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Biathlon – Milano-Cortina 2026, Nicola Romanin e le emozioni della prima volta alle Olimpiadi: “Kobe Bryant mi ha aiutato a sparare al meglio nella sprint”

© Simone Ferraro/CONI

Se avessero detto a inizio stagione a Nicola Romanin che avrebbe partecipato alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, probabilmente il 31enne di Forni Avoltri avrebbe pensato a uno scherzo. Ora che i Giochi sono quasi conclusi, il portacolori dell’Esercito avrà la possibilità di prendere parte alla mass start dopo esser stato al via di tutti gli impegni agonistici eccetto l’individuale.

“Sono contento di tornare a casa perché mi manca la mia famiglia. Eravamo proprio in una bolla e comunque non è facile sempre stare accanto solo ai compagni di squadra e lontano dai familiari. Però con Luki (Hofer, NdR) sto bene in camera, quindi ce la siamo fatta passare – ha spiegato Romanin ai microfoni del nostro inviato Giorgio Capodaglio -. Alla fine sì, mi dispiace perché è stata un’esperienza veramente che non dimenticherò mai e sono veramente felice di quello che ho fatto. Uno dei miei figli si ricorderà questa esperienza sicuramente, l’altra che c’era, ma forse ha visto qualcosa”.

Le lunghe giornate intense sono state superate dal friulano grazie anche al sostegno dei compagni di squadra con cui ha condiviso un’esperienza che rimarrà sempre nella sua memoria. “Alla fine è stata lunga ma diciamo che c’è sempre un obiettivo abbastanza vicino e quindi tra official training e recupero è stato più lunga la parte tra raduno e la sprint, però da quel momento è stato tutto un divenire di cose che mi è passato bene anche comunque stiamo tutti bene insieme nella nostra casa e la sera si fanno giochi diversi, in camera ci si rilassa tranquillamente quindi il tempo passa e anzi passa veloce”.

Fra i momenti più belli di quest’album a cinque cerchi c’è la scelta di sparare nel poligono in piedi dalla piazzola numero 24. Una sorta di omaggio per Kobe Bryant che portava quel numero sulle spalle e che ha ispirato spesso Romanin nel corso della sua carriera.

“I primi giorni ci andavo sempre, pensavo che sarei andato lì a sparare soprattutto se avessi fatto zero perché avrei rivolto la mia mente a Kobe e avrei avuto una cosa diversa da pensare piuttosto che concentrarmi su quanto accadeva intorno. Infatti ero nel focus migliore che potessi avere. Ho fatto una bella serie e l’angelo Kobe mi ha aiutato in quest’impresa – ha aggiunto il friulano -. Sinceramente non seguo il basket, ho letto i libri di Kobe Bryant, ho visto i suoi video e mi ha sempre ispirato la sua mentalità, il suo modo di approcciare lo sport e l’allenamento. Siccome anche lui aveva una famiglia, mi sono ancor di più appassionato a questo modo di affrontare lo sport e le competizioni”.

Quest’Olimpiade rimarrà comunque per sempre nella memoria della famiglia Romanin anche grazie a Mirko che ha seguito come tecnico il percorso di Lisa Vittozzi sino all’oro nell’inseguimento che ha fatto la storia del biathlon italiano e non solo.

“Sono felicissimo perché sicuramente in questi anni ho avuto tante conferme da quando ha allenato il Comitato alla squadra junior. Ha avuto comunque sempre dei successi, ma penso che quello che adesso sta avendo con me è quello che lo rende, tra virgolette, più felice perché è stato proprio ricercato e creduto compiendo una scalata che rimarrà nella storia – ha aggiunto Romanin parlando anche del ruolo di Vittozzi come portabandiera nella Cerimonia di Chiusura -. Stamattina ho visto sui social questa super notizia e appunto mi ha emozionato essendo anche tra le mie migliori amiche. Vedere che riesce a portare così in alto il nostro sport è veramente una cosa che mi emoziona e mi ispira ancora a tenere duro fino a migliorare come ha fatto lei in grandi difficoltà”.

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