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Biathlon , Milano-Cortina 2026

Biathlon – Milano Cortina 2026, Fourcade omaggia Jacquelin: “Il suo percorso è semplicemente diverso, ma non meno bello”

Dopo il bronzo olimpico conquistato da Émilien Jacquelin nell’inseguimento ai Giochi di Milano Cortina 2026, arrivato quasi come una consuetudine per il transalpino in maniera rocambolesca dopo aver rovinato la possibilità di conquistare la medaglia d’oro all’ultimo poligono, Martin Fourcade, che è stato sempre particolarmente legato al biathleta di Villard de Lans, ha commentato con parole dense di significato la prova dell’ex compagno di squadra, sottolineandone l’unicità e la forza emotiva.

«Quando ho smesso, ho cercato di dargli molto, di orientarlo verso una strada che forse non era la sua. – ha dichiarato Fourcade a L’Equipe Provavo a dirgli di assomigliarmi di più, di essere più regolare, più costante e meno folle. Ma oggi Émilien mi ha dimostrato, con grande talento e con il suo brio, che il suo percorso è semplicemente diverso, ma non meno bello. Sa regalare emozioni come pochi atleti riescono a fare: è autentico, ci tocca nelle vittorie come nelle sconfitte».

Un riconoscimento che pesa, arrivando da uno degli atleti più vincente nella storia del biathlon francese. Non sempre i due si sono trovati, soprattutto di fronte alla grande passione per Marco Pantani di Jacquelin. Significativo che, proprio quando Fourcade ha ricevuto il suo “nuovo” titolo olimpico, il sesto, nella partenza in linea a cinque cerchi di Vancouver 2010, riassegnato a seguito della squalifica per doping del russo Evgeny Ustyugov, il 30enne ha omaggiato sul traguardo il Pirata, indicando l’orecchino donato per questa avventura olimpica dalla famiglia del ciclista scomparso esattamente 22 anni prima.

«Per tutta la mia carriera gli ho detto che non poteva essere tifoso di Marco Pantani, che non era qualcosa di socialmente accettabile quando, come noi, si lotta per uno sport pulito – ha detto con un sorriso –. Lui ne era fiero, era un fan. È Émilien: è unico, e va preso così com’è».

La dimostrazione che non esiste un solo modo per essere campioni: a volte, oltre alla perfezione, basta la follia, quella dei grandi.

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