Vincere tutto e mettersi ancora in gioco pure oltre i quarant’anni con l’obiettivo di aiutare la nazione che l’ha adottata e alla quale ha regalato tanti successi, ma soprattutto divertirsi ancora, con quello spirito competitivo insito nei grandi campioni.
Anastasiya Kuzmina si prepara a disputare le quarte Olimpiadi della sua grande carriera, che arrivano a distanza di otto anni dalle ultime che la videro protagonista e medaglia d’oro, quelle di PyeongChang 2018. Una carriera vincente la sua, nella quale a mancare è stata solo quella sfera di cristallo che sfiorò proprio prima di ritirarsi, quando a farla sua fu Dorothea Wierer.
Russa di nascita, dopo essersi sposata, Kuzmina ha scelto di gareggiare per la nazione del marito, vincendo l’oro olimpico nella sprint a Vancouver 2010 per poi ripetersi a Sochi, proprio in Russia, prima donna a fare un back to back nella storia. Dopo gli ori nel format sprint, ecco anche quello mass start vinto a PyeongChang 2018.
Nonostante una carriera di successo, dopo il ritorno alle gare Kuzmina a 41 anni scende in pista sempre con la solita passione, per sé stessa e per la squadra, ben felice come quando a Oberhof, al di là della posizione (20ª nella sprint e 19ª nell’inseguimento), ritrova quelle sensazioni provate a lungo nel corso di una grande carriera.
«Sono felice – racconta Kuzmina a Fondo Italia, quando ci incontra nella mixed zone di Ruhpolding, grazie a un appuntamento organizzato dalla Federazione slovacca – dopo 4 anni e mezzo di pausa, è bello essere tornata qui, far parte di questo team e prepararmi per quello che per me saranno le mie quarte Olimpiadi. Ovviamente per le mie compagne le cose sono diverse, molte sono giovani e vivranno la prima esperienza».
Il sorriso non l’abbandona mai mentre parla, riuscendo a trasmettere tutta la sua grande passione per il biathlon e la competizione. «Quando smisi, oltre sei anni fa, ero al top, non soltanto la leader della mia squadra, ma una delle atlete di punta del biathlon internazionale. Dopo un lungo periodo di pausa, passato a guardare il biathlon solo in tv, non è stato facile tornare. Me ne rendo conto, eppure, mentre molti si complimentano con me per i risultati che sto ottenendo, a volte sento quasi di non meritarli perché sento di non andare abbastanza bene. Quindi a volte non mi sento di essere davvero tornata, perché vorrei essere più forte, dare un aiuto maggiore al nostro team e so che non è possibile farlo quando prima di tutto non ottieni dei risultati di qualità a livello individuale. Per questo motivo mi avete tutti vista così felice a Oberhof, perché lì ho ottenuto finalmente dei buonissimi risultati. È inevitabile, quando capisci di poter lottare per delle posizioni migliori, provi delle sensazioni totalmente diverse».
Nel 2019, dopo aver lottato per la vittoria della classifica generale fino all’ultima gara, Kuzmina aveva annunciato l’addio a 34 anni. Dopo un periodo di pausa, però, la slovacca era presto tornata nel mondo del biathlon. «Volevo aiutare alcuni giovani biatleti della Slovacchia – ha raccontato – anche se non posso definirmi un’allenatrice, in quanto non ho la licenza per farlo. Diciamo che più che altro avevo iniziato ad allenarmi insieme a loro, entrando a far parte di un gruppo di allenamento, cercando di dare consigli e passare un po’ della mia esperienza a giovani dai 15 ai 18 anni. Volevo essere utile, anche perché da atleta so cosa fare per vincere, anche se non è facile aiutare gli altri a farlo, digli come fare, perché non esiste una ricetta, non è possibile applicare agli altri quanto facevo io ed aspettarsi che semplicemente funzioni in breve tempo. L’ho fatto anche per mio figlio, lui fa solo sci di fondo (ha esordito in Coppa del Mondo di fondo proprio pochi giorni dopo questa intervista, ndr), che mi chiedeva di allenarmi con lui e allora mi ero detta “perché no”. Lì ho visto che sarei stata più utile stando all’interno del processo, facendo da punto di riferimento in allenamento, piuttosto che stando all’esterno. E lì mi sono resa conto che amavo ancora tanto tutto questo, ho risentito quelle sensazioni».
Quindi la scelta di tornare. «Quando le giovani di questo gruppo hanno iniziato ad arrivare nelle varie nazionali, ho sentito che avevano ancora bisogno di me, magari anche per un breve periodo, per spingerle. Nello stesso periodo, in Slovacchia tanti tifosi erano dispiaciuti che avevo smesso e con gli Europei in casa, avendo ripreso ad allenarmi, avevo pensato sarebbe stato bello prendere parte a quell’evento. La Federazione era ben felice di avermi in occasione degli Europei di casa. Lì mi ero resa conto di quanto mi mancasse tutto questo, così quando la Federazione mi aveva chiesto di proseguire fino al termine di quella stagione, dal momento che Paulina Fialkova-Batovska era ferma per maternità e la sorella Ivona era alle prese con diversi malanni, avevo deciso andata avanti per aiutare la nostra giovane squadra che aveva bisogno di un’atleta esperta».
Poi, nell’estate 2024 anziché chiudere lì, Kuzmina aveva sentito ancora quel forte richiamo di competizioni: «Durante il finale della stagione precedente, avevo provato ad essere nelle migliori condizioni possibili ma mi ero resa conto che non fosse abbastanza. Così ho pensato di allenarmi bene a inizio estate e lì mi sono resa conto che le mie condizioni fisiche stavano migliorando, come forza e velocità. Tutti hanno iniziato a incoraggiarmi, da fisioterapisti a preparatori ed allenatori, dicendomi che nonostante l’età mi vedevano migliorare ancora tantissimo da un giorno all’altro. Allora mi hanno proposto di proseguire. Non nascondo che l’idea era allettante, ma prima di accettare mi sono confrontata con la mia famiglia, perché la decisione non doveva essere solo mia, in quanto avrei dovuto mettere da parte altri progetti per concentrarmi soltanto sul tornare a essere una buona biatleta».
Seppur non ottenendo i risultati pre ritiro, certamente Kuzmina ha sorpreso. Ma con quali obiettivi può arrivare oggi ai Giochi un’atleta che ha vinto una medaglia d’oro in ognuna delle sue tre partecipazioni olimpiche? La slovacca ha le idee chiare ed è determinata: «Non posso dire in quale posizione posso arrivare, così come non posso dire di non poter sognare comunque una medaglia olimpica, perché nel biathlon non puoi mai sapere cosa possa accadere. Diciamo che quello che più vorrei è raggiungere le sensazioni che avevo nella stagione 2017/18 e poi vedere cosa succedere». Al sorriso gentile e materno, sul volto di Kuzmina si aggiunge uno sguardo tra il sognante e il determinato, di chi non va ai Giochi solo per partecipare.
Le ultime parole dell’intervista sono dedicate però a Dorothea Wierer che ad Anterselva chiuderà la sua carriera, proprio a 35 anni come fece Kuzmina nel 2019. «Ho pensato tanto a Doro in questo periodo – ha ammesso la slovacca – ci siamo anche incontrate spesso nel corso della preparazione, soprattutto in Norvegia, e abbiamo avuto l’opportunità di parlare. Comprendo la sua decisione. Dopo aver passato tanto tempo nel biathlon, so che è davvero stanca, ma abbiamo visto che nonostante ciò sta facendo sempre meglio. È una grande atleta, una tiratrice davvero veloce, è perfetta in pista. Molti si chiedano perché abbia deciso di fermarsi, visti i risultati, ma so per esperienza che certe decisioni vanno prese al momento giusto. Credo che lei ritenga questo il momento giusto. Ciò non significa che non Doro non tonerà mai più nel biathlon in qualche ruolo o magari possa partecipare a qualche kermesse. Lei sarà sempre parte di questa famiglia del biathlon».
Kuzmina ha aggiunto: «È sempre difficile prendere questa decisione, così come posso dire a Doro che il periodo post ritiro è allo stesso tempo difficile ma anche bello, perché ti senti libera di fare ciò che vuoi, puoi allenarti come preferisci, quando vuoi e fare ciò di cui hai più voglia quel giorno. L’importante è che abbia ben chiaro cosa voglia fare nella sua vita e non sentirsi persa dopo il ritiro. Auguro a Doro di essere felice perché è una grande persona».

