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Biathlon , Pianeta Italia

Biathlon – Dalla tragedia Bakken al caso Passler, tra corsa alla notizia, superficialità e la solita gogna

Foto Credits: Dmytro Yevenko

Per la seconda volta in questa stagione il biathlon è finito nei servizi dei TG nazionali e come notizia di apertura dei principali siti. No, non lo ha fatto per le tante vittorie ottenute in stagione da una splendida Italia, ben 7, i numerosi podi, una squadra che sta entusiasmando per risultati e compattezza, ma per due notizie drammatiche, tristi, brutte: la tragica scomparsa di Sivert Bakken lo scorso 23 dicembre e la recente positività di Rebecca Passler.

Sia chiaro, ognuno è poi libero di ritenere una notizia più o meno importante di un’altra, ma il modo in cui queste due vicende sono state trattate, al di là dell’assoluta ignoranza sulla disciplina, fa sorgere spontanea una domanda: dove abbiamo perso qualsiasi senso di umanità? Qual è stato il preciso momento in cui da essere umani ci siamo completamente dimenticati cosa sia l’empatia, travolta dal desiderio di insultare e fare giustizia sommaria, nel caso dei social, oppure nel vedere altri esseri umani soltanto come fonte di click, nel caso di noi media?

Sia chiaro, chi scrive è l’ultimo che può dare lezioni di giornalismo, ma che l’informazione in questi casi non abbia agito nel migliore dei modi appare abbastanza evidente a qualsiasi persona che davvero pensa vi sia una “deontologia”.

Come è possibile che la notizia della positività di un’atleta, anziché venire diffusa dall’agenzia antidoping, come dovrebbe essere da prassi, oppure da una federazione, venga lanciata invece dal sito di un quotidiano nazionale? Ovviamente tutto senza preoccuparsi delle conseguenze, anche per la diretta interessata. Senza tirare fuori il caso Sinner, con notizia clamorosamente tenuta segreta per mesi e rilanciata solo a sentenza già emessa, basta vedere cosa è accaduto in estate con la positività di Victoria Carl. Nessun giornale tedesco ha avuto la soffiata, bensì la notizia è stata data spiegando anche cosa è accaduto, con tanto di spiegazione della federazione e dei dottori. Ovviamente Carl è stata comunque squalificata per responsabilità oggettiva, ma si è risparmiata la maledetta giustizia sommaria.

E nel caso della scomparsa di Bakken fu ancora peggio, con la notizia uscita su un sito italiano prima ancora che venisse data da un organo ufficiale, senza nemmeno porsi la domanda se la famiglia fosse a conoscenza dell’accaduto. Per non parlare poi della morbosa ricerca di scoprire il particolare, dell’albergo preso da assalto anche la notte del 24 dicembre, di speculazioni senza rispetto di una giovane vita interrotta troppo presto e del dolore di amici e parenti. Per non parlare dell’ossessionata ricerca del macabro.

Tornando a Passler, al momento si sa soltanto della positività e poco altro: la sostanza incriminata, per cosa viene utilizzata e le motivazioni che portano l’antidoping a vietarla, e la data dell’esame effettuato, praticamente immediatamente dopo la tappa di Coppa del Mondo a Nove Mesto. Basta questo per dare un giudizio finale prima ancora vi sia un processo? L’unica cosa giusta fin qui l’ha fatta la FISI, attraverso le parole del Presidente Roda, che ha deciso di “supportare la propria atleta in tutte le sedi opportune, perché è essenziale andare a fondo della questione per sgombrare il campo da ogni equivoco che potrebbe segnare la carriera di Rebecca e l’immagine federale”.

Andare a fondo alla questione, cosa che in epoca moderna, nel mondo superficiale di oggi, sembra impensabile, noiosa. No, più divertente andare sul profilo di una giovane e insultarla, sfogare su lei le proprie frustrazioni, per poi perdere l’interesse due secondi dopo, ricordarsene a malapena il nome tra qualche mese mentre si è lì a giudicare la prossima persona da mettere alla gogna. E poco importa dei sentimenti altrui, di come si possa sentire una giovane che non ha mai amato la ribalta, molto timida, che d’improvviso ha visto il proprio sogno trasformarsi nel peggior incubo e il suo nome finire sulla bocca e purtroppo sulle tastiere di tutti, come in una puntata di Black Mirror.

Fino a prova contraria bisognerebbe partire dalla presunzione di innocenza, ben memori anche di casi più o meno recenti. Ma anche questa è noiosa, per i maniaci da tastiera, che hanno costretto l’azzurra a togliere la possibilità di commentare sui suoi account, perché Mario da Barletta o Rita da Novara avevano voglia di farle sentire tutto il loro odio, mentre probabilmente erano lì a chiedersi cosa differenzia il biathlon dal triathlon.

In attesa di scoprire cosa sia davvero accaduto e attendere che la giustizia, quella vera, faccia il suo corso, ricordando che almeno nel giornalismo regna la presunzione di innocenza che impone al giornalista di non presentare indagati o imputati come colpevoli prima che vi sia una sentenza definitiva (quindi, sbaglia chi già scrive di lungo stop certo arrivando a sentenza, ndr), resta il dispiacere umano per una ragazza che in ogni caso sarà pesantemente segnata da quanto accaduto. Durante e dopo la bufera, Rebecca Passler non andrà abbandonata.

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