro reale. L’errore si manifesta frequentemente per difetto: si scelgono azionamenti, alimentatori o contattori con valori nominali troppo vicini al carico effettivo, sperando di contenere il budget o gli ingombri.

Questa pratica riduce drasticamente la vita utile del componente, che lavora costantemente sotto stress termico, portando a rotture improvvise proprio nei momenti di picco produttivo. Altrettanto grave è ignorare il contesto fisico in cui l’elettronica dovrà operare. Una specifica tecnica perfetta sulla carta può rivelarsi disastrosa se non tiene conto delle condizioni ambientali: installare un PLC standard o sensori non adeguati in ambienti con polveri conduttive, vibrazioni meccaniche o temperature elevate, trascurando i gradi di protezione IP necessari, equivale a programmare un guasto certo nel breve periodo.

Incompatibilità e frammentazione dei fornitori

A complicare il quadro interviene spesso una mancanza di visione d’insieme sull’architettura di sistema. Nell’industria connessa odierna, il componente non è un’isola; deve scambiare dati e integrarsi in una rete. Acquistare dispositivi basati su protocolli di campo eterogenei o proprietari, senza aver pianificato correttamente l’infrastruttura di comunicazione, porta a costi di commissioning e a ritardi nella messa in servizio.

Parallelamente, un errore strategico comune è la mancata standardizzazione interna. Lasciarsi guidare solo dalle offerte del momento, acquistando brand diversi per ogni progetto, genera un “parco macchine” frammentato. Questo si traduce in un magazzino ricambi ingestibile e mette in seria difficoltà i manutentori, costretti a padroneggiare troppi ambienti software differenti per intervenire su guasti anche banali, allungando i tempi di ripristino (MTTR – Mean Time To Repair).

Il valore del supporto tecnico e la visione a lungo termine

Per immunizzarsi da questi rischi, la strategia vincente è spostare l’attenzione dal mero prezzo di acquisto al costo totale di possesso (TCO – Total Cost of Ownership). Una buona pratica fondamentale consiste nel non lavorare in isolamento, ma validare le scelte tecniche sfruttando il supporto pre-vendita del fornitore specializzato.

Verificare la disponibilità dei ricambi nel lungo periodo, la compatibilità tra i sistemi e la qualità dell’assistenza post-vendita è parte integrante della specifica tecnica. Scegliere il componente giusto significa selezionare una soluzione che, oltre a rispettare i parametri elettrici, garantisca all’azienda la sicurezza di un supporto costante per l’intero ciclo di vita della macchina.

Recensioni fornite in maniera indipendente da un nostro partner nell’ambito di un accordo commerciale tra le due parti. Informazioni riservate a un pubblico maggiorenne.

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