Sono ufficialmente aperti i Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026! La XXV Olimpiade invernale si è aperta questa sera tra Milano, Cortina, Predazzo e Livigno con una cerimonia capace di tenere insieme visione e radici, futuro e memoria.
Un racconto collettivo che ha trasformato l’attesa olimpica in emozione condivisa, portando sul palcoscenico inaugurale l’anima dell’Italia: le sue montagne e le sue città, la tradizione e l’innovazione, lo sport come linguaggio universale. Tra luci, musica e simboli, i Giochi invernali hanno acceso ufficialmente il loro cammino, promettendo sedici giorni in cui il mondo guarderà all’Italia come a una casa comune dello sport sulla neve e sul ghiaccio.
Un lavoro partito da lontano, nel 2019, quando durante la 134esima sessione del CIO, il progetto italiano fu scelto per ospitare i Giochi da lì a 7 anni. Un lavoro lungo e faticoso, passato attraverso pandemie, conflitti e non poche difficoltà, ma che questa sera è riuscito a regalare un’immagine dell’Italia migliore, quella che nonostante tutto, con fantasia e passione, riesce a portare a casa il risultato. E dentro lo spettacolo andato in scena questa sera c’è in fondo l’anima di questi Giochi, i primi “diffusi” della Storia: pur lontane e diverse, tante realtà sono capaci di connettersi in tempo reale attraverso un’unica narrazione condivisa.
Anche la Parata degli atleti ha assunto un volto inedito in questo contesto, con gli atleti a sfilare nelle sedi più vicine ai luoghi di gara, riducendo al minimo gli spostamenti logistici: Cortina ha ospitato gli atleti della vicina Anterselva, Livigno quelli di Bormio e Predazzo quelli di Tesero. Emozionante vedere Pellegrino portabandiera a Milano insieme ad Arianna Fontana, mentre a Cortina hanno portato la bandiera tricolore Amos Mosaner e Federica Brignone.

E così è stato proprio il concetto di Armonia a guidare l’intera Cerimonia d’Apertura, opera del direttore creativo Marco Balich e del suo team, tra cui figurano anche i registi Damiano Michieletto, Lulu Helbæk e Simone Ferrari, oltre ai compositori Andrea Farri e Dardust: “mettere insieme ciò che è diverso”, lasciare che la pluralità delle voci che compone l’Italia, si esprima attraverso cultura, arte, paesaggi, comunità. Il risultato è stato un viaggio attraverso i colori e l’immaginario del Paese, rendendo tangibile l’incontro tra la città e la sua provincia, tra paesaggio urbano e natura, tra passato e futuro.
Armonia però si esprime, in momenti bui come quelli, anche vi è anche nel messaggio universale lanciano: un invito alla pace, al dialogo e alla capacità di costruire connessioni in un mondo frammentato.
Tra volontari, professionisti e tanti talent – qualcuno annunciato, altri lasciati segreti fino alla fine – lo Stadio di San Siro è diventato un museo a cielo aperto, dove la Bellezza ha preso vita mettendo in relazione corpo, arte (scultura, pittura, musica, architettura e letteratura) e tecnologia, venendo sì dal passato ma continuando a parlare al presente.
Anche i momenti più istituzionali diventa parte integrante della narrazione della Cerimonia, con i territori, i protagonisti dei giochi e i valori connessi grazie all’Armonia: Milano e Cortina non sono semplici scenari, ma poli narrativi. Dal Presidente Mattarella accompagnato alla cerimonia da un Valentino Rossi conducente di tram, la presenza delle istituzioni entra a far parte di un racconto umano. E la Bandiera tra Milano e Cortina, città e montagna, modernità e tradizione ci porta nel vivo dei Giochi: a Cortina, infatti, gli “eroi” di Pregelato, la staffetta del fondo di Torino 2006; Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer, Cristian Zorzi, consegnando la Bandiera Italiana al Corpo dei Carabinieri, si sono fatti simbolo della tradizione sportiva del nostro Paese. La storia dello sci di fondo italiano, la sua lunga tradizione trova spazio ancora a Cortina, dove Franco Nones, icona della Val di Fiemme, primo oro olimpico nella disciplina, ha portato la bandiera olimpica assieme a Martina Valcepina, visibilmente commosso.
Come anche a Parigi 2024, anche per Milano Cortina 2026 la cerimonia è andata incontro alla gente e alla città che la ospita: prima della cerimonia di accensione, al termine del suo lungo viaggio dalla Grecia e per tutte le province italiane, la Fiamma Olimpica esce da San Siro, accompagnata dalla voce di Andrea Bocelli e portata da Franco Baresi e Beppe Bergomi, due simboli di quello stadio che per una sera è diventato olimpico che, passando nella “piazza”, hanno lasciato la torcia tra le mani di altri due capitani, quelli delle due squadre azzurre iridate di pallavolo, Anna Danesi e Simone Giannelli. Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi il Communiter (insieme, trad.) del motto olimpico entra nel simbolo ultimo dei Giochi: il braciere. Contemporaneamente a Milano e Cortina, due torce hanno viaggiato di mano in mano per raggiungere due bracieri, uno posto all’Arco della Pace, a Milano, e l’altro in Piazza Angelo Dibona, a Cortina. Due donne ad aprire l’ultimo “miglio” milanese del viaggio della Fiamma, con Manuela Di Centa e Gerda Weissensteiner e poi Enrico Fabris. A Cortina, Gustav Thoeni passa il testimone, tra passato e presente, a Sofia Goggia è stata l’ultima tedofora là dove spera di poter conquistare un nuovo oro, come le due leggende che erano a Milano, Alberto Tomba e Deborah Compagnoni: a loro tre il compito infine di accenderli nello stesso istante, due soli gemelli in costante dialogo che rendono omaggio a Leonardo da Vinci e ai suoi Nodi: geometrie complesse che esprimono l’armonia tra natura, ingegno umano e sapere tecnico. Ancora una volta il linguaggio visivo che appartiene alla storia italiana si traduce in design, ricerca e innovazione.
E ora, che i Giochi abbiano inizio!

