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Combinata Nordica – Il saluto di Veronica Gianmoena: “Quell’abbraccio mi ha emozionata, vuol dire che ho lasciato qualcosa a livello umano”

Gianmoena festeggiata FOTO Credits: FIS:Action Press:nocogirls

“Mi sono resa conto di quanto sia vero l’affetto che le altre combinatiste provano per me”. A distanza di tre giorni dal suo ritiro, avvenuto un po’ a sorpresa a Seefeld domenica scorsa, Veronica Gianmoena è tornata sulla sua scelta di lasciare le competizioni, partendo però dallo splendido saluto ricevuto.

Al traguardo la trentina della Val di Fiemme ha trovato tutte le sue colleghe lì ad attenderla per una standing ovation, con tanto di corona e bottiglia di spumante per brindare. Tanta gioia e commozione nel saluto alla trentenne azzurra, una veterana della ancora giovane combinata nordica femminile, da parte anche di tante giovanissime non ancora maggiorenni.

«Sapevo che le ragazze mi avevano sempre stimata – ha detto Gianmoena a Fondo Italiaper quello che ho fatto per il nostro sport. Ma credevo fosse una stima professionale, invece ho scoperto un affetto vero, caldo, un mondo di amiche anziché avversarie, una grande famiglia che combatte per un obiettivo. Mi dicevano che per loro era il saluto alla sorella maggiore, qualcuna mi ha anche chiamato mamma ma fortunatamente nessuna mi ha detto nonna (ride, ndr). Devo dire che vedere loro così tanto commosse mi ha fatto capire che per loro ero qualcosa in più di una semplice atleta e mi ha reso più facile un momento difficile. Quando sei in questo sistema, l’obiettivo è sempre tenere la testa bassa e pedalare. Non mi sono mai sentita una campionessa né una persona speciale, solo una ragazza con tanti sogni e voglia di raggiungere i suoi obiettivi».

Effettivamente dagli abbracci sembravate davvero un gruppo di amiche, anziché avversarie di Coppa del Mondo.

«Ci siamo tutte spogliate della maschera da atleta, mostrando l’umanità della nostra disciplina. Non solo con le ragazze, ma anche in pista, nel mondo in cui mi hanno salutato i vari tecnici, anche quelli delle altre nazionali che mi abbracciavano. L’allenatore della Germania, Tim Kopp, mi ha ringraziato per quanto per la disciplina, per non averla mai abbandonata credendo sempre in questo progetto. Per me è un bel rinconoscimento, significa che ho lasciato qualcosa a livello umano».

Quando hai preso questa decisione?

«La mia decisione è sempre stata di arrivare fino al 2026, perché credevo al sogno Olimpico in casa, volevo finire a Predazzo e Lago di Tesero, nella mia Val di Fiemme. In ogni caso, anche quando mi sono resa conto che non avrei avuto la possibilità di prendere parte alle Olimpiadi, ho pensato il 2026 potesse comunque essere l’anno giusto, sia per l’età che per la necessità di chiudere un po’ di capitoli, come la laurea, e andare avanti. C’è anche stato chi mi ha detto di pensarci bene, che magari avremmo avuto la chance olimpica nel 2030 o che il prossimo anno ci saranno dei bellissimi Mondiali a Falun, ma io mi sono sempre contraddistinta nell’essere coerente con me stessa. Ho quindi ancora una volta voluto mostrare a me stessa di fidarmi di ciò che dico».

Perché a Seefeld e non più avanti a fine stagione?

«Questa stagione non era affatto semplice, non avendo le Olimpiadi il nostro budget era abbastanza limitato e nemmeno avrei avuto la certezza di poter gareggiare in Coppa del Mondo anche a fine stagione. Allora ci ho pensato bene, mi sono fatta un esame coscienza, pensando a quanto ho dato e quanto sarei stata disposta a dare, che era meno di quanto dato fino adesso. Non aveva senso proseguire. Così ho pensato che Seefeld fosse l’occasione migliore, anche perché la mia famiglia avrebbe potuto essere presente, nonostante sia mia mamma che mio fratello sono impegnati con le Olimpiadi. Ho preso questa decisione all’ultimo, quando ho capito che loro sarebbero stati presenti. Mia mamma mi ha fatto anche notare una cosa e da lì avete anche visto quei cartelli nella foto: a Seefeld feci nel 2012 le Olimpiadi Giovanili, quindi 7 anni dopo i Mondiali di salto (2019) e ora il mio ritiro ancora sette anni dopo, 2026».

Come lo hai comunicato alle altre atlete?

«Allora, in realtà sulla carta avrebbero dovuto saperlo in pochi. Lo avevo detto ovviamente alle mie compagne, a Ivo Pertile, nostro dt, ai miei allenatori e naturalmente prima di tutto al Centro Sportivo Carabinieri. Lo avevo accennato alla FIS in occasione della tappa di Oberhof, ma per esempio anche i miei compagni della maschile non sapevano nulla. Immagino però che Daniela (Dejori) e Greta (Pinzani) lo abbiano detto un po’ a tutte ed è nata quella festa spontanea».

Insomma hai saltato per l’ultima volta nella tua carriera.

«In realtà non è così (ride, ndr)».

Quindi ci saranno altri salti?

«Diciamo che i miei reali ultimi salti in carriera avverranno proprio nei prossimi giorni a Predazzo in occasione delle gare olimpiche. Insieme alle mie compagne di squadra farò da apripista ma in entrambe le settimane. Insomma salterò più in questi giorni che da atleta attiva (ride, ndr)».

E dopo?

«Sul futuro ho ancora diversi punti di domanda, mi sento ancora un po’ nella centrifuga di una lavatrice perché la mia vita cambierà tanto. Sicuramente voglio rimanere nell’Arma dei Carabinieri e mi piacerebbe poter aiutare ancora il Centro Sportivo Carabinieri a cui sono tanto grada. Vedremo se ci sarà quindi la possibilità di proseguire questo percorso. In questi anni ho fatto anche i corsi per essere allenatrice di salto e combinata, ai quali posso anche affiancare il mio percorso di studi in psicologia. Mi piacerebbe restare nel mondo dello sport, ma vediamo cosa riserva il futuro. Sono però felice di aver trovato tante persone disponibili a offrirmi un futuro».

Qual è la cosa che più ti rende orgogliosa tra quelle che hai scoperto di te nel corso della carriera?

«So essere molto razionale nei momenti difficili e sotto pressione, cosa che spero di portarmi anche nella vita di tutti i giorni. Me ne sono resa conto da poco. Mi rende poi orgogliosa l’essere riuscita a restare me stessa in tutti questi anni e in tutti i contesti, senza mai fingere di essere una persona diversa da me stessa per farmi apprezzare. Anche quando mi consigliavano di cambiare, di essere meno sensibile e più presuntuosa per farmi valere, ho sempre ascoltato me stessa e sono sempre arrivata dove volevo. Alla fine, come si è visto, questo ha fatto si che sia stata apprezzata di più. Non ho mai indossato maschere».

Alla fine di questa bella storia, vuoi ringraziare qualcuno?

«Il primo grazie lo vorrei dedicare alla mia società, l’U.S. Lavazè Varena. Fin da piccolissima mi hanno insegnato il vero valore dello sport, della condivisione, delle amicizie cose che ho sempre portato con me.
Il secondo grazie lo vorrei dedicare alla FISI. Mi sono sentita supportata soprattutto quando nel 2017 decisi di cambiare disciplina e buttarmi nella combinata. Addirittura il presidente Roda in persona ha deciso di darmi fiducia in questa nuova sfida e per questo devo ringraziarlo perché mi ha permesso di contribuire alla crescita di questa disciplina.
Il terzo grazie va all’Arma dei Carabinieri. Mi hanno aperto le porte, devo ringraziare soprattutto i miei superiori Gianni Massimo Cuneo, Davide Carrara, Michel Rainer e Gabriella Paruzzi perché mi hanno sempre dato fiducia, nel momento in cui la combinata non è stata inserita nel programma olimpico mi hanno permesso di continuare a praticarla rimanendo al centro sportivo e sono sempre stati disponibili non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto dal punto di vista umano.
E poi ovviamente alla mia famiglia, a mamma e papà, i miei due pilastri senza i quali non sarei arrivata dove sono arrivata e senza i quali non sarei chi sono oggi. A mio fratello Luca, abbiamo condiviso gran parte di questa vita insieme e quando ho deciso di fare combinata é stato il mio faro, e ovviamente un grazie speciale a Federico, é arrivato in corsa ma il suo supporto é stato fondamentale soprattutto perché mi ha sopportata in questi ultimi anni che sono stati i più difficili per me».

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